|

Forse non è stato
l’evento trascendentale che tutti (o almeno, i più ottimisti) si
aspettavano. Di sicuro, non è stata la più grande Wrestlemania della
storia. Indubbiamente, però, il ventennale del “Grandaddy Of Them
All” è riuscito a regalare forti emozioni…soprattutto a chi, come
me, ha avuto la fortuna di potervi assistere dal vivo, nella
stupenda cornice della “World’s Most Famous Arena”: il Madison
Square Garden.
E per condividere
parte, almeno, di quelle emozioni, con voi amici lettori di
Wrestling World, ho pensato di raccontarvi brevemente (si fa per
dire…) questa mia avventura.
Domenica, 14 marzo
2004.
PREPARATIVI PER
L’EVENTO
Ore 08.00 a.m.
Il mio sogno ha
inizio: a discapito della notte pressoché insonne, un quantitativo
abnorme di adrenalina scorre nelle mie vene, e mi da le forze per
destarmi dal tepore delle coperte con un balzo felino, simile a
quello con cui The Rock spesso si rialza quando l’avversario è
distratto.
Ovviamente, però, la
massa muscolare addominale non è certo quella del Great One e,
nonostante il colpo di reni, collasso di piena nuca sul materasso,
svegliando bruscamente anche la mia amata consorte; che intuisce
subito, dal mio sorriso a 361°, di che giorno si tratti, e mette
subito mano al suo manuale “Vari modi di auto flagellarsi in
occasione di concomitanze mortalmente noiose” per un ultimo ripasso:
ne ha imparati solo tre ed è un po’ preoccupata perché Wrestlemania
dura cinque ore ed ha paura di lasciare troppo tempo scoperto. Cerco
di rassicurarla sul fatto che, se dormirà durante gli ultimi tre
match, non è detto che la inquadrino. Non sembra molto rassicurata.
Dopo esserci preparati
e aver consumato la nostra solita, abbondante colazione
all’americana (che comprende anche il celeberrimo “caffettone
all’americana”, ovvero circa 1 litro di acqua calda in cui è
dispersa una dose lillipuziana di qualcosa di molto simile al caffè
nel colore ma non nel gusto), è ora di precipitarsi nelle caotiche
vie del midtown, e da lì raggiungere…il Tempio dello
sport-enterteinment! Incrocio subito un gruppo di ragazzi vestiti
con del merchandise WWE, e passo davanti ad un muro con su affissi
almeno trenta mini-manifesti dell’Evento; noto che la WWE non si è
risparmiata in quanto a pubblicità: persino sui bidoni della
spazzatura c’è il logo di Wrestlemania XX, affiancato da una
stupenda foto di Stacy Keibler, vestita come la Statua della
Libertà!
Appena il tempo di
riflettere che l’accostamento Stacy-bidone non mi sembra affatto dei
più appropriati, che mi accorgo di essere giunto in Times Square,
dove uno spettacolo stupendo sollazza la mia vista: le vetrine del
fiabesco Toys’R’Us sono allestite con favolose riproduzioni
life-size di mezzi busti di alcune stelle della WWE, corredate da
cinture originali, e nella vetrina accanto fanno bella mostra di sé
anche una vestaglia originale di “Nature Boy” Ric Flair (piena di
paiettes, ovviamente) e l’abito con cui è entrato The Undertaker
(versione dark-side) a Wrestlemania XV…stratosferico! E, per finire,
dall’altra parte della strada, sull’insegna luminosa dell’ex “The
World” (purtroppo chiuso per fallimento qualche anno fa), lampeggia
un’enorme scritta: “Wrestlemania XX”!
Insomma, dubito
fortemente che ci sia stato un solo newyorkese all’oscuro del fatto
che, quel giorno, fosse il giorno del “Grandaddy Of Them All”!
E anche a causa di
quest’atmosfera generale, non riesco a trattenermi ulteriormente e,
nonostante manchino ancora molte ore all’evento, decido di dirigermi
verso la “World’s Most Famous Arena”.
Ore 12.00 a.m.
Ed eccolo qui, il
Madison Square Garden, in tutto il suo splendore. Sono così
rimbecillito dalla gioia, che mi ci vogliono almeno dieci minuti per
capire da dove si entri. La mia fidanzata mi fa notare che, com’è
d'altronde noto, la struttura è un cerchio, ci si è girati attorno
almeno cinque volte, e secondo lei è quantomeno verosimile che
l’ingresso sia quello dove c’è accalcata una discreta folla di
coloratissimi personaggi (ce n’erano certi….), spesso corredati di
elefantiache cinture, che mostrano con orgoglio, manco avessero
sconfitto Big Show per conquistarle…
Le credo. Varchiamo
insieme la soglia d’ingresso del grattacielo antistante la struttura
(l’arena vera e propria si dovrà raggiungere da quel punto
attraverso i vari gates che conducono nei diversi settori), ed è
impossibile non notare l’immensa folla già accalcata davanti agli
stand ufficiali (WWE Shopzone) del merchandise. Al grido: “La voglio
anch’io la mogliettina di Vresslmènia!”, la mia ragazza mi vede
partire in una famelica corsa verso uno degli stand, per poi tornare
dopo dieci minuti con un’aria triste e sconsolata: sono rimaste solo
le taglie 2XL (cioè il doppio della taglia XL)…strano, vedendo la
mole dell’americano medio pensavo fossero le prime ad esaurirsi.
Vabbè…per fortuna ho sentito che un po’ di taglie rientreranno a
breve, e intanto mi consolo acquistando una t-shirt del mio idolo,
The Rock, uno skull-cap (quel copricapo elasticizzato che va molto
di moda tra la gente di colore) col logo dell’evento, e infine un
regalino per la mia dolce metà, un orsetto anche lui col logo di
WMXX…che sembrava avere un’aria davvero mesta…forse perché era
l’unico della famiglia di mille orsetti-gadget ad aver dovuto
abbandonare i polverosi scatoloni dello stand (insomma, diciamo che
come gadget non ha fatto furore come l’ultima maglia di Stone Cold…).
Non completamente soddisfatto della mia prima tranche di acquisti,
decido di comprare anche il programma dell’evento, da un simpatico
(…) vecchietto che, immobile come una mummia all’interno del suo
minuscolo stand, e con una raucedine da far invidia a Keith Richards,
non faceva altro che sillabare monofonicamente, ogni 36.5 secondi
(li ho contati): “proooo-graaaam”…volevo comprarglieli tutti per
farlo smettere, ma dato che costavano dieci dollari l’uno, ed avevo
già finito i miei extra un mese prima di partire, all’atto
dell’acquisto dei ticket su eBay (e non dico altro su questo triste
argomento….), ci ho ripensato.
Non essendoci altre
attrattive intorno, provo a vedere com’è la situazione all’ingresso
dei vari gates: uno della sicurezza, con aria sarcastica, mi chiede
se ho guardato bene l’ora di inizio spettacolo sul mio biglietto.
Vorrei ricambiargli cotanta simpatia con una crippler crossface, ma
un po’ perché avevo lo zainetto che mi avrebbe impedito nei
movimenti, un po’ perché Mr. Simpatia era una via di mezzo tra Rhyno
e Mark Henry…decido di lasciar perdere. Ma tutto d’un tratto sento
dietro di me un infausto scambio di parole all’altezza dello
sportello tickets:
A.:“Three Tix for Wrestlemania, please”
B.:“…One of them is in the front row, others are together”
A.:“That’s ok”
WHAAAAAAAAAAAT!?!?!!?!?
Ma non c’era stato il sold-out dopo neanche 5 minuti??? No,
evidentemente non c’era stato. Ma allora perché era stato
annunciato? Solo per pubblicizzare maggiormente l’evento, e magari
spingere ulteriormente all’acquisto del PPV? Non so veramente cosa
dirvi, sta di fatto che più di uno è riuscito a comprare i biglietti
il giorno stesso dell’evento, agli sportelli del Madison. E questa è
la triste realtà per chi, come me, ha dovuto spendere
nonvidicoquantimaremmamaia…dollari per ricomprarlo su eBay. E vabbè,
una piccola consolazione c’è, dato che sento dire che gli unici
posti rimasti sono nei settori 400 o giù di lì (insomma, piena
piccionaia…), e poi come potevo andare a New York col dubbio, se
fossi riuscito o meno a prendere effettivamente due biglietti prima
dell’inizio dell’evento? Ma soprattutto, non ho detto che non dovevo
spendere più una parola su questo argomento? Vabbè, sta di fatto che
tra un frizzo e un lazzo son già quasi le due, e la mia amata mi
intima di portarla immediatamente a consumare un pasto caldo,
altrimenti divorerà me come faceva George Steel con i turnbuckle.
Ore 02.30 p.m.
Cominciamo, allora, a
dirigerci verso il fast food più vicino all’arena; ma, appena usciti
dalla struttura, noto un nugolo di tifosi in cerchio, che ridono ed
urlano a squarciagola in mezzo alla strada, proprio davanti a quello
che, probabilmente, era l’ingresso auto dell’arena….pensiero
scontato: c’è qualche wrestler!!! Dai, che c’è Austin!
No no…c’è The Rock! Ma vaaaa…magari c’è
The Undertaker che scherza un po’ coi fan prima di resuscitare
dall’oltretomba! (che ridete? Non c’è mica nulla di
male!)…C’è….C’è…..C’è….eeeee…..Rico!!! Uh? E vabbè, poraccio, è un
wrestler anche lui! Un autografo e una foto non si nega a nessuno.
Ah,no…sono io che devo farla a lui! Giusto..un attimo di pazienza, e
riesco ad avvicinarlo (in realtà si avvicina più alla mia ragazza
che a me…non penso che la sua gimmick sia così reale…). Tac! Foto
ricordo e siamo a posto. Dev’essere una persona molto simpatica,
ogni volta che diceva qualcosa tutti ridevano…dopo la foto farfuglia
qualcosa anche a me, ridendo, e io annuisco ricambiando il sorriso,
con un’espressione che tuttavia palesava chiaramente il fatto che,
per quel che avevo capito, lui poteva avermi anche chiesto quanto
costano in Italia due etti di bresaola.
Intanto, l’interesse
degli astanti nei confronti del buon Rico Costantino cominciava a
diminuire, anche a causa dell’arrivo, nei pressi del parcheggio, di
un’enorme limousine nera che molti avevano già avvicinato, nella
speranza di scorgervi all’interno qualche wrestler. Un ragazzo, con
un po’ di fantasia (dato che all’interno non si vedeva in realtà
nulla, essendo i vetri totalmente oscurati), grida: “It’s Austin!”..e
tanto basta per creare un letterale assedio attorno al veicolo,
tanto che l’autista, per divincolarsi dalla folla ed oltrepassare
l’apertura nelle transenne, compie una manovra alquanto avventata,
in conseguenza alla quale gratta vistosamente il lato sinistro della
costosissima auto contro una fioriera di cemento…un’ammaccatura
davvero vistosa! Ad ogni modo, una volta liberatasi dalla folla,
l’auto si ferma, prima di raggiungere il parcheggio vero e proprio:
io comincio a sperare che scenda qualcuno…ma il passeggero si limita
ad abbassare il finestrino e a mostrare…il dito medio alla folla!!!
