Forse non è stato l’evento trascendentale che tutti (o almeno, i più ottimisti) si aspettavano. Di sicuro, non è stata la più grande Wrestlemania della storia. Indubbiamente, però,  il ventennale del “Grandaddy Of Them All” è riuscito a regalare forti emozioni…soprattutto a chi, come me, ha avuto la fortuna di potervi assistere dal vivo, nella stupenda cornice della “World’s Most Famous Arena”: il Madison Square Garden.

E per condividere parte, almeno, di quelle emozioni, con voi amici lettori di Wrestling World, ho pensato di raccontarvi brevemente (si fa per dire…) questa mia avventura.

 

Domenica, 14 marzo 2004.

 

PREPARATIVI PER L’EVENTO

 

Ore 08.00 a.m.

 Il mio sogno ha inizio: a discapito della notte pressoché insonne, un quantitativo abnorme di adrenalina scorre nelle mie vene, e mi da le forze per destarmi dal tepore delle coperte con un balzo felino, simile a quello con cui The Rock spesso si rialza quando l’avversario è distratto.

Ovviamente, però, la massa muscolare addominale non è certo quella del Great One e, nonostante il colpo di reni, collasso di piena nuca sul materasso, svegliando bruscamente anche la mia amata consorte; che intuisce subito, dal mio sorriso a 361°, di che giorno si tratti, e mette subito mano al suo manuale “Vari modi di auto flagellarsi in occasione di concomitanze mortalmente noiose” per un ultimo ripasso: ne ha imparati solo tre ed è un po’ preoccupata perché Wrestlemania dura cinque ore ed ha paura di lasciare troppo tempo scoperto. Cerco di rassicurarla sul fatto che, se dormirà durante gli ultimi tre match, non è detto che la inquadrino. Non sembra molto rassicurata.

Dopo esserci preparati e aver consumato la nostra solita, abbondante colazione all’americana (che comprende anche il celeberrimo “caffettone all’americana”, ovvero circa 1 litro di acqua calda in cui è dispersa una dose lillipuziana di qualcosa di molto simile al caffè nel colore ma non nel gusto), è ora di precipitarsi nelle caotiche vie del midtown, e da lì raggiungere…il Tempio dello sport-enterteinment! Incrocio subito un gruppo di ragazzi vestiti con del merchandise WWE, e passo davanti ad un muro con su affissi almeno trenta mini-manifesti dell’Evento; noto che la WWE non si è risparmiata in quanto a pubblicità: persino sui bidoni della spazzatura c’è il logo di Wrestlemania XX, affiancato da una stupenda foto di Stacy Keibler, vestita come la Statua della Libertà!

Appena il tempo di riflettere che l’accostamento Stacy-bidone non mi sembra affatto dei più appropriati, che mi accorgo di essere giunto in Times Square, dove uno spettacolo stupendo sollazza la mia vista: le vetrine del fiabesco Toys’R’Us sono allestite con favolose riproduzioni life-size di mezzi busti di alcune stelle della WWE, corredate da cinture originali, e nella vetrina accanto fanno bella mostra di sé anche una vestaglia originale di “Nature Boy” Ric Flair (piena di paiettes, ovviamente) e l’abito con cui è entrato The Undertaker (versione dark-side) a Wrestlemania XV…stratosferico! E, per finire, dall’altra parte della strada, sull’insegna luminosa dell’ex “The World” (purtroppo chiuso per fallimento qualche anno fa), lampeggia un’enorme scritta: “Wrestlemania XX”!

Insomma, dubito fortemente che ci sia stato un solo newyorkese all’oscuro del fatto che, quel giorno, fosse il giorno del “Grandaddy Of Them All”!

E anche a causa di quest’atmosfera generale, non riesco a trattenermi ulteriormente e, nonostante manchino ancora molte ore all’evento, decido di dirigermi verso la “World’s Most Famous Arena”.

Ore 12.00 a.m.

Ed eccolo qui, il Madison Square Garden, in tutto il suo splendore. Sono così rimbecillito dalla gioia, che mi ci vogliono almeno dieci minuti per capire da dove si entri. La mia fidanzata mi fa notare che, com’è d'altronde noto, la struttura è un cerchio, ci si è girati attorno almeno cinque volte, e secondo lei è quantomeno verosimile che l’ingresso sia quello dove c’è accalcata una discreta folla di coloratissimi personaggi (ce n’erano certi….), spesso corredati di elefantiache cinture, che mostrano con orgoglio, manco avessero sconfitto Big Show per conquistarle…

Le credo. Varchiamo insieme la soglia d’ingresso del grattacielo antistante la struttura (l’arena vera e propria si dovrà raggiungere da quel punto attraverso i vari gates che conducono nei diversi settori), ed è impossibile non notare l’immensa folla già accalcata davanti agli stand ufficiali (WWE Shopzone) del merchandise. Al grido: “La voglio anch’io la mogliettina di Vresslmènia!”, la mia ragazza mi vede partire in una famelica corsa verso uno degli stand, per poi tornare dopo dieci minuti con un’aria triste e sconsolata: sono rimaste solo le taglie 2XL (cioè il doppio della taglia XL)…strano, vedendo la mole dell’americano medio pensavo fossero le prime ad esaurirsi. Vabbè…per fortuna ho sentito che un po’ di taglie rientreranno a breve, e intanto mi consolo acquistando una t-shirt del mio idolo, The Rock, uno skull-cap (quel copricapo elasticizzato che va molto di moda tra la gente di colore) col logo dell’evento, e infine un regalino per la mia dolce metà, un orsetto anche lui col logo di WMXX…che sembrava avere un’aria davvero mesta…forse perché era l’unico della famiglia di mille orsetti-gadget ad aver dovuto abbandonare i polverosi scatoloni dello stand (insomma, diciamo che come gadget non ha fatto furore come l’ultima maglia di Stone Cold…). Non completamente soddisfatto della mia prima tranche di acquisti, decido di comprare anche il programma dell’evento, da un simpatico (…) vecchietto che, immobile come una mummia all’interno del suo minuscolo stand, e con una raucedine da far invidia a Keith Richards, non faceva altro che sillabare monofonicamente, ogni 36.5 secondi (li ho contati): “proooo-graaaam”…volevo comprarglieli tutti per farlo smettere, ma dato che costavano dieci dollari l’uno, ed avevo già finito i miei extra un mese prima di partire, all’atto dell’acquisto dei ticket su eBay (e non dico altro su questo triste argomento….), ci ho ripensato.

Non essendoci altre attrattive intorno, provo a vedere com’è la situazione all’ingresso dei vari gates: uno della sicurezza, con aria sarcastica, mi chiede se ho guardato bene l’ora di inizio spettacolo sul mio biglietto. Vorrei ricambiargli cotanta simpatia con una crippler crossface, ma un po’ perché avevo lo zainetto che mi avrebbe impedito nei movimenti, un po’ perché Mr. Simpatia era una via di mezzo tra Rhyno e Mark Henry…decido di lasciar perdere. Ma tutto d’un tratto sento dietro di me un infausto scambio di parole all’altezza dello sportello tickets:

A.:“Three Tix for Wrestlemania, please”

B.:“…One of them is in the front row, others are together”

A.:“That’s ok”

WHAAAAAAAAAAAT!?!?!!?!? Ma non c’era stato il sold-out dopo neanche 5 minuti??? No, evidentemente non c’era stato. Ma allora perché era stato annunciato? Solo per pubblicizzare maggiormente l’evento, e magari spingere ulteriormente all’acquisto del PPV? Non so veramente cosa dirvi, sta di fatto che più di uno è riuscito a comprare i biglietti il giorno stesso dell’evento, agli sportelli del Madison. E questa è la triste realtà per chi, come me, ha dovuto spendere nonvidicoquantimaremmamaia…dollari per ricomprarlo su eBay. E vabbè, una piccola consolazione c’è, dato che sento dire che gli unici posti rimasti sono nei settori 400 o giù di lì (insomma, piena piccionaia…), e poi come potevo andare a New York col dubbio, se fossi riuscito o meno a prendere effettivamente due biglietti prima dell’inizio dell’evento? Ma soprattutto, non ho detto che non dovevo spendere più una parola su questo argomento? Vabbè, sta di fatto che tra un frizzo e un lazzo son già quasi le due, e la mia amata mi intima di portarla immediatamente a consumare un pasto caldo, altrimenti divorerà me come faceva George Steel con i turnbuckle.

Ore 02.30 p.m.

Cominciamo, allora, a dirigerci verso il fast food più vicino all’arena; ma, appena usciti dalla struttura, noto un nugolo di tifosi in cerchio, che ridono ed urlano a squarciagola in mezzo alla strada, proprio davanti a quello che, probabilmente, era l’ingresso auto dell’arena….pensiero scontato: c’è qualche wrestler!!! Dai, che c’è Austin! No no…c’è The Rock! Ma vaaaa…magari c’è The Undertaker che scherza un po’ coi fan prima di resuscitare dall’oltretomba! (che ridete? Non c’è mica nulla di male!)…C’è….C’è…..C’è….eeeee…..Rico!!! Uh? E vabbè, poraccio, è un wrestler anche lui! Un autografo e una foto non si nega a nessuno. Ah,no…sono io che devo farla a lui! Giusto..un attimo di pazienza, e riesco ad avvicinarlo (in realtà si avvicina più alla mia ragazza che a me…non penso che la sua gimmick sia così reale…). Tac! Foto ricordo e siamo a posto. Dev’essere una persona molto simpatica, ogni volta che diceva qualcosa tutti ridevano…dopo la foto farfuglia qualcosa anche a me, ridendo, e io annuisco ricambiando il sorriso, con un’espressione che tuttavia palesava chiaramente il fatto che, per quel che avevo capito, lui poteva avermi anche chiesto quanto costano in Italia due etti di bresaola.

Intanto, l’interesse degli astanti nei confronti del buon Rico Costantino cominciava a diminuire, anche a causa dell’arrivo, nei pressi del parcheggio, di un’enorme limousine nera che molti avevano già avvicinato, nella speranza di scorgervi all’interno qualche wrestler. Un ragazzo, con un po’ di fantasia (dato che all’interno non si vedeva in realtà nulla, essendo i vetri totalmente oscurati), grida: “It’s Austin!”..e tanto basta per creare un letterale assedio attorno al veicolo, tanto che l’autista, per divincolarsi dalla folla ed oltrepassare l’apertura nelle transenne, compie una manovra alquanto avventata, in conseguenza alla quale gratta vistosamente il lato sinistro della costosissima auto contro una fioriera di cemento…un’ammaccatura davvero vistosa! Ad ogni modo, una volta liberatasi dalla folla, l’auto si ferma, prima di raggiungere il parcheggio vero e proprio: io comincio a sperare che scenda qualcuno…ma il passeggero si limita ad abbassare il finestrino e a mostrare…il dito medio alla folla!!! La mole del braccio e della mano, il classico giubbottino mimetico e la celebre taunt non lasciano dubbi…è davvero The Rattlesnake!!!

