|
Beyond The Matt No. Non ho sbagliato il titolo, tranquillizzatevi. Il senso vi sarà chiaro leggendo l’ultima parte di questa nuova ed epica (almeno per l’attesa di Fiorentino) edizione di Mooskiodriver. I lettori più svegli avranno forse già intuito una parte del tutto. Per lo meno, avranno capito che in questo numero si parlerà del rapporto tra wrestling e cinema. Con sorpresa finale. Non è mia intenzione proporvi un’analisi critica dei film che vedono i vostri wrestler preferiti recitare nel ruolo di attori più o meno protagonisti: esiste già una ricca sezione di Wrestlingworld che si occupa di questo argomento. E a quella vi rimando per ogni curiosità. Mi interessa invece, come sempre, fare qualche semplice riflessione. Quindi, allacciate le cinture di castità e preparatevi al nulla, che è sempre meglio di un frontale contro un Tir guidato da Viscera.
In principio fu Tarzan. Qualcuno potrebbe obiettare che in principio fu “il verbo”, ma il dizionario italiano non ha mai contemplato la voce “tarzanare”. Quindi, in principio fu Tarzan. O, meglio, Janos “Johnny” Weissmuller: nuotatore in grado di vincere 5 medaglie d’oro olimpiche e decine di titoli mondiali, divenuto poi fortunato interprete, tra il 1932 e il 1948, di una dozzina di film di successo nei panni, appunto, di “Tarzan” l’eroe della giungla. Tarzan-Weissmuller, a mio modesto parere, può essere considerato il primo vero simbolo del felice e duraturo connubio tra il mondo dello sport e il mondo del cinema. Molti altri atleti, fino ai nostri giorni, hanno seguito la sua strada. E’ abbastanza facile intuire i motivi per i quali un atleta di primo piano può accedere con relativa facilità al mondo della celluloide: gli sportivi, di solito, hanno notevole presenza fisica; sono abituati a restare “sotto i riflettori”; hanno un “nome” che richiama l’attenzione del grande pubblico. Perciò, le case cinematografiche sono spesso propense ad ingaggiarli in qualità di attori (soprattutto per interpretare ruoli d’azione) probabilmente contando sul fatto di riuscire ad attirare una quota di pubblico, composta da tifosi, fan o semplici curiosi. L’elenco di queste performance sul set sarebbe lungo e noioso, e certamente qualcuno di voi sarebbe pronto ad additare le mie colpevoli dimenticanze. Quindi, lasciate pure il dito indice dimorare nella vostra narice preferita, e limitatevi a leggere le prossime righe (cambiate dito, se dovete usare il mouse per lo screen-scroll, please!). In generale, uno sportivo può trovarsi di fronte a due opzioni: offrire una prestazione più o meno occasionale sul grande schermo, oppure tentare in modo serio e continuativo la carriera di attore.
Michael Jordan, la stella più famosa della NBA, può rappresentare un buon esempio della prima categoria; di lui ricordiamo volentieri il simpatico film “Space Jam” (1996) o l’apparizione nel più importante “He got game” di Spike Lee (1998). In entrambi i casi, metteva in scena se stesso, il campione di basket. Meno gloriose le apparizioni del suo appariscente compagno di squadra, Dennis Rodman, sostanzialmente guardabile solo in “Cutaway” (2000). Restando alla provenienza NBA, mi piace ricordare la buona performance del grande Wilt Chamberlain in “Conan the destroyer” (1984), indegno seguito del primo bel film di John Milius. Altra cosa, come già detto, sono gli sportivi che, una volta abbandonata l’attività agonistica, decidono di dedicarsi ad una vera carriera da attore, andando oltre il ruolo di “guest star”. Un caso noto a tutti è quello di O. J. Simpson, grande ex campione della NFL che, prima di essere travolto da una vicenda di cronaca nera, sembrava aver intrapreso una discreta carriera da attore, partecipando a film di un qualche interesse come “The Cassandra crossing” (1976) e “Capricorn one” (1978). Insomma, il binomio star dello sport - cinema ha sempre funzionato alla grande. Più di tutto però, in tempi recenti, sembra funzionare il sodalizio tra il grande schermo e uno sport in particolare: il wrestling.