La mole del braccio e della mano, il classico giubbottino mimetico e
la celebre taunt non lasciano dubbi…è davvero The Rattlesnake!!!
L’auto si allontana
col pubblico in delirio ed anch’io, soddisfatto, decido di
incamminarmi verso il fast food più vicino…
Ore 06.00 p.m.
Dopo un lauto pasto ed
una passeggiatina tra le vie del Midtown, rieccomi al Madison Square...a
poco più di un’ora dall’atteso evento. La folla a ridosso
dell’entrata si è pressochè quintuplicata, e per accedere all’arena
si prospetta una lunga attesa. Per passare il tempo do un’occhiata
ai cartelloni dei fan, ce n’erano alcuni davvero simpatici: ad
esempio una gigantografia di Brock Lesnar con tutù rosa (un
fotomontaggio, ovviamente…) e accanto la scritta “Quitter”!
La calca continua ad
aumentare, ma per fortuna dopo un po’ la fila comincia a scorrere e
in una trentina di minuti mi ritrovo già nello stanzone a ridosso
dei gates d’entrata, che però sono ancora chiusi. Avrei voluto fare
un’ultima capatina agli stand Shopzone, ma la fila dietro di me è
veramente enorme, e visto che ero vicinissimo ai corridoi
d’ingresso, decido che è meglio non abbandonare la postazione. Idea
felice, dato che nel giro di cinque minuti i gates vengono aperti e
in men che non si dica mi ritrovo a spingere tra una folla in
delirio, per raggiungere l’interno dell’arena. Il corridoio sembra
non finire mai, nonostante, come gli altri, lo stia percorrendo a
velocità olimpionica. Così velocemente, che è solo per puro caso che
riesco ad evitare di infrangermi contro una muraglia d’uomo che
cammina nella direzione opposta; intono un distratto “sorry” e mi
giro per riprendere la mia corsa, senonchè mi ritrovo di fronte…Tito
Santana! Purtroppo però El Matador sembra avere altrettanta fretta,
e non faccio neanche a tempo ad aprire lo zaino per tirare fuori
penna e fogli per un autografo che lo vedo scomparire nella
direzione opposta dietro le sue bodyguards.
“Oh, però…diamine, ho
incrociato Tito Santana!”, penso, e le mie speranze circa la
presenza, nello show, di altre grandi stelle dell’era gimmick
continuano ad aumentare...
Finalmente, il
corridoio è finito, e riesco ad intravedere leggermente l’ingresso
dell’arena. Ma è questa l’ora della verità: è l’ora di vedere se i
miei mannaggiaquantidollari spesi su eBay son serviti, è l’ora di
vedere se sono tra quei fortunati che han beccato un reseller serio
o, al contrario, se posso inserirmi nella lista dei “solati su eBay”…è
ora di mostrare i biglietti!!! Il cuore batte a mille, il sudore è
gelido, e la pressione raggiunge altezze che neanche Giant Gonzales
conosce…ma…sssssiiiiiii!!!!!! Il biglietto è valido!!!!!
Wooooooooooo!!! L’emozione è tanta che quasi mi dimentico di
controllare se anche la mia ragazza è riuscita a passare…ma per
fortuna quando mi giro vedo il suo meraviglioso sorriso (…un po’ di
romanticismo ogni tanto ci vuole!) che si staglia sullo sfondo di
un’arena stracolma. Ci siamo, siamo dentro la World’s Most Famous
Arena!
Che dire, gente, alla
fin fine il Madison non è la luna, è semplicemente una arena con una
discreta capienza, e con una struttura di certo non tra le più
futuristiche. Eppure il fascino che promana è qualcosa di
indiscutibile, a priori, anche per chi, come me, sa solo per sentito
dire delle memorabili pagine di sport e spettacolo che sono state
scritte tra quelle mura. E la gioia di essere lì, in quel momento,
non fa che aumentare quando noto, con immensa soddisfazione, che la
visuale dal mio settore è assolutamente grandiosa! Che c’entra,
forse non avrò la fortuna, come quelli delle prime file, di dare il
“cinque” a qualche wrestler, vederne un paio che si menano a pochi
centimetri di distanza da me oppure beccarmi qualche schizzo di
sangue (eheh)…però l’azione sul ring la vedrò benissimo, e il resto
passa in secondo piano! (anche perché per le prime file, su eBay,
chiedevano anche $5000...pazzo si, scemo no!).
Anche la scenografia
dello stage d’ingresso dei lottatori è molto bella: in pratica ci
sono degli schermi giganti che, una volta accesi, si trasformano in
luminosi grattacieli, creando tutti insieme una sorta skyline
notturna di Manhattan…davvero d’impatto!
Passa qualche minuto,
e mi accorgo che The Fink è già sul ring e dà il benvenuto a tutti
(oltre a fare tutta una serie di noiosissime raccomandazioni…), e a
breve fanno il loro ingresso, tra gli applausi del pubblico, anche
la splendida Lilian Garcia, i commentatori spagnoli, quelli di
Smackdown! (Tazz e Cole) e quelli “storici” di Raw, ovvero i mitici
Jim Ross e Jerry “The King” Lawler, che per l’occasione ha
addirittura lasciato a casa le sue giacchettine con paiettes e
indossa un impeccabile abito nero con cravattino!
Che dire, tutto sembra
pronto.
E allora…si
comincia!!!
L’EVENTO
Ore 07.30 p.m.
Finalmente, l’arena
sembra davvero stracolma, ogni ordine di posti è esaurito (scommetto
che negli ultimi posti occupati c’è anche qualche beduino che ha
comprato il ticket il giorno stesso…maledetti!). Strana, comunque,
la disposizione delle file bordoring: in pratica lo stage d’ingresso
è stato posizionato a sud/lato corto, invece che sul lato lungo
(dove mi trovo anch’io), come invece era accaduto, ad esempio, a
Survivor Series 2003 o anche a Wrestlemania X; una scelta logistica,
quest’ultima, che avrebbe indubbiamente favorito una maggior
capienza in termini di posti, ma probabilmente si è optato per
l’altra soluzione perché offriva maggiori possibilità, in termini di
spazio, per montare una scenografia all’altezza dell’evento (se
ricordate bene, quella di Survivor Series era praticamente
inesistente…).
Insomma, anche a causa
di ciò, i “platinum seats” erano davvero ridotti all’osso, e si
spiega meglio anche perché su eBay avessero raggiunto prezzi a dir
poco stellari…di sicuro, poi, molti posti sono stati riservati a
personalità di rilievo, come l’umile Donald Trump, a cui tra l’altro
non era toccato neanche uno dei posti migliori in assoluto (prima
fila ma molto angolata)…e con questo ho detto tutto!
Do un’occhiata in
giro: le rappresentanze internazionali sono davvero numerose…oltre
all’Italia, (rappresentata di sicuro, quantomeno, da me e la mia
consorte e da un gruppetto di altri sei ragazzi, alcuni dei quali
già conoscevo, che ho incontrato all’ingresso dell’arena…ma magari
ce n’erano anche altri!), intravedo bandiere dell’Inghilterra, della
Germania, dell’Australia (un nugolo di tifosi tutti vestiti di
giallo, e che hanno dato vita ad un siparietto molto divertente il
giorno successivo, a WWE Raw, quando in pratica hanno tentato di
intonare un coro, forse il loro national anthem, mentre il pubblico
dell’arena gridava “USA! USA!”, e sono stati di conseguenza
repentinamente sommersi da svariati “GO HOME!” e “NA NA NA NA..EHEHEH..GOODBYE!”),
poi ovviamente di Messico e Canada (e una bandiera canadese svettava
anche in cima all’arena accanto a quella a stelle e strisce…un
possibile spoiler sull’esito del main event?) e infine non mancava
neanche la rappresentanza irlandese, che si evidenziava, più che per
la bandiera, per i completini verde quadrifoglio e i sette boccali
di birra a testa che ciascuno riusciva a maneggiare con estrema
nonchalance…vabbè, tre giorni dopo sarebbe stato St. Patrick’s Day,
si erano portati avanti coi festeggiamenti!
Per dovere di cronaca,
posso comunque dire che la WWE, qualche giorno dopo, ha
ufficializzato sul suo sito che, nel pubblico presente all’arena,
erano “rappresentati” almeno sedici stati…insomma, come prevedibile,
non ero stato l’unico folle ad aver sorvolato l’oceano per assistere
al Grandaddy Of Them All!
Non mancano poi, come
di consueto, neanche i “signs”, ovvero i cartelloni fatti in casa
per inneggiare, o anche insultare, il wrestler di turno: a tal
riguardo, posso dire che la maggior parte di quelli che erano nel
mio settore, erano contro Lesnar, ma numerosi anche quelli pro
Benoit e in discreto numero quelli…pro Hogan! Eh si, senza dubbio
più di un fan si aspettava la sua presenza (persino io, che sono
tutto tranne che un suo fan!). Uno dei più belli era comunque uno
striscione lunghissimo, appeso al muretto a ridosso dell’anello più
alto, con su scritto: “WOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!
THANK YOU FLAIR.”
Davvero un simpatico
ringraziamento, per tutto quello che ha dato al wrestling, per il
grande “Natur Boy”…peccato che prima dell’inizio lo striscione sia
stato, inspiegabilmente, fatto rimuovere dalla sicurezza. Spero per
una ragione migliore del semplice fatto che Ric Flair fosse, al
momento, un “heel”, ma mi sa tanto che il motivo fosse proprio
quello…ad ogni modo, nessuno è riuscito a contenere l’ammirazione
delle migliaia di fans per Flair, che è stato uno dei wrestlers più
acclamati della serata.
Ovviamente, anch’io
decido di tirare fuori il mio personalissimo contributo in quanto a
striscioni, peccato solo che il bellissimo tricolore che avevo
preparato, con su scritto a caratteri cubitali “From Italy To See
The Rock”, fosse davvero troppo ingombrante e per mostrarlo nella
sua interezza avrei dovuto oscurare anche i due posti ai miei lati…e
alla mia sinistra c’era un nerobruto personaggino con ampia massa
muscolare che, suggeriva il buonsenso, era meglio non contrariare!