L’auto si allontana col pubblico in delirio ed anch’io, soddisfatto, decido di incamminarmi verso il fast food più vicino…

Ore 06.00 p.m.

Dopo un lauto pasto ed una passeggiatina tra le vie del Midtown, rieccomi al Madison Square...a poco più di un’ora dall’atteso evento. La folla a ridosso dell’entrata si è pressochè quintuplicata, e per accedere all’arena si prospetta una lunga attesa. Per passare il tempo do un’occhiata ai cartelloni dei fan, ce n’erano alcuni davvero simpatici: ad esempio una gigantografia di Brock Lesnar con tutù rosa (un fotomontaggio, ovviamente…) e accanto la scritta “Quitter”!

La calca continua ad aumentare, ma per fortuna dopo un po’ la fila comincia a scorrere e in una trentina di minuti mi ritrovo già nello stanzone a ridosso dei gates d’entrata, che però sono ancora chiusi. Avrei voluto fare un’ultima capatina agli stand Shopzone, ma la fila dietro di me è veramente enorme, e visto che ero vicinissimo ai corridoi d’ingresso, decido che è meglio non abbandonare la postazione. Idea felice, dato che nel giro di cinque minuti i gates vengono aperti e in men che non si dica mi ritrovo a spingere tra una folla in delirio, per raggiungere l’interno dell’arena. Il corridoio sembra non finire mai, nonostante, come gli altri, lo stia percorrendo a velocità olimpionica. Così velocemente, che è solo per puro caso che riesco ad evitare di infrangermi contro una muraglia d’uomo che cammina nella direzione opposta; intono un distratto “sorry” e mi giro per riprendere la mia corsa, senonchè mi ritrovo di fronte…Tito Santana! Purtroppo però El Matador sembra avere altrettanta fretta, e non faccio neanche a tempo ad aprire lo zaino per tirare fuori penna e fogli per un autografo che lo vedo scomparire nella direzione opposta dietro le sue bodyguards.

“Oh, però…diamine, ho incrociato Tito Santana!”, penso, e le mie speranze circa la presenza, nello show, di altre grandi stelle dell’era gimmick continuano ad aumentare...

Finalmente, il corridoio è finito, e riesco ad intravedere leggermente l’ingresso dell’arena. Ma è questa l’ora della verità: è l’ora di vedere se i miei mannaggiaquantidollari spesi su eBay son serviti, è l’ora di vedere se sono tra quei fortunati che han beccato un reseller serio o, al contrario, se posso inserirmi nella lista dei “solati su eBay”…è ora di mostrare i biglietti!!! Il cuore batte a mille, il sudore è gelido, e la pressione raggiunge altezze che neanche Giant Gonzales conosce…ma…sssssiiiiiii!!!!!! Il biglietto è valido!!!!! Wooooooooooo!!! L’emozione è tanta che quasi mi dimentico di controllare se anche la mia ragazza è riuscita a passare…ma per fortuna quando mi giro vedo il suo meraviglioso sorriso (…un po’ di romanticismo ogni tanto ci vuole!) che si staglia sullo sfondo di un’arena stracolma. Ci siamo, siamo dentro la World’s Most Famous Arena!

Che dire, gente, alla fin fine il Madison non è la luna, è semplicemente una arena con una discreta capienza, e con una struttura di certo non tra le più futuristiche. Eppure il fascino che promana è qualcosa di indiscutibile, a priori, anche per chi, come me, sa solo per sentito dire delle memorabili pagine di sport e spettacolo che sono state scritte tra quelle mura. E la gioia di essere lì, in quel momento, non fa che aumentare quando noto, con immensa soddisfazione, che la visuale dal mio settore è assolutamente grandiosa! Che c’entra, forse non avrò la fortuna, come quelli delle prime file, di dare il “cinque” a qualche wrestler, vederne un paio che si menano a pochi centimetri di distanza da me oppure beccarmi qualche schizzo di sangue (eheh)…però l’azione sul ring la vedrò benissimo, e il resto passa in secondo piano! (anche perché per le prime file, su eBay, chiedevano anche $5000...pazzo si, scemo no!).

Anche la scenografia dello stage d’ingresso dei lottatori è molto bella: in pratica ci sono degli schermi giganti che, una volta accesi, si trasformano in luminosi grattacieli, creando tutti insieme una sorta skyline notturna di Manhattan…davvero d’impatto!

Passa qualche minuto, e mi accorgo che The Fink è già sul ring e dà il benvenuto a tutti (oltre a fare tutta una serie di noiosissime raccomandazioni…), e a breve fanno il loro ingresso, tra gli applausi del pubblico, anche la splendida Lilian Garcia, i commentatori spagnoli, quelli di Smackdown! (Tazz e Cole) e quelli “storici” di Raw, ovvero i mitici Jim Ross e Jerry “The King” Lawler, che per l’occasione ha addirittura lasciato a casa le sue giacchettine con paiettes e indossa un impeccabile abito nero con cravattino!

Che dire, tutto sembra pronto.

E allora…si comincia!!!

 

L’EVENTO

 

Ore 07.30 p.m.

Finalmente, l’arena sembra davvero stracolma, ogni ordine di posti è esaurito (scommetto che negli ultimi posti occupati c’è anche qualche beduino che ha comprato il ticket il giorno stesso…maledetti!). Strana, comunque, la disposizione delle file bordoring: in pratica lo stage d’ingresso è stato posizionato a sud/lato corto, invece che sul lato lungo (dove mi trovo anch’io), come invece era accaduto, ad esempio, a Survivor Series 2003 o anche a Wrestlemania X; una scelta logistica, quest’ultima, che avrebbe indubbiamente favorito una maggior capienza in termini di posti, ma probabilmente si è optato per l’altra soluzione perché offriva maggiori possibilità, in termini di spazio, per montare una scenografia all’altezza dell’evento (se ricordate bene, quella di Survivor Series era praticamente inesistente…).

Insomma, anche a causa di ciò, i “platinum seats” erano davvero ridotti all’osso, e si spiega meglio anche perché su eBay avessero raggiunto prezzi a dir poco stellari…di sicuro, poi, molti posti sono stati riservati a personalità di rilievo, come l’umile Donald Trump, a cui tra l’altro non era toccato neanche uno dei posti migliori in assoluto (prima fila ma molto angolata)…e con questo ho detto tutto!

Do un’occhiata in giro: le rappresentanze internazionali sono davvero numerose…oltre all’Italia, (rappresentata di sicuro, quantomeno, da me e la mia consorte e da un gruppetto di altri sei ragazzi, alcuni dei quali già conoscevo, che ho incontrato all’ingresso dell’arena…ma magari ce n’erano anche altri!), intravedo bandiere dell’Inghilterra, della Germania, dell’Australia (un nugolo di tifosi tutti vestiti di giallo, e che hanno dato vita ad un siparietto molto divertente il giorno successivo, a WWE Raw, quando in pratica hanno tentato di intonare un coro, forse il loro national anthem, mentre il pubblico dell’arena gridava “USA! USA!”, e sono stati di conseguenza repentinamente sommersi da svariati “GO HOME!” e “NA NA NA NA..EHEHEH..GOODBYE!”), poi ovviamente di Messico e Canada (e una bandiera canadese svettava anche in cima all’arena accanto a quella a stelle e strisce…un possibile spoiler sull’esito del main event?) e infine non mancava neanche la rappresentanza irlandese, che si evidenziava, più che per la bandiera, per i completini verde quadrifoglio e i sette boccali di birra a testa che ciascuno riusciva a maneggiare con estrema nonchalance…vabbè, tre giorni dopo sarebbe stato St. Patrick’s Day, si erano portati avanti coi festeggiamenti!

Per dovere di cronaca, posso comunque dire che la WWE, qualche giorno dopo, ha ufficializzato sul suo sito che, nel pubblico presente all’arena, erano “rappresentati” almeno sedici stati…insomma, come prevedibile, non ero stato l’unico folle ad aver sorvolato l’oceano per assistere al Grandaddy Of Them All!

Non mancano poi, come di consueto, neanche i “signs”, ovvero i cartelloni fatti in casa per inneggiare, o anche insultare, il wrestler di turno: a tal riguardo, posso dire che la maggior parte di quelli che erano nel mio settore, erano contro Lesnar, ma numerosi anche quelli pro Benoit e in discreto numero quelli…pro Hogan! Eh si, senza dubbio più di un fan si aspettava la sua presenza (persino io, che sono tutto tranne che un suo fan!). Uno dei più belli era comunque uno striscione lunghissimo, appeso al muretto a ridosso dell’anello più alto, con su scritto: “WOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO! THANK YOU FLAIR.”

Davvero un simpatico ringraziamento, per tutto quello che ha dato al wrestling, per il grande “Natur Boy”…peccato che prima dell’inizio lo striscione sia stato, inspiegabilmente, fatto rimuovere dalla sicurezza. Spero per una ragione migliore del semplice fatto che Ric Flair fosse, al momento, un “heel”, ma mi sa tanto che il motivo fosse proprio quello…ad ogni modo, nessuno è riuscito a contenere l’ammirazione delle migliaia di fans per Flair, che è stato uno dei wrestlers più acclamati della serata.

Ovviamente, anch’io decido di tirare fuori il mio personalissimo contributo in quanto a striscioni, peccato solo che il bellissimo tricolore che avevo preparato, con su scritto a caratteri cubitali “From Italy To See The Rock”, fosse davvero troppo ingombrante e per mostrarlo nella sua interezza avrei dovuto oscurare anche i due posti ai miei lati…e alla mia sinistra c’era un nerobruto personaggino con ampia massa muscolare che, suggeriva il buonsenso, era meglio non contrariare! Anche se ho cominciato a dubitare della effettiva pericolosità a fine evento, quando l’ho sentito rivolgersi, con una vocina mesta mesta, ad un suo amico…rattristato dal fatto di aver perso una bevuta ad un fantomatico “Fantawrestling” di Wrestlemania…uhm…

In quanto a vicini di posto, è però andata sicuramente peggio alla mia amata consorte (che sedeva alla mia destra), alla cui destra si è ritrovata uno statunitense fin troppo tipico (che io ho ribattezzato “Bombo”), ovvero un ragazzo sulla trentina, ancora in palese stato di coabitazione con genitori, circa 120 kg di peso (in cui la massa grassa la faceva da padrona), maglione pesantissimo, nonostante nell’arena si sudasse come cinghiali anche in maniche corte, sneakers consunte, al punto che il logo della Nike sembrava il coccodrillo della Lacoste geneticamente modificato, e infine, la parte migliore, emanava un odore di sostanza non commestibile, andata a male, e poi fritta…che ha costretto la mia fidanzata a seguire tutto lo show con un fazzolettino “Tempo” profumato alla menta davanti al naso! Senza contare che Bombo, durante tre/qauttro ore sulle cinque totali dell’evento, ha sempre avuto qualcosa di nauseabondo sotto i denti, tra cui patatine unte più del ciuffo di Elvis, immerse in una densa e lagunare brodaglia, il cui colore assomigliava vagamente a quello della senape, ma con tocchi di marrone mer…aehm…diciamo terra di siena bruciata (si, bruciata..lo so io da che!). Tralascerò, invece, il fatto che Bombo abbia dato anche notevoli segnali di squilibrio mentale, essendo stato taciturno per il 98% del tempo, e il restante 2% è rappresentato da momenti molto poco catartici, in cui il nostro amico ergeva le sue blobbose chiappe dalla sedia e urlava per due secondi, eccitato, qualcosa di assolutamente incomprensibile…forse anche a causa del fatto che anche in quegli attimi aveva sempre la bocca piena…

Ma lasciamo perdere il nostro Bombo, perché qui mi sa che è giunta davvero (lo so, ormai non ci credete più!) l’ora dell’azione!

Ecco, comincia a salire sul ring della gente…uhm, son tutti vestiti uguali (sarà una nuova stable?), però non sembrano affatto wrestlers…eh, diamine, quanti sono!? Vai che qui ci scappa una bella Battle Royal! No, no…effettivamente non sono wrestlers: cominciano a cantare! Vabbè, è solo un pallosissimo coro per la solita apertura musicale…caspita, però, a WrestleMania III c’era Anita Franklin, adesso non che mi aspettassi Eminem, però qualcosa di un po’ più moderno, dai! Vabbè meno male non dura così tanto…Congedato quindi il simpatico (…) coro, parte un bellissimo filmato, che ci fa rivivere alcuni indimenticabili momenti delle precedenti edizioni del mega-PPV primaverile, e si conclude con uno sguardo al futuro, rappresentato da un immagine di computer-grafica del nuovo complesso di grattacieli, che andrà (nel 2013 probabilmente) ad occupare la zona (Ground Zero) una volta sede del World Trade Center, seguita da una ripresa molto “family portrait” di Vince McMahon e del figlio Shane, con in braccio il suo pargolo di poche settimane…il nipote di quella vecchia sagoma di Vinnie Mac, insomma! (la domanda è lecita...avrà più potere lui o il futuro figlio/a di Steph e TripleH nella futura WWE? Io dico il figlio di Nasone, se assomiglia al babbo…).

Il filmato comunque è davvero commovente….”WORD LIFE, THIS IS BASIC THUG-A-NOMICS!!!!”..è la theme di John Cena!!! Basta chiacchiere, adesso si fa sul serio!!!

Ebbene si, ad aprire le danze è proprio uno degli attuali top face dell’intera federazione; il wrestler-rapper di Boston si presenta nell’arena, accompagnato da grandi ovazioni, indossando la jersey (di rigore) dei New York Knicks (col numero 33, quella di uno dei maggiori simboli della squadra, l’ex pivot Pat Ewing).

“No no no no…No!!!”: appena giunto sul quadrato, John parte con le sue taglienti rime, principalmente indirizzate al suo avversario, che si concludono con un caldo invito al pubblico, di accogliere festosamente il gigante con un simpatico coro: “Big Show Sucks!”. Anch’io, come gli altri, non me lo faccio ripetere due volte, e in una manciata di secondi tutta l’arena è intenta ad eseguire questo cordiale cenno di benvenuto per il campione U.S….che non esita ulteriormente per presentarsi al cospetto dell’audace sfidante, introdotto da una forte detonazione (i “pyros”, dal vivo, fanno ancora più effetto che in tv, soprattutto per il rumore!) e dalla sua “blueseggiante” entrance theme. Ragazzi, è veramente un colosso quest’uomo! Nonostante non sia così vicino, da poter confrontare direttamente i miei 180 cm x 67 Kg con i suoi 2 metri e passa x nonsoquantetonnellate, il gigante fa davvero una grande impressione, e nonostante Cena non sia certo un Rey Mysterio, sembra quasi un nanetto al cospetto di Paul “Big Show” Wight. Giusto il tempo, per l’arbitro, di sollevare la cintura di campione degli Stati Uniti (ovviamente in palio) e lo scontro ha inizio! John accenna il suo solito “U can’t see me” al campione, che però sembra meno intimorito di un rinoceronte al cospetto di una farfalla; a ragione, a quanto sembra, dato che riesce a difendersi dalla prima offensiva di Cena senza versare neanche una goccia di sudore, e risponde con testate, clothesline, un big boot e un leg drop che sembrano non lasciare scampo al giovane challenger…John però non ci sta e riesce, per un attimo, ad immobilizzare il campione in una sleeper hold, che però non porta a grandi risultati. Show mantiene, saldo, il pieno controllo del match, e continua ad infierire e a sballottare il suo sfidante da una parte all’altra del quadrato. L’ininterrotta supremazia di Big Show dà forse eccessiva lentezza alla contesa, e il pubblico infatti non sembra molto partecipe…a dirla tutta nell’arena incombe un silenzio surreale! Quando finalmente Cena riesce a portare avanti una controffensiva di discreto impatto, il pubblico si sveglia un po’ e intona vari “Let’s Go Cena” e “Big Show Sucks”…ma si tratta solo di brevi istanti, dato che il gigante riesce comunque a riprendere, ogni volta, il controllo del match. D’un tratto, però, giunge come un deus ex machina per Cena un grave errore da parte di Show, che sbaglia clamorosamente uno splash all’angolo, e ciò da la forza al rapper per tentare addirittura la sua finisher: la F-U!

   

Mossa che incredibilmente va a segno, tra la fragorosa approvazione del pubblico che si è come svegliato, tutto d’un tratto, quando il Thug-A-Nomic Guy ha montato il pachidermico avversario sulle spalle! Big Show riesce comunque ad uscire dal conteggio, avendo subito pochissimo fino a quel momento. Ma Cena non si dà per vinto, e visto che la sua forza muscolare non sembra un buon antidoto contro lo stradominio fisico del gigante, decide di usare il cervello: afferra la sua celebre catena, e sembra più che intenzionato ad usarla contro il suo avversario!…ma l’arbitro si oppone e alla fine riesce a sottrargliela, quindi gli volta le spalle per allontanare dal ring l’oggetto contundente: proprio quello che Cena aspettava! John infatti raccoglie, repentinamente, l’immancabile tirapugni e, con l’arbitro momentaneamente distratto, colpisce violentemente il nemico alla fronte; Big Show barcolla vistosamente, Cena se lo carica sulle spalle…altra devastante F-U (e direi prova di grande potenza muscolare del wrestler di Boston)!!! L’arbitro torna ad occuparsi della contesa…1…2…….3!!! John Cena, tra il tripudio del pubblico, festeggia quasi in lacrime la vittoria del suo primo titolo nella più grande federazione di Wrestling al mondo!

Wow, che dire, sicuramente un grande inizio! L’emozione, per me, è davvero inenarrabile; molti si chiederanno: “Allora, com’è assistere ad un incontro di wrestling dal vivo, in una cornice così importante?”. La risposta è d’obbligo, e forse più scontata dei saldi di Macy’s al Mercoledì: è fantastico!!! “Ma va?”, direte voi…veramente non ho altre parole per descrivere questa emozione, ma sicuramente i fan più accaniti mi capiranno! (a differenza di alcuni miei amici, profani in materia, che erano seriamente risoluti a farmi internare in un nosocomio, appena saputo del mio investimento, soprattutto economico, in questa avventura…). Comunque, per non risultare troppo manicheistico nella mia manifestazione di gioia smisurata, vi farò menzione anche di una piccola riserva, inerente all’assistere ad un match di wrestling dal vivo (per chi non ne avesse mai avuto l’opportunità): sembra sciocco, ma…la mancanza di commento si fa sentire più di quanto si possa immaginare!

Ho sempre pensato, in realtà, che Jim Ross avesse pienamente ragione quando, in un’intervista, dichiarò che, un buon commento, poteva rendere decente un match inguardabile, e leggendario un match già di per sé valido. E devo dire che questa opinione viene in parte confermata, assistendo ad un match dal vivo: si provano di sicuro tantissime emozioni che “non arrivano” da uno show di wrestling in tv, ma sicuramente la mancanza di un commento che scandisce le varie fasi dell’incontro, gasandoti all’inverosimile durante le fasi più concitate, è una carenza che un po’ si fa sentire. Una carenza, tuttavia, che potrebbe essere sanata senza troppi problemi, secondo me, da una grande partecipazione del pubblico…e a quel punto, l’essere parte di un’arena in fiamme che fa piena mostra di tutta la sua partecipazione emotiva allo spettacolo…sicuramente farebbe venir meno l’esigenza di un commento. Ma ahimè, almeno nelle prime fasi, sembrava che il pubblico presente al MSG non fosse nell’attitudine giusta quella sera, da questo punto di vista…

Ma ritorniamo ai fatti…questo è stato solo l’aperitivo di quella che si prospetta come una lunga, intensa serata di sport-enterteinment!!! Dopo alcuni filmati, che mostrano prima The Coach piuttosto turbato (a causa dell’ordine impartitogli da E. Bischoff, di andare a scovare il rientrante Undertaker), e poi Randy Orton che minaccia Mick Foley (dicendogli in sostanza che lui rappresenta solo il passato del businness, e che quella sera sarà celebrato invece il futuro, l’ “Evoluzione”…), giungiamo al secondo match in programma: si tratta del Fatal Four Way, Sudden Death Match (ovvero, basta un solo schienamento su un qualsiasi wrestler per portarsi a casa la vittoria) per i titoli di coppia di Raw. Oltre ai campioni in carica, RVD e Booker T, prendono parte alla contesa i veterani e pluricampioni di coppia (sia WWE, che WCW, che ECW) Dudley Boyz, gli odiosi francesini de La Resistànce, e il giovane duo formato dai promettenti (ma ancora alquanto anonimi) Mark Jindrak e Garrison Cade.