Anche se ho cominciato a dubitare della effettiva pericolosità a
fine evento, quando l’ho sentito rivolgersi, con una vocina mesta
mesta, ad un suo amico…rattristato dal fatto di aver perso una
bevuta ad un fantomatico “Fantawrestling” di Wrestlemania…uhm…
In quanto a vicini di
posto, è però andata sicuramente peggio alla mia amata consorte (che
sedeva alla mia destra), alla cui destra si è ritrovata uno
statunitense fin troppo tipico (che io ho ribattezzato “Bombo”),
ovvero un ragazzo sulla trentina, ancora in palese stato di
coabitazione con genitori, circa 120 kg di peso (in cui la massa
grassa la faceva da padrona), maglione pesantissimo, nonostante
nell’arena si sudasse come cinghiali anche in maniche corte,
sneakers consunte, al punto che il logo della Nike sembrava il
coccodrillo della Lacoste geneticamente modificato, e infine, la
parte migliore, emanava un odore di sostanza non commestibile,
andata a male, e poi fritta…che ha costretto la mia fidanzata a
seguire tutto lo show con un fazzolettino “Tempo” profumato alla
menta davanti al naso! Senza contare che Bombo, durante tre/qauttro
ore sulle cinque totali dell’evento, ha sempre avuto qualcosa di
nauseabondo sotto i denti, tra cui patatine unte più del ciuffo di
Elvis, immerse in una densa e lagunare brodaglia, il cui colore
assomigliava vagamente a quello della senape, ma con tocchi di
marrone mer…aehm…diciamo terra di siena bruciata (si, bruciata..lo
so io da che!). Tralascerò, invece, il fatto che Bombo abbia dato
anche notevoli segnali di squilibrio mentale, essendo stato
taciturno per il 98% del tempo, e il restante 2% è rappresentato da
momenti molto poco catartici, in cui il nostro amico ergeva le sue
blobbose chiappe dalla sedia e urlava per due secondi, eccitato,
qualcosa di assolutamente incomprensibile…forse anche a causa del
fatto che anche in quegli attimi aveva sempre la bocca piena…
Ma lasciamo perdere il
nostro Bombo, perché qui mi sa che è giunta davvero (lo so, ormai
non ci credete più!) l’ora dell’azione!
Ecco, comincia a
salire sul ring della gente…uhm, son tutti vestiti uguali (sarà una
nuova stable?), però non sembrano affatto wrestlers…eh, diamine,
quanti sono!? Vai che qui ci scappa una bella Battle Royal! No,
no…effettivamente non sono wrestlers: cominciano a cantare! Vabbè, è
solo un pallosissimo coro per la solita apertura musicale…caspita,
però, a WrestleMania III c’era Anita Franklin, adesso non che mi
aspettassi Eminem, però qualcosa di un po’ più moderno, dai! Vabbè
meno male non dura così tanto…Congedato quindi il simpatico (…)
coro, parte un bellissimo filmato, che ci fa rivivere alcuni
indimenticabili momenti delle precedenti edizioni del mega-PPV
primaverile, e si conclude con uno sguardo al futuro, rappresentato
da un immagine di computer-grafica del nuovo complesso di
grattacieli, che andrà (nel 2013 probabilmente) ad occupare la zona
(Ground Zero) una volta sede del World Trade Center, seguita da una
ripresa molto “family portrait” di Vince McMahon e del figlio Shane,
con in braccio il suo pargolo di poche settimane…il nipote di quella
vecchia sagoma di Vinnie Mac, insomma! (la domanda è lecita...avrà
più potere lui o il futuro figlio/a di Steph e TripleH nella futura
WWE? Io dico il figlio di Nasone, se assomiglia al babbo…).
Il filmato comunque è
davvero commovente….”WORD LIFE, THIS IS BASIC THUG-A-NOMICS!!!!”..è la
theme di John Cena!!! Basta chiacchiere, adesso si fa sul serio!!!
Ebbene si, ad aprire
le danze è proprio uno degli attuali top face dell’intera
federazione; il wrestler-rapper di Boston si presenta nell’arena,
accompagnato da grandi ovazioni, indossando la jersey (di rigore)
dei New York Knicks (col numero 33, quella di uno dei maggiori
simboli della squadra, l’ex pivot Pat Ewing).
“No no no no…No!!!”:
appena giunto sul quadrato, John parte con le sue taglienti rime,
principalmente indirizzate al suo avversario, che si concludono con
un caldo invito al pubblico, di accogliere festosamente il gigante
con un simpatico coro: “Big Show Sucks!”. Anch’io, come gli altri,
non me lo faccio ripetere due volte, e in una manciata di secondi
tutta l’arena è intenta ad eseguire questo cordiale cenno di
benvenuto per il campione U.S….che non esita ulteriormente per
presentarsi al cospetto dell’audace sfidante, introdotto da una
forte detonazione (i “pyros”, dal vivo, fanno ancora più effetto che
in tv, soprattutto per il rumore!) e dalla sua “blueseggiante”
entrance theme. Ragazzi, è veramente un colosso quest’uomo!
Nonostante non sia così vicino, da poter confrontare direttamente i
miei 180 cm x 67 Kg con i suoi 2 metri e passa x
nonsoquantetonnellate, il gigante fa davvero una grande impressione,
e nonostante Cena non sia certo un Rey Mysterio, sembra quasi un
nanetto al cospetto di Paul “Big Show” Wight. Giusto il tempo, per
l’arbitro, di sollevare la cintura di campione degli Stati Uniti
(ovviamente in palio) e lo scontro ha inizio! John accenna il suo
solito “U can’t see me” al campione, che però sembra meno intimorito
di un rinoceronte al cospetto di una farfalla; a ragione, a quanto
sembra, dato che riesce a difendersi dalla prima offensiva di Cena
senza versare neanche una goccia di sudore, e risponde con testate,
clothesline, un big boot e un leg drop che sembrano non lasciare
scampo al giovane challenger…John però non ci sta e riesce, per un
attimo, ad immobilizzare il campione in una sleeper hold, che però
non porta a grandi risultati. Show mantiene, saldo, il pieno
controllo del match, e continua ad infierire e a sballottare il suo
sfidante da una parte all’altra del quadrato. L’ininterrotta
supremazia di Big Show dà forse eccessiva lentezza alla contesa, e
il pubblico infatti non sembra molto partecipe…a dirla tutta
nell’arena incombe un silenzio surreale! Quando finalmente Cena
riesce a portare avanti una controffensiva di discreto impatto, il
pubblico si sveglia un po’ e intona vari “Let’s Go Cena” e “Big Show
Sucks”…ma si tratta solo di brevi istanti, dato che il gigante
riesce comunque a riprendere, ogni volta, il controllo del match.
D’un tratto, però, giunge come un deus ex machina per Cena un grave
errore da parte di Show, che sbaglia clamorosamente uno splash
all’angolo, e ciò da la forza al rapper per tentare addirittura la
sua finisher: la F-U!
Mossa che incredibilmente va a segno, tra la
fragorosa approvazione del pubblico che si è come svegliato, tutto
d’un tratto, quando il Thug-A-Nomic Guy ha montato il pachidermico
avversario sulle spalle! Big Show riesce comunque ad uscire dal
conteggio, avendo subito pochissimo fino a quel momento. Ma Cena non
si dà per vinto, e visto che la sua forza muscolare non sembra un
buon antidoto contro lo stradominio fisico del gigante, decide di
usare il cervello: afferra la sua celebre catena, e sembra più che
intenzionato ad usarla contro il suo avversario!…ma l’arbitro si
oppone e alla fine riesce a sottrargliela, quindi gli volta le
spalle per allontanare dal ring l’oggetto contundente: proprio
quello che Cena aspettava! John infatti raccoglie, repentinamente,
l’immancabile tirapugni e, con l’arbitro momentaneamente distratto,
colpisce violentemente il nemico alla fronte; Big Show barcolla
vistosamente, Cena se lo carica sulle spalle…altra devastante F-U (e
direi prova di grande potenza muscolare del wrestler di Boston)!!!
L’arbitro torna ad occuparsi della contesa…1…2…….3!!! John Cena, tra
il tripudio del pubblico, festeggia quasi in lacrime la vittoria del
suo primo titolo nella più grande federazione di Wrestling al mondo!
Wow, che dire,
sicuramente un grande inizio! L’emozione, per me, è davvero
inenarrabile; molti si chiederanno: “Allora, com’è assistere ad un
incontro di wrestling dal vivo, in una cornice così importante?”. La
risposta è d’obbligo, e forse più scontata dei saldi di Macy’s al
Mercoledì: è fantastico!!! “Ma va?”, direte voi…veramente non ho
altre parole per descrivere questa emozione, ma sicuramente i fan
più accaniti mi capiranno! (a differenza di alcuni miei amici,
profani in materia, che erano seriamente risoluti a farmi internare
in un nosocomio, appena saputo del mio investimento, soprattutto
economico, in questa avventura…). Comunque, per non risultare troppo
manicheistico nella mia manifestazione di gioia smisurata, vi farò
menzione anche di una piccola riserva, inerente all’assistere ad un
match di wrestling dal vivo (per chi non ne avesse mai avuto
l’opportunità): sembra sciocco, ma…la mancanza di commento si fa
sentire più di quanto si possa immaginare!
Ho sempre pensato, in
realtà, che Jim Ross avesse pienamente ragione quando, in
un’intervista, dichiarò che, un buon commento, poteva rendere
decente un match inguardabile, e leggendario un match già di per sé
valido. E devo dire che questa opinione viene in parte confermata,
assistendo ad un match dal vivo: si provano di sicuro tantissime
emozioni che “non arrivano” da uno show di wrestling in tv, ma
sicuramente la mancanza di un commento che scandisce le varie fasi
dell’incontro, gasandoti all’inverosimile durante le fasi più
concitate, è una carenza che un po’ si fa sentire. Una carenza,
tuttavia, che potrebbe essere sanata senza troppi problemi, secondo
me, da una grande partecipazione del pubblico…e a quel punto,
l’essere parte di un’arena in fiamme che fa piena mostra di tutta la
sua partecipazione emotiva allo spettacolo…sicuramente farebbe venir
meno l’esigenza di un commento. Ma ahimè, almeno nelle prime fasi,
sembrava che il pubblico presente al MSG non fosse nell’attitudine
giusta quella sera, da questo punto di vista…
Ma ritorniamo ai
fatti…questo è stato solo l’aperitivo di quella che si prospetta
come una lunga, intensa serata di sport-enterteinment!!! Dopo alcuni
filmati, che mostrano prima The Coach piuttosto turbato (a causa
dell’ordine impartitogli da E. Bischoff, di andare a scovare il
rientrante Undertaker), e poi Randy Orton che minaccia Mick Foley
(dicendogli in sostanza che lui rappresenta solo il passato del
businness, e che quella sera sarà celebrato invece il futuro, l’
“Evoluzione”…), giungiamo al secondo match in programma: si tratta
del Fatal Four Way, Sudden Death Match (ovvero, basta un solo
schienamento su un qualsiasi wrestler per portarsi a casa la
vittoria) per i titoli di coppia di Raw. Oltre ai campioni in
carica, RVD e Booker T, prendono parte alla contesa i veterani e
pluricampioni di coppia (sia WWE, che WCW, che ECW) Dudley Boyz, gli
odiosi francesini de La Resistànce, e il giovane duo formato dai
promettenti (ma ancora alquanto anonimi) Mark Jindrak e Garrison
Cade.