Grandi ovazioni del pubblico del MSG per D-Von e Bubba Ray, che giocano in casa, ma anche per l’inusuale mixed tag team che detiene le cinture, e quindi entra per ultimo: un’entrata davvero spettacolare con un remix delle musiche di Van Dam & Booker e soprattutto con dei pyros (tipici del wrestler di colore) di incredibile impatto…in pratica mi si è fuso un timpano e mi si è annebbiata la vista per circa cinque minuti!!!

Sicuramente, da questo match, nessuno si aspettava qualcosa di incredibilmente spettacolare, al livello ad esempio dei TLC tra Dudleyz, Edge & Christian e Hardyz…ma a prescindere da ciò, la contesa è stata veramente deludente. Oltre alla mancanza di grandi colpi di scena, ci sono stati un po’ troppi spot sbagliati dagli atleti, e in generale posso dire che durante tutto il match ho avuto l’impressione che i partecipanti avessero preparato la sfida in modo molto frettoloso e poco accurato. A contraddistinguersi, in positivo, sono stati in sostanza solo i campioni, e l’unica vera soddisfazione è stata vedere dal vivo il Frog Splash eseguito da RVD, eccezionale! Mossa che ha chiuso l’incontro e ha permesso a Rob e Booker di conservare gli allori.

Di tutt’altro spessore invece il match successivo, quello tra Chris “Y2J” Jericho e il suo ex-amico Christian, presentato da un filmato di recap, che mostra gli avvenimenti che hanno portato alla sopraggiunta inimicizia tra i due e allo scontro finale, sostanzialmente causato dalla relazione tra Jericho e Trish Stratus, non gradita dal perfido Christian.

Entra per primo quest’ultimo, accolto da una marea di fischi! Sbocconcellando un hot dog di circa trenta cm, l’energumeno alla mia sinistra mi intima qualcosa del genere: “Hell, he’s an asshole! I hate him!”…io annuisco timidamente e, un po’ per non contrariarlo, un po’ per non intavolare una discussione con una persona il cui alito non sembrava certo rimembrare freschi e fioriti paesaggi esotici (forse anche a causa dei tre kg di aglio disseminati nel suo calorico spuntino…), evito di fargli presente che Christian, al di là di tutto, è comunque un wrestler con ottimo potenziale e finalmente sta cominciando ad essere pushato nella giusta misura dalla fed.

Ma è il turno di “Lionheart” Chris Jericho! La sua entrata è come al solito una delle più spettacolari, e nonostante il suo face turn sia solo agli inizi, l’acclamazione del pubblico è veramente notevole!

Neanche il tempo di suonare il gong d’inizio, che Y2J si scaraventa subito sull’avversario con un’aggressività senza pari! È chiaro che il canadese voglia impartire una seria lezione al compatriota e vendicarsi per l’attacco di quest’ultimo nei confronti della bella Trish, occorso nei giorni precedenti durante un’edizione di Raw. Jericho comincia a mettere a segno una serie di spot davvero niente male, come un crossbody con rincorsa e caduta libera dal paletto, con cui colpisce violentemente l’avversario, che si trovava al di fuori del quadrato. Il canadese dalla lunga chioma riesce a controllare il match nelle fasi iniziali, e tenta più volte di chiudere immediatamente l’avversario nella Walls Of Jericho, ma Christian riesce ogni volta a raggiungere le corde e divincolarsi dalla presa, e finalmente a conseguire un breve vantaggio nei confronti dell’ex Undisputed Champion. Vantaggio vanificato da un poderoso ritorno di Jericho, che mette a segno il temibile Enziguri Kick (che adesso, tra l’altro, adopera anche come mossa risolutiva) e, successivamente, il classico Bulldog che solitamente precede il Lionsault; Christian riesce però ad evitare la spettacolare finisher dell’avversario, e a riprendere nuovamente il controllo sull’avversario infliggendogli un altrettanto spettacolare reverse DDT dal paletto, riuscendo però ad ottenere solo un conto di due dal successivo schienamento. L’ex campione di coppia (insieme al “fratello” Edge) non si dà per vinto, e sale sul paletto. Y2J però si rialza e prova a contrattaccare scalando anch’egli il turnbuckle, ma rimediando solo una pesante caduta di pancia sul tappeto. Christian prova allora una chiave articolare di sottomissione, ma Jericho la trasforma repentinamente nella sua terribile Walls Of Jericho! Christian cerca in tutti i modi di divincolarsi anche stavolta, e riesce a raggiungere ancora le corde, per poi scivolare fuori dal ring…ma…Jericho non ha mollato ancora la presa! E così Chrstian si ritrova ancora immobilizzato nella dolorosa finisher dell’avversario, ma essendo fuori dal quadrato ovviamente la vittoria per tap-out non può arrivare. Entrambi i contendenti cominciano a mostrare segni di stanchezza e cedimento, difatti Jericho sbaglia anche un primo tentativo di suplex dalla terza corda (e l’impietoso pubblico del MSG, nonostante abbia sostenuto calorosamente Jericho per tutto il match, stavolta brontola rumorosamente…perfezionisti!), che poi però riesce a mettere a segno…ma l’1-2-3 non arriva ancora. Un incontro davvero pieno di pathos! Ma…attenzione! Arriva a bordoring la bellissima Trish, che comincia ad incitare Y2J! Christian ovviamente non approva, e quando la bionda compatriota sale sull’apron ring per distrarlo, la scaraventa via di malo modo, all’interno del ring! Jericho ne approfitta per un clothesline sull’avversario, ma poi commette il fatale errore di distrarsi per sincerarsi delle condizioni della sua amata…ma Trish non lo vede e, pensando probabilmente di trattasse del nemico, gli rifila una gomitata che intontisce Y2J quel tanto che basta per permettere a Christian di chiuderlo in un roll-up e…vincere l’incontro! Jericho è allibito, ma Trish cerca di consolarlo e di chiarire che è stata solo una svista…ma quando l’avversario fa cenno di voler tornare sul ring, si rivolta contro il suo amato e gli rifila una serie di violenti ceffoni! Chiude l’opera Christian, che immobilizza l’avversario e lo schiaccia al tappeto di pieno volto con la sua Unprettier!

Il tradimento di Trish Stratus è stato qualcosa di veramente sorprendente e ben orchestrato; massimi onori soprattutto alla conturbante biondina, per come ha gestito la vicenda del suo heel-turn: penso che in pochi dimenticheranno la sua espressione quando si è asciugata le labbra dopo il fatidico bacio finale con Christian!!! Oltre al finale, è indubbio però che anche il resto del match sia stato veramente di alto livello, e difatti anche il pubblico sembra essere finalmente uscito da quello stato di pseudo-sonnolenza che impregnava l’arena durante la prima mezz’ora dell’evento…per quanto mi riguarda, poi, l’adrenalina era a livelli indicibili!

Anche perché sullo schermo era finalmente apparso un certo…THE ROCK!!!

Nonostante lo “snobbismo” diffuso del pubblico del Madison (che non vede proprio di buon occhio il mitico Dwayne, un po’ perché, come dicono loro, sarebbe un “Hollywood Sold Out”, un po’ perché si sentono alternativi per costituzione genetica e preferirebbero acclamare un qualsiasi Rodney Mack, perché fa meno “commerciale”…), Rocky riesce come al solito ad infiammare l’arena con poche battute, e al contempo carica alla grande il suo tag team partner Mick Foley…It’s time for Rock…and….Sock!!!

E difatti tutto sembra pronto per l’attesissimo (soprattutto da me!) 3 on 2 Handicap Match; a fare il loro ingresso, per primi, sono gli strafottenti e viziati membri della stable dominante della WWE, l’Evolution, ovvero il leggendario “Nature Boy” Ric Flair, il giovane “Legend Killer” Randy Orton ed il massiccio e imponente Batista, accompagnati dalla bellissima entrance theme composta dai Motorhead apposta per loro, su richiesta del boss della stable nonché World Heavyweight Champion, Triple H.

   

Ma ecco dirigersi verso il ring anche uno degli avversari, l’Hardcore Legend Mick Foley aka Mankind aka Cactus Jack aka Dude Love! E alla fine, ovviamente, è il turno del Great One, del People’s Champ, è il turno di The Rock!!! Io metto subito mano al mio tricolore che inneggia al “Most Electrifying Man in Sport-Enterteinment”, e spero con tutto il cuore di essere inquadrato (just for the record, ho rivisto lo show in tv..sono stato del tutto ignorato,sigh!)…appena saliti sul quadrato, i leggendari membri della Rock’n’Sock Connection fanno subito piazza pulita degli avversari, scaraventandoli tutti fuori ring; il primo a risalire è Ric Flair, e dovrà vedersela ,one-on-one, proprio con il Great One! Come avevo accennato, nonostante sia ufficialmente un heel, Ric Flair è osannatissimo dal pubblico presente al Madison, e basta una sua chop o un suo “Woo!” per mandare letteralmente in visibilio gli astanti. In compenso, vedo che anche la reazione nei confronti del People’s Champ è migliore di quanto immaginassi, tranne, devo dirlo, nel mio maledetto settore! Incredibile, sono davvero finito nella fossa dei denigratori del mio idolo! Basti pensare che ogni volta che mi alzavo (ed ero l’unico…) per gridare: “Rocky! Rocky!”, un paio di irriverenti sedicenni dietro di me mi seguivano con dei: “...Sucks! …Sucks!”. Depressione! Ma io me ne fregavo e continuavo per la mia strada….tsè, figuriamoci se dopo tutta la strada che avevo fatto per osannare il mio idolo, mi facevo mettere a tacere da un gruppetto di spocchiosi!

Intanto il match , nelle fasi iniziali, vede un netto predominio dei due face, almeno fino a quando non fa la sua entrata il granitico Batista, che mette in seria difficoltà The Rock. A riequilibrare la situazione ci pensa Mick Foley, che però finisce presto succube dell’attento e micidiale gioco di squadra dell’Evolution. La leggenda Hardcore subisce ripetutamente, soprattutto da un Orton scatenato e desideroso di mostrare il suo valore all’arcinemico del momento. Foley sembra davvero sul punto di capitolare, nonostante il grande supporto da parte del pubblico, felice di rivederlo in azione dopo quattro anni. Mick poi riesce finalmente a dare il cambio al tag team partner, e il Brahma Bull si scatena letteralmente spazzando via i tre avversari a suon di ceffoni (il mio commento vi sembra un po’ di parte? Beh, LO È!); riuscirà a fermarlo solo una devastante spinebuster di Batista. A questo punto interviene Flair, che chiede a Batista di lasciare il People’s Champ a lui, e comincia il segmento senza dubbio più divertente del match e forse dell’intero evento: il Nature Boy vuole eseguire il People’s Elbow su The Rock!!! I fan sembrano apprezzare (tsè…), e allora Flair si prepara, lanciandosi verso le corde ma…con la sua tipica, pazza camminata! Mentre è voltato, però, The Rock si rialza (con quel suo colpo di reni che, come ricorderete ad inizio report, ho tentato invano di imitare…) e stende Flair, poi Batista e poi torna su Flair per eseguire il VERO People’s Elbow! L’arena esplode letteralmente, sono tutti in piedi per cercare di afferrare l’agognata gomitiera che The Rock, come solito, usa lanciare prima della finsiher!

Ah, prima lo fischiate, e poi volete la gomitiera! Non se ne parla, la gomitiera è MIA!!! Solo io me la merito (eheh)! Avendo già preparato a casa una vetrina in oro massiccio dove esporre il grandioso cimelio, mi preparo spiritualmente anche a tuffarmi, all’occorrenza, dalla balconata del settore: ahimè, però, non c’è proprio nulla da fare…l’agognato oggetto raggiunge a malapena la decima fila, e anche a costo di mettere a repentaglio la vita, penso che non sarei riuscito a fare un volo del genere neanche se mi fossi chiamato Jimmy “Superfly” Snuka…Fatto sta che il People’s Elbow va a segno, ma Flair riesce ad uscire incredibilmente dal conteggio: cambio per Orton…che si becca una bella Rock Bottom!!! Ric Flair però interviene per interrompere il successivo schienamento, trascinando fuori ring The Rock; il quale lo atterra senza pensarci troppo con una clothesline, ma una volta tornato sul quadrato, si becca una devastante Sitdown Powerbomb di Batista. L’uomo legale è Orton, prova lo schienamento: 1…2……no! The Great One esce dal conteggio! E finalmente riesce a dare il cambio a Foley, che fa piazza pulita di Flair e Batista e…prepara il suo celebre Mr. Socko! Per Randy Orton, che barcolla all’interno del ring, è tempo di una puzzolentissima Mandible Claw!...No!!! Orton coglie di sorpresa Foley e lo stende con la sua finisher, la RKO!…1…2…..3!!!

Incredibile, la vittoria va all’Evolution, che si allontana subito dal ring festeggiando, sotto lo sguardo attonito e incredulo di Foley. Mick proprio non si dà pace, ma alla fine The Rock invita il pubblico ad applaudirlo comunque e l’Hardcore Legend, nonostante la sconfitta, riceve da tutti il meritato tributo (tranne da me, che ero l’unico che continuava a gridare: “Rocky! Rocky! Rocky! Rocky! Rocky! Rocky!”….).

E dopo le emozioni di questo concitato match, è tempo per un altrettanto emozionante tuffo nel passato: una storica voce del wrestling, “Mean” Gene Okerlund, ci introduce la WWE Hall Of Fame, classe 2004. Fa senza dubbio piacere rivedere vecchie glorie (tra l’altro già presenti alla cerimonia Hall Of Fame, tenutasi il giorno precedente all’evento, sempre a NYC), quali Don “The Magnificent” Muraco e “Superstar” Billy Graham, due tra i più grandi heel nella storia della WWWF/WWF/WWE; e poi l’ex stravagante wrestler, nonché commentatore, nonché governatore del Minnesota Jessy “The Body” Ventura; l’amatissimo Tito Santana (che avevo già incrociato nel gate d’ingresso…) e l’ex campione intercontinentale Greg “The Hammer” Valentine, che stranamente (non essendo mai stato, a memoria, uno dei più amati) è stato forse anche il più acclamato dal pubblico, e poi ancora Sgt. Slaughter e Harley Race. A rappresentare, invece, il gigantesco John Studd e il simpaticissimo Junkyard Dog, vi sono i rispettivi figli, essendo questi wrestlers purtroppo deceduti. Ad ogni modo, comunque, non è tanto chiaro il criterio con cui sono stati scelti i wrestlers da onorare…o più che altro la perplessità riguarda molte leggende non presenti, a partire dal più celebre wrestler di tutti i tempi, Hulk Hogan, ma anche leggende come il compianto Andre The Giant (non hanno trovato nessuno che potesse rappresentare il più grande monster heel di tutti i tempi?), o ancora Bruno Sammartino, Bob Backlund, Jimmy “Superfly” Snuka (che tra l’altro era anche presente nel backstage…mah….), Rowdy Roddy Piper ecc…, per citare solo quelli di una certa età (e sicuramente ne ho dimenticato molti altrettanto meritevoli). Forse è stato un criterio di scelta semplicemente…economico? Mah, speriamo nelle prossime Hall Of Fame degli anni a venire.

Ma rituffiamoci nel presente, è il momento per un po’ di sano ed eccitante (nel senso assolutamente letterale del termine) intrattenimento: è l’ora delle divas! In programma c’è l’Evening Gown Match tra le stelle di Playboy, Torrie Wilson e Sable, e le altrettanto conturbanti Miss Jackie e Stacy Kiebler! Le divas fanno il loro ingresso, nell’arrapamento generale dei tifosi (io ovviamente non potevo sbilanciarmi più di tanto, c’era la mia ragazza accanto!). Lo scopo del match, presumo (a quanti interessa veramente lo SCOPO di questi match?) è quello di spogliare le avversarie…ma Sable dice di sentirsi troppo stretta nel suo abitino da sera e di voler cominciare a spogliarsi da subito! Le altre contendenti accettano di buon grado (perché ste cose accadono solo in un ring della WWE e in “certi” film?), tranne Miss Jackie che non è tanto d’accordo. Ma la conviceranno presto, con le maniere forti, le due avversarie…che si premurano di spogliarla loro stesse! Comincia il match, o più che altro l’ “esibizione di tette e culi”, come evidenzia con un po’ di sdegno la mia consorte, prima di andare a prendere qualcosa da bere…nel frattempo io ne approfitto per vedere se il binocolino che ho portato da casa funziona bene…per carità, è solo per assicurarmi che non si fosse rotto durante il viaggio, maliziosi! Eh…ahem…effettivamente funzionava davvero bene! Ad ogni modo, il match lo vincono le due bionde starlette di Playboy, grazie a Torrie che schiena con un…”generoso” roll-up (chi ha visto sa a cosa mi riferisco…) la valletta di Rico.

“Che è successo?”, mi chiede la mia ragazza di ritorno dal bar; “Nulla, in pratica han sospeso tutto prima della fine perché il pubblico non riteneva il match di elevato interesse intellettuale”. E forse perchè le bugie non le so proprio dire, ma di tutta risposta la mia ragazza si beve anche la mia coca-cola per ripicca e mi lascia con una sete così invadente, che avrei quasi chiesto un sorso della sua (settima) birra a Bombo….

Intanto, sullo schermo si vede Eddie Guerrero che cerca di caricare Chris Benoit e gli dice di mettercela tutta, perché a fine serata loro due dovranno essere i campioni massimi dei rispettivi roster.

E si giunge, così, al sesto match della serata: la Open Battle Royal dei Cruiserweight per il titolo di categoria, detenuto da Chavo “Non È Vero Che È Inutile” Guerrero…i pretendenti al titolo sono: Ultimo Dragon, Shannon Moore, Jamie Noble, Funaki, Billy Kidman,Tajiri e Rey “619” Mysterio. Le regole sono in pratica quelle di un gauntlet match: continui one-on-one e chi vince resta, chi perde a casa. Iniziano Ultimo Dragon (reduce da un incredibile doppio scivolone, stile “buccia di banana”, sullo stage d’ingresso e sul paletto del ring) e il giovane amico di Matt Hardy, Shannon Moore. Nonostante non si sia presentato al pubblico in modo molto brillante, Ultimo riesce ad avere facilmente la meglio su Moore, grazie alla sua spettacolare mossa risolutiva, il Flipover DDT. Molto più combattuta è invece la successiva contesa con Jamie Noble, che riesce ad avere la meglio grazie ad una chokehold, alla quale Ultimo Dragon è costretto a cedere. Ed è il turno di….Funaki!!! Vai, Funaki, spacca tutto! Si, così, crossbody al volo! Ahi, no…ribaltato da Jamie…1…2…3!!! Ma noooo!!! otto secondi scarsi…ehehe, povero Funaki. Entra quindi il nostro compatriotia, Nunzio, ma dopo uno scambio di colpi fuori ring, Noble rientra e il buon Maritato viene contato (scusate il gioco di parole) fuori. A sistemare l’ex moroso della procace Nidia, ci pensa Billy Kidman, che scaglia Noble fuori dal ring e poi lo distrugge con una incredibile Shooting Star Press Off The Top Rope! L’azzardata manovra conquista il pubblico, che gli tributa il primo “Holy Shit” della serata. Noble però si riprende, e una volta sul ring, tenta di inchiodare l’avversario alla sua presa di sottomissione; ma Kidman reagisce e alla fine porta a segno una Sit Out Powerbomb dal paletto, 1..2..3..Noble è storia, ma ha senza dubbio offerto un’ottima prestazione, che gli è valsa, in più occasioni, l’acclamazione da parte dei tifosi (nonostante sia heel).

A questo punto entra Rey-Rey…e vanno così ad affrontarsi due grandi amici, che in passato hanno formato anche uno spettacolare tag in WCW. Mysterio si fa subito avanti con un salto dalla corda più alta che atterra Kidman, il quale però si riprende ed infligge all’avversario un perfetto e devastante dropkick. L’atleta di San Diego però riesce a rialzarsi e a spedire Billy fuori dal ring, ma resta poi vittima di un intervento scorretto, dall’apron ring, del giapponese Akio, che gli costa quasi una sconfitta. La contesa continua a ritmo serrato, e Kidman riesce ad immobilizzare l’avversario sul paletto; Rey però ne approfitta per eseguire un micidiale Super Sunset Flip che gli permette di avere la meglio!