Grandi ovazioni del
pubblico del MSG per D-Von e Bubba Ray, che giocano in casa, ma
anche per l’inusuale mixed tag team che detiene le cinture, e quindi
entra per ultimo: un’entrata davvero spettacolare con un remix delle
musiche di Van Dam & Booker e soprattutto con dei pyros (tipici del
wrestler di colore) di incredibile impatto…in pratica mi si è fuso
un timpano e mi si è annebbiata la vista per circa cinque minuti!!!
Sicuramente, da questo
match, nessuno si aspettava qualcosa di incredibilmente
spettacolare, al livello ad esempio dei TLC tra Dudleyz, Edge &
Christian e Hardyz…ma a prescindere da ciò, la contesa è stata
veramente deludente. Oltre alla mancanza di grandi colpi di scena,
ci sono stati un po’ troppi spot sbagliati dagli atleti, e in
generale posso dire che durante tutto il match ho avuto
l’impressione che i partecipanti avessero preparato la sfida in modo
molto frettoloso e poco accurato. A contraddistinguersi, in
positivo, sono stati in sostanza solo i campioni, e l’unica vera
soddisfazione è stata vedere dal vivo il Frog Splash eseguito da RVD,
eccezionale! Mossa che ha chiuso l’incontro e ha permesso a Rob e
Booker di conservare gli allori.
Di tutt’altro spessore
invece il match successivo, quello tra Chris “Y2J” Jericho e il suo
ex-amico Christian, presentato da un filmato di recap, che mostra
gli avvenimenti che hanno portato alla sopraggiunta inimicizia tra i
due e allo scontro finale, sostanzialmente causato dalla relazione
tra Jericho e Trish Stratus, non gradita dal perfido Christian.
Entra per primo quest’ultimo,
accolto da una marea di fischi! Sbocconcellando un hot dog di circa
trenta cm, l’energumeno alla mia sinistra mi intima qualcosa del
genere: “Hell, he’s an asshole! I hate him!”…io annuisco timidamente
e, un po’ per non contrariarlo, un po’ per non intavolare una
discussione con una persona il cui alito non sembrava certo
rimembrare freschi e fioriti paesaggi esotici (forse anche a causa
dei tre kg di aglio disseminati nel suo calorico spuntino…), evito
di fargli presente che Christian, al di là di tutto, è comunque un
wrestler con ottimo potenziale e finalmente sta cominciando ad
essere pushato nella giusta misura dalla fed.
Ma è il turno di
“Lionheart” Chris Jericho! La sua entrata è come al solito una delle
più spettacolari, e nonostante il suo face turn sia solo agli inizi,
l’acclamazione del pubblico è veramente notevole!
Neanche il tempo di
suonare il gong d’inizio, che Y2J si scaraventa subito
sull’avversario con un’aggressività senza pari! È chiaro che il
canadese voglia impartire una seria lezione al compatriota e
vendicarsi per l’attacco di quest’ultimo nei confronti della bella
Trish, occorso nei giorni precedenti durante un’edizione di Raw.
Jericho comincia a mettere a segno una serie di spot davvero niente
male, come un crossbody con rincorsa e caduta libera dal paletto,
con cui colpisce violentemente l’avversario, che si trovava al di
fuori del quadrato. Il canadese dalla lunga chioma riesce a
controllare il match nelle fasi iniziali, e tenta più volte di
chiudere immediatamente l’avversario nella Walls Of Jericho, ma
Christian riesce ogni volta a raggiungere le corde e divincolarsi
dalla presa, e finalmente a conseguire un breve vantaggio nei
confronti dell’ex Undisputed Champion. Vantaggio vanificato da un
poderoso ritorno di Jericho, che mette a segno il temibile Enziguri
Kick (che adesso, tra l’altro, adopera anche come mossa risolutiva)
e, successivamente, il classico Bulldog che solitamente precede il
Lionsault; Christian riesce però ad evitare la spettacolare finisher
dell’avversario, e a riprendere nuovamente il controllo
sull’avversario infliggendogli un altrettanto spettacolare reverse
DDT dal paletto, riuscendo però ad ottenere solo un conto di due dal
successivo schienamento. L’ex campione di coppia (insieme al
“fratello” Edge) non si dà per vinto, e sale sul paletto. Y2J però
si rialza e prova a contrattaccare scalando anch’egli il turnbuckle,
ma rimediando solo una pesante caduta di pancia sul tappeto.
Christian prova allora una chiave articolare di sottomissione, ma
Jericho la trasforma repentinamente nella sua terribile Walls Of
Jericho! Christian cerca in tutti i modi di divincolarsi anche
stavolta, e riesce a raggiungere ancora le corde, per poi scivolare
fuori dal ring…ma…Jericho non ha mollato ancora la presa! E così
Chrstian si ritrova ancora immobilizzato nella dolorosa finisher
dell’avversario, ma essendo fuori dal quadrato ovviamente la
vittoria per tap-out non può arrivare. Entrambi i contendenti
cominciano a mostrare segni di stanchezza e cedimento, difatti
Jericho sbaglia anche un primo tentativo di suplex dalla terza corda
(e l’impietoso pubblico del MSG, nonostante abbia sostenuto
calorosamente Jericho per tutto il match, stavolta brontola
rumorosamente…perfezionisti!), che poi però riesce a mettere a
segno…ma l’1-2-3 non arriva ancora. Un incontro davvero pieno di
pathos! Ma…attenzione! Arriva a bordoring la bellissima Trish, che
comincia ad incitare Y2J! Christian ovviamente non approva, e quando
la bionda compatriota sale sull’apron ring per distrarlo, la
scaraventa via di malo modo, all’interno del ring! Jericho ne
approfitta per un clothesline sull’avversario, ma poi commette il
fatale errore di distrarsi per sincerarsi delle condizioni della sua
amata…ma Trish non lo vede e, pensando probabilmente di trattasse
del nemico, gli rifila una gomitata che intontisce Y2J quel tanto
che basta per permettere a Christian di chiuderlo in un roll-up
e…vincere l’incontro! Jericho è allibito, ma Trish cerca di
consolarlo e di chiarire che è stata solo una svista…ma quando
l’avversario fa cenno di voler tornare sul ring, si rivolta contro
il suo amato e gli rifila una serie di violenti ceffoni! Chiude
l’opera Christian, che immobilizza l’avversario e lo schiaccia al
tappeto di pieno volto con la sua Unprettier!
Il tradimento di Trish
Stratus è stato qualcosa di veramente sorprendente e ben
orchestrato; massimi onori soprattutto alla conturbante biondina,
per come ha gestito la vicenda del suo heel-turn: penso che in pochi
dimenticheranno la sua espressione quando si è asciugata le labbra
dopo il fatidico bacio finale con Christian!!! Oltre al finale, è
indubbio però che anche il resto del match sia stato veramente di
alto livello, e difatti anche il pubblico sembra essere finalmente
uscito da quello stato di pseudo-sonnolenza che impregnava l’arena
durante la prima mezz’ora dell’evento…per quanto mi riguarda, poi,
l’adrenalina era a livelli indicibili!
Anche perché sullo
schermo era finalmente apparso un certo…THE ROCK!!!
Nonostante lo
“snobbismo” diffuso del pubblico del Madison (che non vede proprio
di buon occhio il mitico Dwayne, un po’ perché, come dicono loro,
sarebbe un “Hollywood Sold Out”, un po’ perché si sentono
alternativi per costituzione genetica e preferirebbero acclamare un
qualsiasi Rodney Mack, perché fa meno “commerciale”…), Rocky riesce
come al solito ad infiammare l’arena con poche battute, e al
contempo carica alla grande il suo tag team partner Mick Foley…It’s
time for Rock…and….Sock!!!
E difatti tutto sembra
pronto per l’attesissimo (soprattutto da me!) 3 on 2 Handicap Match;
a fare il loro ingresso, per primi, sono gli strafottenti e viziati
membri della stable dominante della WWE, l’Evolution, ovvero il
leggendario “Nature Boy” Ric Flair, il giovane “Legend Killer” Randy
Orton ed il massiccio e imponente Batista, accompagnati dalla
bellissima entrance theme composta dai Motorhead apposta per loro,
su richiesta del boss della stable nonché World Heavyweight Champion,
Triple H.
Ma ecco dirigersi
verso il ring anche uno degli avversari, l’Hardcore Legend Mick
Foley aka Mankind aka Cactus Jack aka Dude Love! E alla fine,
ovviamente, è il turno del Great One, del People’s Champ, è il turno
di The Rock!!! Io metto subito mano al mio tricolore che inneggia al
“Most Electrifying Man in Sport-Enterteinment”, e spero con tutto il
cuore di essere inquadrato (just for the record, ho rivisto lo show
in tv..sono stato del tutto ignorato,sigh!)…appena saliti sul
quadrato, i leggendari membri della Rock’n’Sock Connection fanno
subito piazza pulita degli avversari, scaraventandoli tutti fuori
ring; il primo a risalire è Ric Flair, e dovrà vedersela ,one-on-one,
proprio con il Great One! Come avevo accennato, nonostante sia
ufficialmente un heel, Ric Flair è osannatissimo dal pubblico
presente al Madison, e basta una sua chop o un suo “Woo!” per
mandare letteralmente in visibilio gli astanti. In compenso, vedo
che anche la reazione nei confronti del People’s Champ è migliore di
quanto immaginassi, tranne, devo dirlo, nel mio maledetto settore!
Incredibile, sono davvero finito nella fossa dei denigratori del mio
idolo! Basti pensare che ogni volta che mi alzavo (ed ero l’unico…)
per gridare: “Rocky! Rocky!”, un paio di irriverenti sedicenni
dietro di me mi seguivano con dei: “...Sucks! …Sucks!”. Depressione!
Ma io me ne fregavo e continuavo per la mia strada….tsè, figuriamoci
se dopo tutta la strada che avevo fatto per osannare il mio idolo,
mi facevo mettere a tacere da un gruppetto di spocchiosi!