Sul ring è già sopraggiunto il suo nuovo avversario, The Japanese Buzzsaw, Tajiri, che in pochi attimi riesce ad immobilizzare Rey nella Tarantula. Mysterio reagisce, e per il giapponese è ora di prendersi una bella 619! Interviene però nuovamente Akio, che lo blocca dall’apron per permettere al suo amico di accecare l’atleta di origine messicana col suo venefico Green Mist…ma Rey si sposta, e la sostanza verdastra prende in pieno volto proprio Akio! Rey riesce quindi ad ottenere il pin vincente con un veloce roll-up. È quindi l’ora della finale, ma il campione Chavo Guerrero sembra riluttante a salire sul ring, e riesce a prendere coraggio solo dopo che Tajiri colpisce a tradimento Rey con il suo temibile Samurai Kick. Chavo, da gran visir de’ furbacchioni, prova lo schienamento, ma ottiene solo un conto di due. Mysterio però riesce in pochi istanti a prendere il sopravvento e stende Guerrero con uno spettacolare head scissors, e non risparmia neanche una Senton fuori ring a Chavo Guerrero Sr.. Rey prova a rientrare nel ring, ma Chavo Jr. è già in piedi; prova allora un sunset flip dall’apron ring, ma Chavo lo blocca e, con l’aiuto del padre da fuori ring, che lo trattiene per un braccio, riesce ad ottenere un immeritato pin e a conservare la cintura.

Un paio di messicani, che sono qualche fila davanti a me, sembrano comunque soddisfatti della vittoria (rubata) del giovane membro della famiglia Guerrero o forse, più semplicemente, ballano festosi perché apprezzano la theme di Chavo….o semplicemente hanno appena bevuto un estathe.

E siamo così giunti ad uno degli incontri in assoluto più attesi dell’intero evento: la sfida dei titani, Brock Lesnar vs. Goldberg!

Un filmato ci riassume tutti gli eventi che hanno portato al faccia a faccia di stasera, dalle prime scaramucce tra i due bestioni nelle interviste, all’eliminazione di Goldberg dalla Royal Rumble, causata da un intervento esterno di Lesnar, alla sconfitta con conseguente perdita del titolo di Brock, contro Eddie Guerrero, causata in larga parte da una devastante spear di Bill Goldberg.

Nel tripudio dell’arena, fa il suo ingresso lo special referee della contesa, nient’altri che il leggendario Texas Rattlesnake, Stone Cold Steve Austin!

Segue il primo contendente, Brock Lesnar, e gli inni del pubblico si trasformano, in un attimo, in cori di diniego. E fin qui, potremmo dire, nulla di strano: Lesnar è pur sempre l’heel numero uno di Smackdown!.

   

La cosa strana è che i cori sprezzanti continuano anche durante l’ingresso di Bill Goldberg...ma Da Man è un face! La realtà è che dietro la fredda accoglienza del pubblico del Madison, si celano numerose voci di corridoio secondo cui Goldberg starebbe per abbandonare la federazione di Stamford per scadenza del contratto (come poi è effettivamente successo), non rinnovato, secondo le stesse voci, per una pretesa un po’ esagerata di Bill dal punto di vista economico…ciò che ovviamente non può esser visto di buon occhio dai tifosi! Di queste voci anch’io ero al corrente, dato che circolavano nel wrestling-web già da molto tempo.

Quello di cui ero completamente all’oscuro (non frequentavo più le varie newsboard da circa un mese, per non imbattermi in possibili spoiler sull’evento), è che anche Lesnar versava in una situazione per alcuni versi simili: Brock aveva infatti deciso di abbandonare anch’egli la WWE, per tentare, si vocifera, una carriera nell’NFL. Ciò che è stato accolto dai tifosi più informati (e i tifosi del MSG sono “informati” per natura…) con grande amarezza e un po’ di rabbia, avendo interpretato la volontà di Brock come una sorta di tradimento nei loro confronti.

E la conseguenza di tutto ciò eccola lì, davanti ai miei occhi: due tra le stelle più importanti della WWE, sommerse da una valanga di cori sprezzanti, da “You Sold Out” a “Nananana,eeeeheee,Goodbye!” e così via. L’atmosfera che si respira è davvero surreale: sembra quasi che i due colossi siano rimasti impietriti da quella (presumibilmente inaspettata) accoglienza, e non riescano neanche ad iniziare il match. E così i primi minuti di contesa si concretano in null’altro che lunghissime fasi di “studio”, in cui un Lesnar, visibilmente imbarazzato, non riesce a distogliere lo sguardo dal pubblico, pur cercando di spezzare la tensione con qualche minaccia rivolta a Goldberg, e quest’ultimo non fa altro che gironzolare per il ring, facendo ogni tanto un po’ di stretching, qualche smorfia primitiva e sputacchiando qua e là (insomma, quello che fa di solito, in fondo…); anche l’incolpevole Austin sembra non sapere che pesci pigliare, ma si lascia andare ad un sorriso di sollievo quando il pubblico mette in pausa gli insulti per i due, e si lascia andare ad un coro pro-Austin…quasi a voler dire: “Hey, Steve, tranquillo te non c’entri!”. Ma ve lo sareste mai immaginato? Ormai il gong di inizio è suonato da vari minuti, gli atleti non si sono ancora sfiorati, e il più acclamato è l’arbitro! Davvero pazzesco. Finalmente i due atleti collidono…si fa per dire: il tutto si esaurisce in uno scialbo clinch di trenta secondi, che il pubblico non manca di apostrofare come “BOOOOOOOOOOOORIIIIIIIIING!”. Lensar, ormai chiaramente sull’orlo di una crisi di nervi, non trova meglio da fare che delle linguacce a Goldberg, che ride sornione…mah. Altro clinch, altro nulla di fatto. I due atleti quindi cominciano a prendere la rincorsa sulle corde e a provare dei placaggi, ma nessuno dei due cade a terra. L’ultimo placcaggio si conclude in una tristissima doppia caduta a terra, accolta da un pubblico sempre più ostile (ma questa volta meno fantasioso…) con un bel, classico “BOOOOOO!!!”.

Goldberg sembra essersi rotto le scatole, e decide di movimentare un po’ la contesa: spedisce l’avversario all’angolo, lo solleva in un Gorilla Press e lo spiaccica al suolo con uno spinebuster. Niente male, penso…ma non è proprio serata, tutti continuano a fischiare. Da Man si prepara per la spear, ma sbaglia e finisce fuori ring. Un buon pretesto per intonare un sonoro: “Goldberg Sux!!!”. Lesnar riesce finalmente a prendere in mano le redini della contesa, ma l’atmosfera generale non cambia, e durante un interminabile presa di sottomissione ai danni di Bill, il pubblico non trova di meglio da fare che inneggiare a…Hulk Hogan! Con altrettanto disinteresse vengono accolte anche la spear (stavolta andata a segno) e la successiva F-5 di Lesnar, ma entrambe valgono solo il conto di due. Molti tifosi addirittura cominciano ad andare a passeggio in giro per l’arena, e l’attenzione dei più è rivolta a qualsiasi cosa tranne che al match…ad un certo punto un ragazzo si fa tutto il giro del primo anello, mostrando un grosso cartello rosa con su scritto “Bret Still Rules”, e tutti cominciano a gridare: “We Want Bret! We Want Bret!”. Insomma, sono davvero in pochi quelli che si ricordano ancora che c’è un match in pieno svolgimento nel quadrato! E da lì a breve, fortunatamente (soprattutto per i due atleti), arriva la conclusione: Lesnar sbaglia una spear, Bill invece la connette, esegue il Jackhammer e…1-2-3 limpido (figurati se almeno stavolta accettava di jobbare…) e tutti a casa!

Tutti a casa si fa per dire…c’è ancora tempo per un’ulteriore umiliazione! E anche per un’ulteriore dimostrazione (come se ce ne fosse ancora bisogno) della grande professionalità di Goldberg: capisco che la situazione è stata davvero frustrante, ma tu sei sempre il face, e hai anche vinto…NON PUOI salire sul paletto e fare il dito medio ad uno del pubblico, diamine!!! (a meno che non ti chiami Steve Austin, ovvio…). Vabbè, sta di fatto che dopo questa ennesima, infelice uscita, Da Man si allontana verso l’uscita, mentre Lesnar è ancora intontito a centro ring. Brock si rialza, e viene subito sommerso dai soliti cori di “…Goodbye!” del pubblico. Seguono una torva occhiata ad Austin, un doppio dito medio rivolto ai fan (si, non suoi però!) e poi anche a Steve…che lo ricambia con una attesissima Stunner. Volano le birre e finalmente il pubblico può tornare a festeggiare un suo eroe, the Alchol Fueled Redneck! Ma…un attimo,che succede? Goldberg si sta dirigendo verso il ring! Vuole festeggiare anche lui! Austin glielo concede, gli lancia un paio di Steveweiser (una delle quali sfugge di mano a Bill, che si becca così ulteriori cori di scherno…) e poi brinda alla sua maniera con lui…si, con una bella Stunner!!! Goldberg è a terra come un sacco di patate, e posso dire che stavolta Stone Cold abbia veramente rispettato la volontà di 20.000 tifosi!

Dopo questo delirante match, che nel bene o nel male entrerà di diritto nella storia del wrestling, fa il suo ingresso il chairman della WWE, Mr. McMahon in persona. Per un attimo penso che si voglia quasi scusare per quanto accaduto! Eheh, no…però, un po’ il parac*** (ahem, ci siamo capiti…) Vince lo fa per davvero, ringraziando tutto il pubblico e dicendo che senza di loro Wrestlemania e la WWE non sarebbero mai divenute quello che sono. Ok, you’re welcome Vince…ma vedi di offrirci qualcosa di meglio per il resto dell’evento, eh!

Vabbè, è tempo di un altro match: questa volta sono in palio i tag team titles di Smackdown!, detenuti da Scotty Too Hotty e Rikishi. A sfidarli altre tre coppie: i Bashams, gli APA e il Self Proclaimed World Greatest Tag Team, ovvero Shelton Benjamin e Charlie Haas. Le regole sono in pratica le stesse del match per i titoli di coppia di Raw: al primo schienamento, il match si conclude.