Intanto il match ,
nelle fasi iniziali, vede un netto predominio dei due face, almeno
fino a quando non fa la sua entrata il granitico Batista, che mette
in seria difficoltà The Rock. A riequilibrare la situazione ci pensa
Mick Foley, che però finisce presto succube dell’attento e micidiale
gioco di squadra dell’Evolution. La leggenda Hardcore subisce
ripetutamente, soprattutto da un Orton scatenato e desideroso di
mostrare il suo valore all’arcinemico del momento. Foley sembra
davvero sul punto di capitolare, nonostante il grande supporto da
parte del pubblico, felice di rivederlo in azione dopo quattro anni.
Mick poi riesce finalmente a dare il cambio al tag team partner, e
il Brahma Bull si scatena letteralmente spazzando via i tre
avversari a suon di ceffoni (il mio commento vi sembra un po’ di
parte? Beh, LO È!); riuscirà a fermarlo solo una devastante
spinebuster di Batista. A questo punto interviene Flair, che chiede
a Batista di lasciare il People’s Champ a lui, e comincia il
segmento senza dubbio più divertente del match e forse dell’intero
evento: il Nature Boy vuole eseguire il People’s Elbow su The
Rock!!! I fan sembrano apprezzare (tsè…), e allora Flair si prepara,
lanciandosi verso le corde ma…con la sua tipica, pazza camminata!
Mentre è voltato, però, The Rock si rialza (con quel suo colpo di
reni che, come ricorderete ad inizio report, ho tentato invano di
imitare…) e stende Flair, poi Batista e poi torna su Flair per
eseguire il VERO People’s Elbow! L’arena esplode letteralmente, sono
tutti in piedi per cercare di afferrare l’agognata gomitiera che The
Rock, come solito, usa lanciare prima della finsiher!
Ah, prima lo
fischiate, e poi volete la gomitiera! Non se ne parla, la gomitiera
è MIA!!! Solo io me la merito (eheh)! Avendo già preparato a casa
una vetrina in oro massiccio dove esporre il grandioso cimelio, mi
preparo spiritualmente anche a tuffarmi, all’occorrenza, dalla
balconata del settore: ahimè, però, non c’è proprio nulla da
fare…l’agognato oggetto raggiunge a malapena la decima fila, e anche
a costo di mettere a repentaglio la vita, penso che non sarei
riuscito a fare un volo del genere neanche se mi fossi chiamato
Jimmy “Superfly” Snuka…Fatto sta che il People’s Elbow va a segno,
ma Flair riesce ad uscire incredibilmente dal conteggio: cambio per
Orton…che si becca una bella Rock Bottom!!! Ric Flair però
interviene per interrompere il successivo schienamento, trascinando
fuori ring The Rock; il quale lo atterra senza pensarci troppo con
una clothesline, ma una volta tornato sul quadrato, si becca una
devastante Sitdown Powerbomb di Batista. L’uomo legale è Orton,
prova lo schienamento: 1…2……no! The Great One esce dal conteggio! E
finalmente riesce a dare il cambio a Foley, che fa piazza pulita di
Flair e Batista e…prepara il suo celebre Mr. Socko! Per Randy Orton,
che barcolla all’interno del ring, è tempo di una puzzolentissima
Mandible Claw!...No!!! Orton coglie di sorpresa Foley e lo stende
con la sua finisher, la RKO!…1…2…..3!!!
Incredibile, la
vittoria va all’Evolution, che si allontana subito dal ring
festeggiando, sotto lo sguardo attonito e incredulo di Foley. Mick
proprio non si dà pace, ma alla fine The Rock invita il pubblico ad
applaudirlo comunque e l’Hardcore Legend, nonostante la sconfitta,
riceve da tutti il meritato tributo (tranne da me, che ero l’unico
che continuava a gridare: “Rocky! Rocky! Rocky!
Rocky! Rocky! Rocky!”….).
E dopo le emozioni di
questo concitato match, è tempo per un altrettanto emozionante tuffo
nel passato: una storica voce del wrestling, “Mean” Gene Okerlund,
ci introduce la WWE Hall Of Fame, classe 2004. Fa senza dubbio
piacere rivedere vecchie glorie (tra l’altro già presenti alla
cerimonia Hall Of Fame, tenutasi il giorno precedente all’evento,
sempre a NYC), quali Don “The Magnificent” Muraco e “Superstar”
Billy Graham, due tra i più grandi heel nella storia della WWWF/WWF/WWE;
e poi l’ex stravagante wrestler, nonché commentatore, nonché
governatore del Minnesota Jessy “The Body” Ventura; l’amatissimo
Tito Santana (che avevo già incrociato nel gate d’ingresso…) e l’ex
campione intercontinentale Greg “The Hammer” Valentine, che
stranamente (non essendo mai stato, a memoria, uno dei più amati) è
stato forse anche il più acclamato dal pubblico, e poi ancora Sgt.
Slaughter e Harley Race. A rappresentare,
invece, il gigantesco John Studd e il simpaticissimo Junkyard Dog,
vi sono i rispettivi figli, essendo questi wrestlers purtroppo
deceduti. Ad ogni modo, comunque, non è tanto chiaro il criterio con
cui sono stati scelti i wrestlers da onorare…o più che altro la
perplessità riguarda molte leggende non presenti, a partire dal più
celebre wrestler di tutti i tempi, Hulk Hogan, ma anche leggende
come il compianto Andre The Giant (non hanno trovato nessuno che
potesse rappresentare il più grande monster heel di tutti i tempi?),
o ancora Bruno Sammartino, Bob Backlund, Jimmy “Superfly” Snuka (che
tra l’altro era anche presente nel backstage…mah….), Rowdy Roddy
Piper ecc…, per citare solo quelli di una certa età (e sicuramente
ne ho dimenticato molti altrettanto meritevoli). Forse è stato un
criterio di scelta semplicemente…economico? Mah, speriamo nelle
prossime Hall Of Fame degli anni a venire.
Ma rituffiamoci nel
presente, è il momento per un po’ di sano ed eccitante (nel senso
assolutamente letterale del termine) intrattenimento: è l’ora delle
divas! In programma c’è l’Evening Gown Match tra le stelle di
Playboy, Torrie Wilson e Sable, e le altrettanto conturbanti Miss
Jackie e Stacy Kiebler! Le divas fanno il loro ingresso, nell’arrapamento
generale dei tifosi (io ovviamente non potevo sbilanciarmi più di
tanto, c’era la mia ragazza accanto!). Lo scopo del match, presumo
(a quanti interessa veramente lo SCOPO di questi match?) è quello di
spogliare le avversarie…ma Sable dice di sentirsi troppo stretta nel
suo abitino da sera e di voler cominciare a spogliarsi da subito! Le
altre contendenti accettano di buon grado (perché ste cose accadono
solo in un ring della WWE e in “certi” film?), tranne Miss Jackie
che non è tanto d’accordo. Ma la conviceranno presto, con le maniere
forti, le due avversarie…che si premurano di spogliarla loro stesse!
Comincia il match, o più che altro l’ “esibizione di tette e culi”,
come evidenzia con un po’ di sdegno la mia consorte, prima di andare
a prendere qualcosa da bere…nel frattempo io ne approfitto per
vedere se il binocolino che ho portato da casa funziona bene…per
carità, è solo per assicurarmi che non si fosse rotto durante il
viaggio, maliziosi! Eh…ahem…effettivamente funzionava davvero bene!
Ad ogni modo, il match lo vincono le due bionde starlette di
Playboy, grazie a Torrie che schiena con un…”generoso” roll-up (chi
ha visto sa a cosa mi riferisco…) la valletta di Rico.
“Che è successo?”, mi
chiede la mia ragazza di ritorno dal bar; “Nulla, in pratica han
sospeso tutto prima della fine perché il pubblico non riteneva il
match di elevato interesse intellettuale”. E forse perchè le bugie
non le so proprio dire, ma di tutta risposta la mia ragazza si beve
anche la mia coca-cola per ripicca e mi lascia con una sete così
invadente, che avrei quasi chiesto un sorso della sua (settima)
birra a Bombo….
Intanto, sullo schermo
si vede Eddie Guerrero che cerca di caricare Chris Benoit e gli dice
di mettercela tutta, perché a fine serata loro due dovranno essere i
campioni massimi dei rispettivi roster.
E si giunge, così, al
sesto match della serata: la Open Battle Royal dei Cruiserweight per
il titolo di categoria, detenuto da Chavo “Non È Vero Che È Inutile”
Guerrero…i pretendenti al titolo sono: Ultimo Dragon, Shannon Moore,
Jamie Noble, Funaki, Billy Kidman,Tajiri e Rey “619” Mysterio. Le
regole sono in pratica quelle di un gauntlet match: continui
one-on-one e chi vince resta, chi perde a casa. Iniziano Ultimo
Dragon (reduce da un incredibile doppio scivolone, stile “buccia di
banana”, sullo stage d’ingresso e sul paletto del ring) e il giovane
amico di Matt Hardy, Shannon Moore. Nonostante non si sia presentato
al pubblico in modo molto brillante, Ultimo riesce ad avere
facilmente la meglio su Moore, grazie alla sua spettacolare mossa
risolutiva, il Flipover DDT. Molto più combattuta è invece la
successiva contesa con Jamie Noble, che riesce ad avere la meglio
grazie ad una chokehold, alla quale Ultimo Dragon è costretto a
cedere. Ed è il turno di….Funaki!!! Vai, Funaki, spacca tutto! Si,
così, crossbody al volo! Ahi, no…ribaltato da Jamie…1…2…3!!! Ma
noooo!!! otto secondi scarsi…ehehe, povero Funaki. Entra quindi il
nostro compatriotia, Nunzio, ma dopo uno scambio di colpi fuori
ring, Noble rientra e il buon Maritato viene contato (scusate il
gioco di parole) fuori. A sistemare l’ex moroso della procace Nidia,
ci pensa Billy Kidman, che scaglia Noble fuori dal ring e poi lo
distrugge con una incredibile Shooting Star Press Off The Top Rope!
L’azzardata manovra conquista il pubblico, che gli tributa il primo
“Holy Shit” della serata. Noble però si riprende, e una volta sul
ring, tenta di inchiodare l’avversario alla sua presa di
sottomissione; ma Kidman reagisce e alla fine porta a segno una Sit
Out Powerbomb dal paletto, 1..2..3..Noble è storia, ma ha senza
dubbio offerto un’ottima prestazione, che gli è valsa, in più
occasioni, l’acclamazione da parte dei tifosi (nonostante sia heel).
A questo punto entra
Rey-Rey…e vanno così ad affrontarsi due grandi amici, che in passato
hanno formato anche uno spettacolare tag in WCW. Mysterio si fa
subito avanti con un salto dalla corda più alta che atterra Kidman,
il quale però si riprende ed infligge all’avversario un perfetto e
devastante dropkick. L’atleta di San Diego però riesce a rialzarsi e
a spedire Billy fuori dal ring, ma resta poi vittima di un
intervento scorretto, dall’apron ring, del giapponese Akio, che gli
costa quasi una sconfitta. La contesa continua a ritmo serrato, e
Kidman riesce ad immobilizzare l’avversario sul paletto; Rey però ne
approfitta per eseguire un micidiale Super Sunset Flip che gli
permette di avere la meglio!
Sul ring è già
sopraggiunto il suo nuovo avversario, The Japanese Buzzsaw, Tajiri,
che in pochi attimi riesce ad immobilizzare Rey nella Tarantula.
Mysterio reagisce, e per il giapponese è ora di prendersi una bella
619! Interviene però nuovamente Akio, che lo blocca dall’apron per
permettere al suo amico di accecare l’atleta di origine messicana
col suo venefico Green Mist…ma Rey si sposta, e la sostanza
verdastra prende in pieno volto proprio Akio! Rey riesce quindi ad
ottenere il pin vincente con un veloce roll-up. È quindi l’ora della
finale, ma il campione Chavo Guerrero sembra riluttante a salire sul
ring, e riesce a prendere coraggio solo dopo che Tajiri colpisce a
tradimento Rey con il suo temibile Samurai Kick. Chavo, da gran
visir de’ furbacchioni, prova lo schienamento, ma ottiene solo un
conto di due. Mysterio però riesce in pochi istanti a prendere il
sopravvento e stende Guerrero con uno spettacolare head scissors, e
non risparmia neanche una Senton fuori ring a Chavo Guerrero Sr..
Rey prova a rientrare nel ring, ma Chavo Jr. è già in piedi; prova
allora un sunset flip dall’apron ring, ma Chavo lo blocca e, con
l’aiuto del padre da fuori ring, che lo trattiene per un braccio,
riesce ad ottenere un immeritato pin e a conservare la cintura.
Un paio di messicani,
che sono qualche fila davanti a me, sembrano comunque soddisfatti
della vittoria (rubata) del giovane membro della famiglia Guerrero o
forse, più semplicemente, ballano festosi perché apprezzano la theme
di Chavo….o semplicemente hanno appena bevuto un estathe.
E siamo così giunti ad
uno degli incontri in assoluto più attesi dell’intero evento: la
sfida dei titani, Brock Lesnar vs. Goldberg!
Un filmato ci riassume
tutti gli eventi che hanno portato al faccia a faccia di stasera,
dalle prime scaramucce tra i due bestioni nelle interviste,
all’eliminazione di Goldberg dalla Royal Rumble, causata da un
intervento esterno di Lesnar, alla sconfitta con conseguente perdita
del titolo di Brock, contro Eddie Guerrero, causata in larga parte
da una devastante spear di Bill Goldberg.
Nel tripudio
dell’arena, fa il suo ingresso lo special referee della contesa,
nient’altri che il leggendario Texas Rattlesnake, Stone Cold Steve
Austin!
Segue il primo
contendente, Brock Lesnar, e gli inni del pubblico si trasformano,
in un attimo, in cori di diniego. E fin qui, potremmo dire, nulla di
strano: Lesnar è pur sempre l’heel numero uno di Smackdown!.
La cosa strana è che i
cori sprezzanti continuano anche durante l’ingresso di Bill Goldberg...ma
Da Man è un face! La realtà è che dietro la fredda accoglienza del
pubblico del Madison, si celano numerose voci di corridoio secondo
cui Goldberg starebbe per abbandonare la federazione di Stamford per
scadenza del contratto (come poi è effettivamente successo), non
rinnovato, secondo le stesse voci, per una pretesa un po’ esagerata
di Bill dal punto di vista economico…ciò che ovviamente non può
esser visto di buon occhio dai tifosi! Di queste voci anch’io ero al
corrente, dato che circolavano nel wrestling-web già da molto tempo.
Quello di cui ero
completamente all’oscuro (non frequentavo più le varie newsboard da
circa un mese, per non imbattermi in possibili spoiler sull’evento),
è che anche Lesnar versava in una situazione per alcuni versi
simili: Brock aveva infatti deciso di abbandonare anch’egli la WWE,
per tentare, si vocifera, una carriera nell’NFL. Ciò che è stato
accolto dai tifosi più informati (e i tifosi del MSG sono
“informati” per natura…) con grande amarezza e un po’ di rabbia,
avendo interpretato la volontà di Brock come una sorta di tradimento
nei loro confronti.
E la conseguenza di
tutto ciò eccola lì, davanti ai miei occhi: due tra le stelle più
importanti della WWE, sommerse da una valanga di cori sprezzanti, da
“You Sold Out” a “Nananana,eeeeheee,Goodbye!” e così via.
L’atmosfera che si respira è davvero surreale: sembra quasi che i
due colossi siano rimasti impietriti da quella (presumibilmente
inaspettata) accoglienza, e non riescano neanche ad iniziare il
match. E così i primi minuti di contesa si concretano in null’altro
che lunghissime fasi di “studio”, in cui un Lesnar, visibilmente
imbarazzato, non riesce a distogliere lo sguardo dal pubblico, pur
cercando di spezzare la tensione con qualche minaccia rivolta a
Goldberg, e quest’ultimo non fa altro che gironzolare per il ring,
facendo ogni tanto un po’ di stretching, qualche smorfia primitiva e
sputacchiando qua e là (insomma, quello che fa di solito, in
fondo…); anche l’incolpevole Austin sembra non sapere che pesci
pigliare, ma si lascia andare ad un sorriso di sollievo quando il
pubblico mette in pausa gli insulti per i due, e si lascia andare ad
un coro pro-Austin…quasi a voler dire: “Hey, Steve, tranquillo te
non c’entri!”. Ma ve lo sareste mai immaginato? Ormai il gong di
inizio è suonato da vari minuti, gli atleti non si sono ancora
sfiorati, e il più acclamato è l’arbitro! Davvero pazzesco.
Finalmente i due atleti collidono…si fa per dire: il tutto si
esaurisce in uno scialbo clinch di trenta secondi, che il pubblico
non manca di apostrofare come “BOOOOOOOOOOOORIIIIIIIIING!”. Lensar,
ormai chiaramente sull’orlo di una crisi di nervi, non trova meglio
da fare che delle linguacce a Goldberg, che ride sornione…mah. Altro
clinch, altro nulla di fatto. I due atleti quindi cominciano a
prendere la rincorsa sulle corde e a provare dei placaggi, ma
nessuno dei due cade a terra. L’ultimo placcaggio si conclude in una
tristissima doppia caduta a terra, accolta da un pubblico sempre più
ostile (ma questa volta meno fantasioso…) con un bel, classico “BOOOOOO!!!”.
Goldberg sembra
essersi rotto le scatole, e decide di movimentare un po’ la contesa:
spedisce l’avversario all’angolo, lo solleva in un Gorilla Press e
lo spiaccica al suolo con uno spinebuster. Niente male, penso…ma non
è proprio serata, tutti continuano a fischiare. Da Man si prepara
per la spear, ma sbaglia e finisce fuori ring. Un buon pretesto per
intonare un sonoro: “Goldberg Sux!!!”. Lesnar riesce finalmente a
prendere in mano le redini della contesa, ma l’atmosfera generale
non cambia, e durante un interminabile presa di sottomissione ai
danni di Bill, il pubblico non trova di meglio da fare che
inneggiare a…Hulk Hogan! Con altrettanto disinteresse vengono
accolte anche la spear (stavolta andata a segno) e la successiva F-5
di Lesnar, ma entrambe valgono solo il conto di due. Molti tifosi
addirittura cominciano ad andare a passeggio in giro per l’arena, e
l’attenzione dei più è rivolta a qualsiasi cosa tranne che al
match…ad un certo punto un ragazzo si fa tutto il giro del primo
anello, mostrando un grosso cartello rosa con su scritto “Bret Still
Rules”, e tutti cominciano a gridare: “We Want Bret!
We Want Bret!”. Insomma, sono davvero in
pochi quelli che si ricordano ancora che c’è un match in pieno
svolgimento nel quadrato! E da lì a breve, fortunatamente
(soprattutto per i due atleti), arriva la conclusione: Lesnar
sbaglia una spear, Bill invece la connette, esegue il Jackhammer
e…1-2-3 limpido (figurati se almeno stavolta accettava di jobbare…)
e tutti a casa!
Tutti a casa si fa per
dire…c’è ancora tempo per un’ulteriore umiliazione! E anche per
un’ulteriore dimostrazione (come se ce ne fosse ancora bisogno)
della grande professionalità di Goldberg: capisco che la situazione
è stata davvero frustrante, ma tu sei sempre il face, e hai anche
vinto…NON PUOI salire sul paletto e fare il dito medio ad uno del
pubblico, diamine!!! (a meno che non ti chiami Steve Austin,
ovvio…). Vabbè, sta di fatto che dopo questa ennesima, infelice
uscita, Da Man si allontana verso l’uscita, mentre Lesnar è ancora
intontito a centro ring. Brock si rialza, e viene subito sommerso
dai soliti cori di “…Goodbye!” del pubblico. Seguono una torva
occhiata ad Austin, un doppio dito medio rivolto ai fan (si, non
suoi però!) e poi anche a Steve…che lo ricambia con una attesissima
Stunner. Volano le birre e finalmente il pubblico può tornare a
festeggiare un suo eroe, the Alchol Fueled Redneck! Ma…un attimo,che
succede? Goldberg si sta dirigendo verso il ring! Vuole festeggiare
anche lui! Austin glielo concede, gli lancia un paio di Steveweiser
(una delle quali sfugge di mano a Bill, che si becca così ulteriori
cori di scherno…) e poi brinda alla sua maniera con lui…si, con una
bella Stunner!!! Goldberg è a terra come un sacco di patate, e posso
dire che stavolta Stone Cold abbia veramente rispettato la volontà
di 20.000 tifosi!
Dopo questo delirante
match, che nel bene o nel male entrerà di diritto nella storia del
wrestling, fa il suo ingresso il chairman della WWE, Mr. McMahon in
persona. Per un attimo penso che si voglia quasi scusare per quanto
accaduto! Eheh, no…però, un po’ il parac*** (ahem, ci siamo capiti…)
Vince lo fa per davvero, ringraziando tutto il pubblico e dicendo
che senza di loro Wrestlemania e la WWE non sarebbero mai divenute
quello che sono. Ok, you’re welcome Vince…ma vedi di offrirci
qualcosa di meglio per il resto dell’evento, eh!
Vabbè, è tempo di un
altro match: questa volta sono in palio i tag team titles di
Smackdown!, detenuti da Scotty Too Hotty e Rikishi. A sfidarli altre
tre coppie: i Bashams, gli APA e il Self Proclaimed World Greatest
Tag Team, ovvero Shelton Benjamin e Charlie Haas. Le regole sono in
pratica le stesse del match per i titoli di coppia di Raw: al primo
schienamento, il match si conclude.