Purtroppo, anche come qualità, nulla di più rispetto al succitato incontro. Per carità, non un match brutto, ma un po’ privo di emozioni e sicuramente non all’altezza di un PPV così importante. Comunque, per dovere di cronaca: Rikishi ha vinto il match, sedendosi di peso su uno dei Basham (non chiedetemi quale, ricordo solo che non era Shaniqua…), già stordito per aver subito la Clothesline From Hell di Bradshaw; quello alla mia sinistra era tutto contento perché aveva azzeccato il pronostico al fantawrestling; la mia ragazza si è completamente addormentata…

A restituire un po’ di brio allo show ci prova Jesse “The Body” Ventura (stranamente vestito tutto di nero…eh, il governatorato del Minnesota lo ha proprio cambiato!), con un’intervista ad uno a caso preso tra il pubblico, che solo per una strana coincidenza si rivelerà essere Donald “Ho i Miliardi Ma Non Ve lo Faccio Pesare” Trump, facilmente riconoscibile a causa del suo inseparabile parrucchino (che alcune malelingue sostengono lui abbia chiamato “Ivana”, dopo il divorzio dalla moglie).

   

Intanto, i tre attesissimi incontri finali si stanno avvicinando; ma c’è ancora spazio per un po’ di relax (o, a scelta, noia), con il match tra Molly e Victoria per il women’s title, detenuto da quest’ultima. Per rallegrare un po’ il prevedibile mortorio, c’è anche la stipulazione che chi viene sconfitta, perde i capelli..wow…(ma secondo voi era più probabile che avessero rapato quella gran topa, scusate il francesismo, di Vicky…o quel roito, in questo caso il francesismo ci sta tutto, di Molly?)

 

Comunque, alla fin fine, il match è più gradevole del previsto, e Victoria (che porta a casa la vittor…ahem…che vince il match) si dimostra una delle divas più in forma del momento…anche dal punto di vista strettamente fisico! Sta di fatto che Molly, come prevedibile, non ci sta più di tanto ad essere privata della sua lunga chioma corvina, e prima di poterle perpetrare la legittima rasata, Victoria deve inseguirla fino allo stage d’ingresso, malmenarla per bene e legarla alla sedia del parrucchiere…e poi, giù di forbici e macchinetta, e in pochi minuti ecco pronta la moglie ideale per Mastro Lindo. Insomma, mica così pochi…All’entrata di Kurt Angle, erano ancora lì con tutto l’ambaradàn! Ebbene si, l’eroe olimpico aveva già fatto il suo ingresso (tra i soliti “You Suck” dei tifosi): e ciò significa che siamo al terzultimo match, valido per la WWE Championship!

Tutt’altra accoglienza per uno dei più grandi idoli del momento, ovvero il campione in carica: Eddie “Latino Heat” Guerrero!

Il match è, senza dubbio, uno dei migliori della serata; sono stato impressionato soprattutto dalla incredibile perfezione stilistica di Angle e dalla grande intensità di Eddie nell’esecuzione delle manovre e nell’approccio alla contesa, veramente due grandi professionisti; e, nonostante buona parte della sfida, soprattutto nelle fasi iniziali, fosse basata sostanzialmente su lunghe prese da “mat wrestling”, il pubblico ha mostrato grande partecipazione, applaudendo entrambi gli atleti durante tutto l’incontro. Ovviamente, nelle iniziali, numerose prese a terra, Kurt Angle ha avuto la meglio, ma Eddie ha dimostrato di potergli tener testa anche nel suo terreno ideale. Ad ogni modo, dopo un breve break di vantaggio per l’atleta messicano, che riesce a spedire fuori ring l’eroe olimpico, quest’ultimo riprende il controllo del match senza troppi problemi, e comincia realmente a dominare la contesa. Una lunga mossa di sottomissione e un ottimo german suplex, non gli bastano tuttavia per chiudere la contesa, e Guerrero cerca di approfittare di un attimo di distrazione dell’avversario per infliggergli la sua spettacolare frog splash, che però Kurt riesce ad evitare. Le reazioni del campione WWE allo stradominio dello sfidante risultano sempre molto effimere, e anche quando riesce a connettere con il celebre multiple suplex, Angle vanifica subito l’azione e, per giunta, riesce ad tirar fuori dal nulla la sua temutissima Ankle-Lock! Eddie fortunatamente si libera senza subire troppi danni alla caviglia, e lo stende con un magistrale dropkick. A questo punto sale sul paletto per tentare nuovamente la sua mossa risolutiva, ma la stanchezza nelle gambe comincia a farsi sentire, e la lentezza della manovra permette ad Angle di riprendersi, raggiungere l’avversario sul paletto e farlo volare dall’altra parte del ring con un superplex. Ed è di nuovo Ankle-Lock! Ma Guerrero riesce a trasformarla in un roll-up….che però non porta a nulla di fatto.

 

Angle tenta di connettere con l’altra sua finisher, l’Olympic Slam, ma ancora una volta sopraggiunge la counter di Eddie, che lo tramortisce con un DDT. Eddie è di nuovo in cima al paletto…e questa volta la Frog Splash va pienamente a segno! La chiusura sembra a questo punto scontata, anche perché Eddie non perde tempo nell’eseguire il pin…ma incredibilmente Kurt riesce ad uscire dallo schienamento! Il campione in carica sembra scioccato, non sa davvero cosa fare! E commette l’errore di avvicinarsi con troppa ingenuità all’avversario, che da terra riesce a bloccarlo di nuovo nella presa alla caviglia. Ma stoicamente, Guerrero riesce ancora una volta a divincolarsi dalla morsa, addirittura spedendo lo sfidante fuori dal ring. I danni alla caviglia, tuttavia, cominciano ad essere davvero notevoli, tanto che Eddie è costretto, per il dolore?, a slacciarsi uno stivaletto. Giusto il tempo di compiere questa operazione, e si ritrova nuovamente davanti un Angle infuriato, che lo blocca per l’ennesima volta nella sua classica presa di sottomissione. Ma in pochi istanti Kurt si ritrova a stringere null’altro che lo stivaletto, slacciato previamente da Eddie; il quale, mezzo scalzo, approfitta dell’avversario distratto per chiuderlo in un roll-up..1…2…(Eddie ha anche i piedi sulle corde, ma l’arbitro non se ne avvede)…e 3!!! Mr. “Lie, Cheat, Steal” è ancora campione, con una genialata senza precedenti. Il tripudio del pubblico è tutto per lui, e a poco servono le lamentele di Angle!

Sicuramente le emozioni non sono mancate in questo incontro, ma difficilmente posso essere paragonate a quanto sta per accadere: fra qualche attimo…The Dead Will Rise!

Ebbene si, è l’ora del ritorno del Dead Man, del Ministry Of Darkness, del Phenom…è l’ora di UNDERTAKER!!!

Il solito filmato ci mostra la cronologia dei fatti relativi alla storyline: Kane seppellisce, letteralmente, il fratello Undertaker sotto svariati metri di terriccio, durante il Buried Alive match di quest’ultimo contro Vince McMahon. Nel successivo Raw, Kane celebra il funerale del fratello ucciso per sua stessa mano; un fratello che Kane afferma fosse già morto da svariato tempo, ovvero da quando aveva rinunciato ad essere il mostro dotato di poteri soprannaturali che tutti temevano, e aveva preferito diventare una persona normale ed anonima come tante altre. Poi, le prime strane avvisaglie che cominciano ad angosciare Kane: le luci spente ed i rintocchi durante la Royal Rumble, il ring pieno di fumo che traballa, le croci-simbolo di Taker incendiate nei successivi Raw e così via. Kane chiede a McMahon la fine di quell’incubo, e Vince gli da la possibilità di chiudere per sempre con suo fratello, nella cornice del Grandaddy Of Them All!!!

Ed eccolo, Kane, con la sua entrata sempre spettacolare, e questa volta lo è ancor di più: allo scoppio dei suoi tipici pyros, i megaschermi dello stage d’ingresso si trasformano in incredibili grattacieli…in fiamme!!!

Nulla, tuttavia, di neanche lontanamente paragonabile a quello che segue…si spengono le luci. Tutto il pubblico (me compreso) è in piedi, un silenzio di tomba (è proprio il caso di dirlo) invade l’arena. “OOOOOH….YEEEEEAH!!!!”…è l’inconfondibile voce di Paul Bearer, il manager storico di Undertaker!!! Paul è di nuovo al fianco del Dead Man!!! Ma non è ancora abbastanza per introdurre l’inimitabile, ineguagliabile Phenom: entrano, così, uno dopo l’altro, inquietanti druidi incappucciati che, brandendo ciascuno una enorme torcia (da molte delle quali, tra l’altro, continuava a sgocciolare liquido infiammato sulla pedana dello stage, ciò che ha richiesto l’intervento di addetti con l’estintore…per fortuna non così invasivo da danneggiare la stupenda atmosfera generale), sulle note di una funerea musica gregoriana…ed ora tutto è pronto: DOOOONNNG!!! Parte la suggestiva Graveyard Symphony, e dopo tanta attesa, eccolo lì, stagliarsi sulla soglia d’ingresso come un fantasma giunto dal’oltretomba con brama di vendetta: The Undertaker è tornato!!! È sicuramente il momento più emozionante dell’intera serata, il pubblico è in delirio, io vorrei scendere fino alle prime file per vederlo da vicino (ma non posso, sigh….); ma non ci sono dubbi: è proprio lui! The Dead Man is here! Sfoggiando un lunghissimo cappotto di pelle nera  e il classico cappello che lo contraddistingueva sin dai tempi del debutto, si avvicina lentamente al ring. Le luci si riaccendono: cappotto e cappello a parte, non è cambiato molto rispetto ai tempi recenti in cui era l’American Bad Ass..salvo per i capelli notevolmente allungati. Ma l’attitudine del primo Undertaker c’è tutta, e si coglie appieno quando il Dead Man fa roteare gli occhi come solo lui sa fare!!! Kane è una maschera di paura, riesce a trattenere a stento le lacrime; sembra quasi volersi convincere che quello che si trova davanti è solo un fantasma, un frutto delle sue paure. Ma l’incubo si dimostra assolutamente reale per la Big Red Machine che, nonappena sfiora la sagoma del fratello, si ritrova vittima di un attacco devastante da parte di quest’ultimo. Il match è davvero a senso unico. Kane prova a farsi coraggio e tenta lievi controffensive, ma risultano del tutto inadeguate per contrastare l’ultraterrena potenza del fratello. Anche la sua mossa finale, la Chokeslam, che in passato riuscì a mietere illustri vittime, non ha alcun effetto su The Undertaker, che si rialza con la sua tipica taunt, e successivamente esegue lui stesso la medesima mossa su Kane. Tutto è pronto per il gran finale: Undertaker esegue la sua distruttiva Tombstone Piledriver…incrocia le braccia della vittima…sguardo satanico…lingua di fuori…e Kane fa parte del passato!