Purtroppo, anche come
qualità, nulla di più rispetto al succitato incontro. Per carità,
non un match brutto, ma un po’ privo di emozioni e sicuramente non
all’altezza di un PPV così importante. Comunque, per dovere di
cronaca: Rikishi ha vinto il match, sedendosi di peso su uno dei
Basham (non chiedetemi quale, ricordo solo che non era Shaniqua…),
già stordito per aver subito la Clothesline From Hell di Bradshaw;
quello alla mia sinistra era tutto contento perché aveva azzeccato
il pronostico al fantawrestling; la mia ragazza si è completamente
addormentata…
A restituire un po’ di
brio allo show ci prova Jesse “The Body” Ventura (stranamente
vestito tutto di nero…eh, il governatorato del Minnesota lo ha
proprio cambiato!), con un’intervista ad uno a caso preso tra il
pubblico, che solo per una strana coincidenza si rivelerà essere
Donald “Ho i Miliardi Ma Non Ve lo Faccio Pesare” Trump, facilmente
riconoscibile a causa del suo inseparabile parrucchino (che alcune
malelingue sostengono lui abbia chiamato “Ivana”, dopo il divorzio
dalla moglie).
Intanto, i tre
attesissimi incontri finali si stanno avvicinando; ma c’è ancora
spazio per un po’ di relax (o, a scelta, noia), con il match tra
Molly e Victoria per il women’s title, detenuto da quest’ultima. Per
rallegrare un po’ il prevedibile mortorio, c’è anche la stipulazione
che chi viene sconfitta, perde i capelli..wow…(ma secondo voi era
più probabile che avessero rapato quella gran topa, scusate il
francesismo, di Vicky…o quel roito, in questo caso il francesismo ci
sta tutto, di Molly?)
Comunque, alla fin
fine, il match è più gradevole del previsto, e Victoria (che porta a
casa la vittor…ahem…che vince il match) si dimostra una delle divas
più in forma del momento…anche dal punto di vista strettamente
fisico! Sta di fatto che Molly, come prevedibile, non ci sta più di
tanto ad essere privata della sua lunga chioma corvina, e prima di
poterle perpetrare la legittima rasata, Victoria deve inseguirla
fino allo stage d’ingresso, malmenarla per bene e legarla alla sedia
del parrucchiere…e poi, giù di forbici e macchinetta, e in pochi
minuti ecco pronta la moglie ideale per Mastro Lindo. Insomma, mica
così pochi…All’entrata di Kurt Angle, erano ancora lì con tutto l’ambaradàn!
Ebbene si, l’eroe olimpico aveva già fatto il suo ingresso (tra i
soliti “You Suck” dei tifosi): e ciò significa che siamo al
terzultimo match, valido per la WWE Championship!
Tutt’altra accoglienza
per uno dei più grandi idoli del momento, ovvero il campione in
carica: Eddie “Latino Heat” Guerrero!
Il match è, senza
dubbio, uno dei migliori della serata; sono stato impressionato
soprattutto dalla incredibile perfezione stilistica di Angle e dalla
grande intensità di Eddie nell’esecuzione delle manovre e
nell’approccio alla contesa, veramente due grandi professionisti; e,
nonostante buona parte della sfida, soprattutto nelle fasi iniziali,
fosse basata sostanzialmente su lunghe prese da “mat wrestling”, il
pubblico ha mostrato grande partecipazione, applaudendo entrambi gli
atleti durante tutto l’incontro. Ovviamente, nelle iniziali,
numerose prese a terra, Kurt Angle ha avuto la meglio, ma Eddie ha
dimostrato di potergli tener testa anche nel suo terreno ideale. Ad
ogni modo, dopo un breve break di vantaggio per l’atleta messicano,
che riesce a spedire fuori ring l’eroe olimpico, quest’ultimo
riprende il controllo del match senza troppi problemi, e comincia
realmente a dominare la contesa. Una lunga mossa di sottomissione e
un ottimo german suplex, non gli bastano tuttavia per chiudere la
contesa, e Guerrero cerca di approfittare di un attimo di
distrazione dell’avversario per infliggergli la sua spettacolare
frog splash, che però Kurt riesce ad evitare. Le reazioni del
campione WWE allo stradominio dello sfidante risultano sempre molto
effimere, e anche quando riesce a connettere con il celebre multiple
suplex, Angle vanifica subito l’azione e, per giunta, riesce ad
tirar fuori dal nulla la sua temutissima Ankle-Lock! Eddie
fortunatamente si libera senza subire troppi danni alla caviglia, e
lo stende con un magistrale dropkick. A questo punto sale sul
paletto per tentare nuovamente la sua mossa risolutiva, ma la
stanchezza nelle gambe comincia a farsi sentire, e la lentezza della
manovra permette ad Angle di riprendersi, raggiungere l’avversario
sul paletto e farlo volare dall’altra parte del ring con un
superplex. Ed è di nuovo Ankle-Lock! Ma Guerrero riesce a
trasformarla in un roll-up….che però non porta a nulla di fatto.
Angle tenta di connettere con l’altra sua finisher, l’Olympic Slam,
ma ancora una volta sopraggiunge la counter di Eddie, che lo
tramortisce con un DDT. Eddie è di nuovo in cima al paletto…e questa
volta la Frog Splash va pienamente a segno! La chiusura sembra a
questo punto scontata, anche perché Eddie non perde tempo
nell’eseguire il pin…ma incredibilmente Kurt riesce ad uscire dallo
schienamento! Il campione in carica sembra scioccato, non sa davvero
cosa fare! E commette l’errore di avvicinarsi con troppa ingenuità
all’avversario, che da terra riesce a bloccarlo di nuovo nella presa
alla caviglia. Ma stoicamente, Guerrero riesce ancora una volta a
divincolarsi dalla morsa, addirittura spedendo lo sfidante fuori dal
ring. I danni alla caviglia, tuttavia, cominciano ad essere davvero
notevoli, tanto che Eddie è costretto, per il dolore?, a slacciarsi
uno stivaletto. Giusto il tempo di compiere questa operazione, e si
ritrova nuovamente davanti un Angle infuriato, che lo blocca per
l’ennesima volta nella sua classica presa di sottomissione. Ma in
pochi istanti Kurt si ritrova a stringere null’altro che lo
stivaletto, slacciato previamente da Eddie; il quale, mezzo scalzo,
approfitta dell’avversario distratto per chiuderlo in un roll-up..1…2…(Eddie
ha anche i piedi sulle corde, ma l’arbitro non se ne avvede)…e 3!!!
Mr. “Lie, Cheat, Steal” è ancora campione, con una genialata senza
precedenti. Il tripudio del pubblico è tutto per lui, e a poco
servono le lamentele di Angle!
Sicuramente le
emozioni non sono mancate in questo incontro, ma difficilmente posso
essere paragonate a quanto sta per accadere: fra qualche attimo…The
Dead Will Rise!
Ebbene si, è l’ora del
ritorno del Dead Man, del Ministry Of Darkness, del Phenom…è l’ora
di UNDERTAKER!!!
Il solito filmato ci
mostra la cronologia dei fatti relativi alla storyline: Kane
seppellisce, letteralmente, il fratello Undertaker sotto svariati
metri di terriccio, durante il Buried Alive match di quest’ultimo
contro Vince McMahon. Nel successivo Raw, Kane celebra il funerale
del fratello ucciso per sua stessa mano; un fratello che Kane
afferma fosse già morto da svariato tempo, ovvero da quando aveva
rinunciato ad essere il mostro dotato di poteri soprannaturali che
tutti temevano, e aveva preferito diventare una persona normale ed
anonima come tante altre. Poi, le prime strane avvisaglie che
cominciano ad angosciare Kane: le luci spente ed i rintocchi durante
la Royal Rumble, il ring pieno di fumo che traballa, le
croci-simbolo di Taker incendiate nei successivi Raw e così via.
Kane chiede a McMahon la fine di quell’incubo, e Vince gli da la
possibilità di chiudere per sempre con suo fratello, nella cornice
del Grandaddy Of Them All!!!
Ed eccolo, Kane, con
la sua entrata sempre spettacolare, e questa volta lo è ancor di
più: allo scoppio dei suoi tipici pyros, i megaschermi dello stage
d’ingresso si trasformano in incredibili grattacieli…in fiamme!!!
Nulla, tuttavia, di
neanche lontanamente paragonabile a quello che segue…si spengono le
luci. Tutto il pubblico (me compreso) è in piedi, un silenzio di
tomba (è proprio il caso di dirlo) invade l’arena. “OOOOOH….YEEEEEAH!!!!”…è
l’inconfondibile voce di Paul Bearer, il manager storico di
Undertaker!!! Paul è di nuovo al fianco del Dead Man!!! Ma non è
ancora abbastanza per introdurre l’inimitabile, ineguagliabile
Phenom: entrano, così, uno dopo l’altro, inquietanti druidi
incappucciati che, brandendo ciascuno una enorme torcia (da molte
delle quali, tra l’altro, continuava a sgocciolare liquido
infiammato sulla pedana dello stage, ciò che ha richiesto
l’intervento di addetti con l’estintore…per fortuna non così
invasivo da danneggiare la stupenda atmosfera generale), sulle note
di una funerea musica gregoriana…ed ora tutto è pronto: DOOOONNNG!!!
Parte la suggestiva Graveyard Symphony, e dopo tanta attesa, eccolo
lì, stagliarsi sulla soglia d’ingresso come un fantasma giunto dal’oltretomba
con brama di vendetta: The Undertaker è tornato!!! È sicuramente il
momento più emozionante dell’intera serata, il pubblico è in
delirio, io vorrei scendere fino alle prime file per vederlo da
vicino (ma non posso, sigh….); ma non ci sono dubbi: è proprio lui!
The Dead Man is here! Sfoggiando un
lunghissimo cappotto di pelle nera e il classico cappello che lo
contraddistingueva sin dai tempi del debutto, si avvicina lentamente
al ring. Le luci si riaccendono: cappotto e cappello a parte, non è
cambiato molto rispetto ai tempi recenti in cui era l’American Bad
Ass..salvo per i capelli notevolmente allungati. Ma l’attitudine del
primo Undertaker c’è tutta, e si coglie appieno quando il Dead Man
fa roteare gli occhi come solo lui sa fare!!! Kane è una maschera di
paura, riesce a trattenere a stento le lacrime; sembra quasi volersi
convincere che quello che si trova davanti è solo un fantasma, un
frutto delle sue paure. Ma l’incubo si dimostra assolutamente reale
per la Big Red Machine che, nonappena sfiora la sagoma del fratello,
si ritrova vittima di un attacco devastante da parte di quest’ultimo.