  

Nel tripudio generale dell’arena, il regno del Dead Man comincia di nuovo!

Beh, sinceramente non avrei saputo proprio cosa aspettarmi di meglio da questo emozionante ritorno. È vero, come molti hanno asserito, che forse ci si poteva spingere un po’ oltre con l’attire (il costume) di Undertaker, invece di riproporre, in sostanza, lo stesso look degli ultimi tempi, legato alla gimmick dell’American Bad Ass. Ma nonostante questo, vi assicuro che l’atmosfera generale è stata ugualmente a dir poco elettrizzante.

Ad ogni modo, dopo quasi cinque ore di grandi (a volte più, a volte meno…) emozioni, siamo giunti al gran finale: il Triple Threat Match per il World Heavyweight Title!

Triple H, il campione, Shawn Michaels, suo eterno sfidante negli ultimi anni e Chris Benoit, che insegue da ormai quasi venti anni questo sogno.

Entra per primo HBK, osannato dai più, ma fischiato anche da una buona fetta di pubblico (i sostenitori di Benoit, tra cui ovviamente molti canadesi accorsi all’evento, che gli ricordano che, a distanza di sette anni, non hanno ancora del tutto digerito lo screwjob di Montreal…“You screwed Bret!”). Tocca quindi a Chris Benoit, che riceve subito un calda accoglienza da tutti i presenti; accoglienza che non viene assolutamente riservata, invece, all’odiatissimo campione in carica, il leader dell’Evolution: Triple H!

Il match è appena iniziato, e i due sfidanti assalgono subito il campione in carica, che dopo pochi attimi però vola fuori, lasciando così Benoit e Michaels a scambiarsi colpi a centro ring. Il canadese vuole andare subito al sodo, e cerca più volte di immobilizzare l’avversario nella sua risoultiva crippler crossface, ma è troppo presto e Shawn non ha problmei di sorta a divincolarsi dalla presa. Triple H torna con impeto sul quadrato, e riesce prima a gettare fuori dal ring l’atleta di Edmonton, e poi ad atterrare ripetutamente anche HBK. Raggiunge quindi Benoit fuori dal ring, ma dopo un breve scambio di colpi, i due vengono tramortiti da uno spettacolare moonsault dal paletto di Shawn Michaels! I due ex compagni di stable (la gloriosa DX) tornano sul quadrato, e Triple H riesce ancora una volta  a prendere il sopravvento, e tenta addirittura il Pedigree…ma viene fermato da un rientrante Benoit che blocca la mossa sul nascere, atterrando il campione con un braccio teso, quindi lancia HBK attraverso le corde, dritto sul paletto, e poi torna ad occuparsi di Triple H. Reazione di quest’ultimo, che riesce a posizionare il canadese su un altro paletto, e poi gli scaglia addosso Shawn, tentando infine lo schienamento su quest’ultimo: niente da fare, solo conto di due. Triple H ancora in controllo su HBK, che però evita un braccio teso e mette a segno un flying forearm, per poi rialzarsi con un colpo di reni come fa di solito; ma si riprende Benoit, e con un poderoso clothesline fa volare l’atleta texano fuori dal ring. Rolling German Suplex su HHH, e Chris sale sul paletto per eseguire un diving headbutt. Viene però contrastato dal ritorno di HBK, che viene poco dopo rispedito fuori ring da Triple H, il quale in seguito connette con un superplex su Benoit….ancora, solo un conto di due.

La contesa è molto fluida, ed è già entrata nel vivo dell’azione. Tutti e tre gli atleti non si stanno certo risparmiando, e data l’assoluta mancanza di dubbi riguardo alle grandi prestazioni atletiche cui Benoit e Michaels ci hanno abituato, risulta una piacevole sorpresa soprattutto l’ottima condizione di Triple H, che in quanto a prestazioni dentro il ring ultimamanete non aveva di certo eccelso. Il campione in carica sta per connettere con un Pedigree ai danni di Benoit, che però riesce a ribaltarlo in un istante in una Crippler Crossface! Per fortuna, del campione, arriva HBK a salvarlo dalla terribile presa. Gli atleti sono di nuovo tutti sul ring, e Shawn subisce un rolling german suplex da Benoit, seguito anche da un diving headbutt...Benoit prova la chiusura ma...niente da fare!

Uno scontro in corsa tra i due fa volare il Rabid Wolverine fuori dal ring, e Michaels può occuparsi di nuovo di Triple H: serie di clothesline, bodyslam e...flying elbowdrop dal paletto! Tutto sembra pronto per la Sweet Chin Music!  E HBK riesce effettivamente a “stampare” il suo micidiale super kick in pieno volto a HHH, ma il susseguente schienamento viene interrotto da Benoit, che trascina Triple H fuori ring. Michaels decide di riportare dentro il ring l’atleta canadese..una scelta non molto felice perché dopo una serie di scambi l’avversario riesce ad immobilizzarlo nella crossface! Shawn, che tra l’altro presenta un vistoso taglio al volto, è sul punto di cedere, ma arriva Triple H che letteralmente gli blocca la mano per evitare, fisicamente, il tap out dell’avversario che gli costerebbe la cintura.

L’azione si sposta fuori ring, e dopo una serie di scambi, Benoit e HHH si ritrovano sopra il tavolo dei commentatori. Il primo prova ad eseguire un german suplex, ma non ci riesce. È il turno di HHH, che prova un pedigree, ma neanche lui riesce a connettere. Sopraggiunge però Shawn Michaels, sanguinante, ed aiuta Triple H ad eseguire un suplex su Benoit, che frana sul tavolo dei commentatori spagnoli, demolendolo. Parte il secondo coro di “Holy Shit” della serata! Sbarazzatosi di Benoit, HBK invita HHH sul ring per sistemare la questione one-on-one; Michaels è ormai ridotto ad una maschera di sangue, ma nonostante ciò riesce inizialmente a prendere il sopravvento sull’avversario, che però poi tira fuori dal cilindro un inatteso pedigree, che demolisce letteralmente il ragazzo che spezza i cuori. Triple H non versa, tuttavia, in condizioni migliori, e quando riesce finalmente a trascinarsi verso l’avversario per eseguire il pin, è ormai troppo tardi perché Benoit si è ripreso ed interrompe lo schienamento. I tre atleti sono a terra esausti. Micheals scivola fuori dal ring, e Benoit riesce a chiudere HHH nella sharpshooter! Il pubblico dell’arena esplode letteralmente, è convinto che l’esito del match sia vicino ed incita a gran forza il suo beniamino; ma proprio quando il campione mostrava segni di cedimento, HBK gli toglie le castagne dal fuoco, colpendo Benoit con un super kick di grande impatto. HBK prova la chiusura sul canadese…solo due! Shawn non si dà per vinto e si prepara per un’altra Sweet Chin Music…ma sbaglia clamorosamente e Benoit lo spedisce di malo modo fuori dal quadrato!

Ma attenzione, HHH è già in piedi alle spalle di Benoit…Pedigree…Noooo, Benoit rovescia ancora all’ultimo istante ed è…crippler crossface!!! Triple H cerca di avvicinarsi alle corde, ma non ce la fa e si vede chiaramente che sta per capitolare…sembra quasi che il campione non abbia neanche la forza per cedere battendo la mano sul tappeto..effettivamente sembra stia per svenire, e l’arbitro gli alza il braccio; Triple H ha però un sussulto, e ricomincia nel tentativo di divincolarsi dalla distruttiva presa di Benoit. Tentativo vano perché Benoit, con una capriola, riesce ad allontanarlo dalle corde senza mollare la presa. Triple H cerca di resistere ancora ma…sembra proprio aver oltrepassato il limite umano della sopportazione…e cede!!!

     

Chris Benoit è il nuovo World Heavyweight Champion!!! Al canadese, in lacrime, viene consegnata finalmente la tanto agognata cintura! Lo raggiunge immediatamente Eddie Guerrero, suo amico già dai tempi della WCW, dove forse avevano già sognato un giorno come questo, in cui loro avebbero potuto alzare entrambi, nello stesso ring, le massime cinture di campioni, nell’evento più importante di sempre. Un sogno che, finalmente, si è realizzato.

 

Si uniscono ai festeggiamenti anche i familiari del canadese, e Chris abbraccia commosso la moglie e i figli.

Dunque, eccoci qui. Non c’è proprio nient’altro da dire. Finisce così? Si, finisce così.

Ok, sicuramente non sono stato l’unico ad aver sperato che dopo Eddie e i familiari di Chris, entrasse a festeggiarlo anche un certo Bret “The Hitman” Hart…

Ma Bret non c’era. Come non c’erano neanche Hulk Hogan, Ultimate Warrior, Macho Man Randy Savage, Sting, Ricky Steamboat o tutte quelle altre superstar che ci hanno fatto sognare da bambini, e che speravamo di poter vedere, almeno per un ultimo omaggio, su un ring della nostra amata WWE. Ma non c’era nessuno di loro. Forse per colpa di Vince, forse per colpa loro, forse per colpa di entrambi, e forse anche un po’ per colpa nostra che vogliamo sempre un po’ troppo…ma fatto sta che…non c’erano.

Amarezza? Si, senza dubbio. Eppure, nonostante tutto, sollievo. Sollievo perché nonostante l’assenza dei miti che tanto ho amato da bambino, questa esperienza mi ha regalato indicibili emozioni. Sollievo perché, alla fine, ho potuto dire, con tutta onestà: “Ne è valsa la pena”.

Sollievo perché, anche se nulla, a volte, sembra così bello come un ricordo d’infanzia, il mondo va avanti, pieno di emozioni. Basta saperle riconoscere ed apprezzare, magari con un po’ di quello spirito con cui si vivevano da bambini, quando nulla era così scontato o preteso, e tutto sembrava unico e magico.

Forse perché la magia era, semplicemente, dentro di noi. E anche grazie a queste emozioni, forse, possiamo ritrovarla ancora!

 

Mario “OneManArmy” De Mattia

 

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