Il match è davvero a senso unico. Kane prova a farsi coraggio e
tenta lievi controffensive, ma risultano del tutto inadeguate per
contrastare l’ultraterrena potenza del fratello. Anche la sua mossa
finale, la Chokeslam, che in passato riuscì a mietere illustri
vittime, non ha alcun effetto su The Undertaker, che si rialza con
la sua tipica taunt, e successivamente esegue lui stesso la medesima
mossa su Kane. Tutto è pronto per il gran finale: Undertaker esegue
la sua distruttiva Tombstone Piledriver…incrocia le braccia della
vittima…sguardo satanico…lingua di fuori…e Kane fa parte del
passato!
Nel tripudio generale
dell’arena, il regno del Dead Man comincia di nuovo!
Beh, sinceramente non
avrei saputo proprio cosa aspettarmi di meglio da questo emozionante
ritorno. È vero, come molti hanno asserito, che forse ci si poteva
spingere un po’ oltre con l’attire (il costume) di Undertaker,
invece di riproporre, in sostanza, lo stesso look degli ultimi
tempi, legato alla gimmick dell’American Bad Ass. Ma nonostante
questo, vi assicuro che l’atmosfera generale è stata ugualmente a
dir poco elettrizzante.
Ad ogni modo, dopo
quasi cinque ore di grandi (a volte più, a volte meno…) emozioni,
siamo giunti al gran finale: il Triple Threat Match per il World
Heavyweight Title!
Triple H, il campione,
Shawn Michaels, suo eterno sfidante negli ultimi anni e Chris Benoit,
che insegue da ormai quasi venti anni questo sogno.
Entra per primo HBK,
osannato dai più, ma fischiato anche da una buona fetta di pubblico
(i sostenitori di Benoit, tra cui ovviamente molti canadesi accorsi
all’evento, che gli ricordano che, a distanza di sette anni, non
hanno ancora del tutto digerito lo screwjob di Montreal…“You screwed
Bret!”). Tocca quindi a Chris Benoit, che riceve subito un calda
accoglienza da tutti i presenti; accoglienza che non viene
assolutamente riservata, invece, all’odiatissimo campione in carica,
il leader dell’Evolution: Triple H!
Il match è appena
iniziato, e i due sfidanti assalgono subito il campione in carica,
che dopo pochi attimi però vola fuori, lasciando così Benoit e
Michaels a scambiarsi colpi a centro ring. Il canadese vuole andare
subito al sodo, e cerca più volte di immobilizzare l’avversario
nella sua risoultiva crippler crossface, ma è troppo presto e Shawn
non ha problmei di sorta a divincolarsi dalla presa. Triple H torna
con impeto sul quadrato, e riesce prima a gettare fuori dal ring
l’atleta di Edmonton, e poi ad atterrare ripetutamente anche HBK.
Raggiunge quindi Benoit fuori dal ring, ma dopo un breve scambio di
colpi, i due vengono tramortiti da uno spettacolare moonsault dal
paletto di Shawn Michaels! I due ex compagni di stable (la gloriosa
DX) tornano sul quadrato, e Triple H riesce ancora una volta a
prendere il sopravvento, e tenta addirittura il Pedigree…ma viene
fermato da un rientrante Benoit che blocca la mossa sul nascere,
atterrando il campione con un braccio teso, quindi lancia HBK
attraverso le corde, dritto sul paletto, e poi torna ad occuparsi di
Triple H. Reazione di quest’ultimo, che riesce a posizionare il
canadese su un altro paletto, e poi gli scaglia addosso Shawn,
tentando infine lo schienamento su quest’ultimo: niente da fare,
solo conto di due. Triple H ancora in controllo su HBK, che però
evita un braccio teso e mette a segno un flying forearm, per poi
rialzarsi con un colpo di reni come fa di solito; ma si riprende
Benoit, e con un poderoso clothesline fa volare l’atleta texano
fuori dal ring. Rolling German Suplex su HHH, e Chris sale sul
paletto per eseguire un diving headbutt. Viene però contrastato dal
ritorno di HBK, che viene poco dopo rispedito fuori ring da Triple
H, il quale in seguito connette con un superplex su Benoit….ancora,
solo un conto di due.
La contesa è molto
fluida, ed è già entrata nel vivo dell’azione. Tutti e tre gli
atleti non si stanno certo risparmiando, e data l’assoluta mancanza
di dubbi riguardo alle grandi prestazioni atletiche cui Benoit e
Michaels ci hanno abituato, risulta una piacevole sorpresa
soprattutto l’ottima condizione di Triple H, che in quanto a
prestazioni dentro il ring ultimamanete non aveva di certo eccelso.
Il campione in carica sta per connettere con un Pedigree ai danni di
Benoit, che però riesce a ribaltarlo in un istante in una Crippler
Crossface! Per fortuna, del campione, arriva HBK a salvarlo dalla
terribile presa. Gli atleti sono di nuovo tutti sul ring, e Shawn
subisce un rolling german suplex da Benoit, seguito anche da un
diving headbutt...Benoit prova la chiusura ma...niente da fare!
Uno scontro in corsa
tra i due fa volare il Rabid Wolverine fuori dal ring, e Michaels
può occuparsi di nuovo di Triple H: serie di clothesline, bodyslam
e...flying elbowdrop dal paletto! Tutto sembra pronto per la Sweet
Chin Music! E HBK riesce effettivamente a “stampare” il suo
micidiale super kick in pieno volto a HHH, ma il susseguente
schienamento viene interrotto da Benoit, che trascina Triple H fuori
ring. Michaels decide di riportare dentro il ring l’atleta canadese..una
scelta non molto felice perché dopo una serie di scambi l’avversario
riesce ad immobilizzarlo nella crossface! Shawn, che tra l’altro
presenta un vistoso taglio al volto, è sul punto di cedere, ma
arriva Triple H che letteralmente gli blocca la mano per evitare,
fisicamente, il tap out dell’avversario che gli costerebbe la
cintura.
L’azione si sposta
fuori ring, e dopo una serie di scambi, Benoit e HHH si ritrovano
sopra il tavolo dei commentatori. Il primo prova ad eseguire un
german suplex, ma non ci riesce. È il turno di HHH, che prova un
pedigree, ma neanche lui riesce a connettere. Sopraggiunge però
Shawn Michaels, sanguinante, ed aiuta Triple H ad eseguire un suplex
su Benoit, che frana sul tavolo dei commentatori spagnoli,
demolendolo. Parte il secondo coro di “Holy Shit” della serata!
Sbarazzatosi di Benoit, HBK invita HHH sul ring per sistemare la
questione one-on-one; Michaels è ormai ridotto ad una maschera di
sangue, ma nonostante ciò riesce inizialmente a prendere il
sopravvento sull’avversario, che però poi tira fuori dal cilindro un
inatteso pedigree, che demolisce letteralmente il ragazzo che spezza
i cuori. Triple H non versa, tuttavia, in condizioni migliori, e
quando riesce finalmente a trascinarsi verso l’avversario per
eseguire il pin, è ormai troppo tardi perché Benoit si è ripreso ed
interrompe lo schienamento. I tre atleti sono a terra esausti.
Micheals scivola fuori dal ring, e Benoit riesce a chiudere HHH
nella sharpshooter! Il pubblico dell’arena esplode letteralmente, è
convinto che l’esito del match sia vicino ed incita a gran forza il
suo beniamino; ma proprio quando il campione mostrava segni di
cedimento, HBK gli toglie le castagne dal fuoco, colpendo Benoit con
un super kick di grande impatto. HBK prova la chiusura sul
canadese…solo due! Shawn non si dà per vinto e si prepara per
un’altra Sweet Chin Music…ma sbaglia clamorosamente e Benoit lo
spedisce di malo modo fuori dal quadrato!
Ma attenzione, HHH è
già in piedi alle spalle di Benoit…Pedigree…Noooo, Benoit rovescia
ancora all’ultimo istante ed è…crippler crossface!!! Triple H cerca
di avvicinarsi alle corde, ma non ce la fa e si vede chiaramente che
sta per capitolare…sembra quasi che il campione non abbia neanche la
forza per cedere battendo la mano sul tappeto..effettivamente sembra
stia per svenire, e l’arbitro gli alza il braccio; Triple H ha però
un sussulto, e ricomincia nel tentativo di divincolarsi dalla
distruttiva presa di Benoit. Tentativo vano perché Benoit, con una
capriola, riesce ad allontanarlo dalle corde senza mollare la presa.
Triple H cerca di resistere ancora ma…sembra proprio aver
oltrepassato il limite umano della sopportazione…e cede!!!
Chris Benoit è il nuovo World Heavyweight Champion!!! Al
canadese, in lacrime, viene consegnata finalmente la tanto agognata
cintura! Lo raggiunge immediatamente Eddie Guerrero, suo amico già
dai tempi della WCW, dove forse avevano già sognato un giorno come
questo, in cui loro avebbero potuto alzare entrambi, nello stesso
ring, le massime cinture di campioni, nell’evento più importante di
sempre. Un sogno che, finalmente, si è realizzato.
Si uniscono ai
festeggiamenti anche i familiari del canadese, e Chris abbraccia
commosso la moglie e i figli.
Dunque, eccoci qui.
Non c’è proprio nient’altro da dire. Finisce così? Si, finisce così.
Ok, sicuramente non
sono stato l’unico ad aver sperato che dopo Eddie e i familiari di
Chris, entrasse a festeggiarlo anche un certo Bret “The Hitman” Hart…
Ma Bret non c’era.
Come non c’erano neanche Hulk Hogan, Ultimate Warrior, Macho Man
Randy Savage, Sting, Ricky Steamboat o tutte quelle altre superstar
che ci hanno fatto sognare da bambini, e che speravamo di poter
vedere, almeno per un ultimo omaggio, su un ring della nostra amata
WWE. Ma non c’era nessuno di loro. Forse per colpa di Vince, forse
per colpa loro, forse per colpa di entrambi, e forse anche un po’
per colpa nostra che vogliamo sempre un po’ troppo…ma fatto sta
che…non c’erano.
Amarezza? Si, senza
dubbio. Eppure, nonostante tutto, sollievo. Sollievo perché
nonostante l’assenza dei miti che tanto ho amato da bambino, questa
esperienza mi ha regalato indicibili emozioni. Sollievo perché, alla
fine, ho potuto dire, con tutta onestà: “Ne è valsa la pena”.
Sollievo perché, anche
se nulla, a volte, sembra così bello come un ricordo d’infanzia, il
mondo va avanti, pieno di emozioni. Basta saperle riconoscere ed
apprezzare, magari con un po’ di quello spirito con cui si vivevano
da bambini, quando nulla era così scontato o preteso, e tutto
sembrava unico e magico.
Forse perché la magia
era, semplicemente, dentro di noi. E anche grazie a queste emozioni,
forse, possiamo ritrovarla ancora!
Mario “OneManArmy” De
Mattia
Gallery
|