E’ ben noto da tempo, almeno a chi conosce la sterminata filmografia del grande luchador Rodolfo Guzman Huerta (ai più noto come “El Santo”), il fatto che i wrestler possono facilmente divenire star del grande schermo. Oltre ai motivi già citati in relazione agli sportivi in generale, altri fattori favoriscono questo fenomeno: i lottatori spesso sanno essere, sul ring e davanti alle telecamere televisive, dei bravi intrattenitori (“lott-attori” titolò pochi anni addietro un articolo della solita mediocre stampa italiana); hanno fisici spesso più appariscenti di quelli degli atleti provenienti da altri sport; inoltre, per la disciplina che praticano, hanno di solito una valida preparazione base come “stuntman”. Se a ciò aggiungiamo che, nell’immaginario comune, i wrestler rappresentano l’anello di congiunzione tra gli uomini e i supereroi dei fumetti, allora…il gioco è fatto. Nessuno sportivo più di un wrestler, fatto salvo l’innato talento recitativo, può aspirare ad un ruolo da star in un film. Soprattutto, come già detto, quando si tratta di un film di azione.
Se la partecipazione di “Thunderlips” Hulk Hogan al terzo capitolo della saga di Rocky (1982) rientra nel novero dei casi in cui un wrestler interpreta sostanzialmente se stesso (come Randy Savage nel primo Spiderman di Sam Raimi), negli ultimi anni abbiamo assistito alla produzione di molte pellicole interpretate da wrestler in piena attività agonistica, prestati al cinema in qualità di attori recitanti un personaggio diverso dal proprio in-ring ego. A partire dallo stesso Hogan, fino ai recenti film di Kane e John Cena, giusto per citare i più famosi. La WWE, soprattutto, sembra sempre più interessata ad affiancare al proprio “core business” anche quello legato alle produzioni destinate al grande schermo. Il fatto di essere un lottatore di grande successo sembra ormai rappresentare un “valore aggiunto” che consente ad alcuni atleti di passare agevolmente da un ring ad un set cinematografico e, altrettanto agevolmente, di compiere il percorso inverso: in fondo, la stessa dinamica commerciale che consente ad alcune Divas di comparire sulle copertine patinate di noti magazine per il pubblico maschile adulto. E qui nascono i problemi. E i paradossi… Già…perché il wrestling, come ci ha insegnato il semiologo francese Roland Barthes, può essere considerato una forma di “narrazione”. E ogni buona narrazione necessita di personaggi ben costruiti. I wrestler più famosi sono quasi sempre dei grandi “personaggi”. Osservando i loro incontri possiamo facilmente operare una “analisi narratologica”, cioè una lettura mirata ad individuare, tra tutte le azioni compiute, quelle che costituiscono la struttura narrativa dei match: le “funzioni”, per dirla col vecchio Propp. A qualcuno potrà sembrare un discorso difficile, forse assurdo, ma in realtà sto parlando di ciò che, in qualunque articolo o forum di wrestling, viene indicato come “trade move”, “finisher”, e così via. Quando Hulk Hogan punta contro l’avversario il dito indice e grida “YOUUU!!!”, oppure quando Steve Austin mostra il doppio dito medio, tutti noi sappiamo che qualcosa di importante sta per accadere: l’avversario sta per essere sconfitto oppure, al limite, sta per manifestarsi una sua improbabile ma possibile resurrezione agonistica. Queste, appunto, sono “funzioni”. Il problema è che queste funzioni finiscono con l’assumere una valenza simbolica e, soprattutto, col divenire dei tòpos narrativi. In sostanza: per un grande campione di wrestling è difficile intraprendere una “vera” carriera da attore perché tutti gli spettatori, anche solo inconsciamente, si aspetteranno da lui le stesse cose mostrate sul ring…E nei film, di solito, i nemici alieni, oppure i cattivi mercenari, difficilmente vengono sconfitti a colpi di big boot e legdrop!
Questo è il momento in cui si manifesta il paradosso: l’esposizione mediatica che consente ad alcuni wrestler di divenire star famose anche al di fuori del ring, rendendoli “appetibili” per il mercato cinematografico, finisce con il renderli poco credibili come attori. Una potenziale eccezione, forse, può essere rappresentata da The Rock. Non è mio compito raccontare la sua carriera hollywoodiana, altri lo hanno già fatto e continueranno a farlo meglio di me. Mi limito a dire che The Rock, dopo diversi action movie di pessima cifra stilistica ma almeno, a differenza di molti film di Hogan, tecnicamente ben realizzati (ottima fotografia, buona regia, grande disponibilità di mezzi, ecc.) sembra in grado di interpretare ruoli più ambiziosi di quello del “wrestler muscoloso prestato al cinema”. Non è un caso che, stando ad alcune recenti news, pare sia intenzionato ad abbandonare per sempre il nome-marchio di fabbrica che aveva adottato nei suoi anni in WWE. A questo punto ci si potrebbe chiedere: il rapporto tra cinema e wrestling è tutto qui? Si risolve tutto in scelte professionali e commerciali dettate da ragioni di marketing, che mirano a solleticare il grande pubblico? Forse sì, almeno a giudicare dalle più recenti produzioni legate alla WWE. Personalmente non ho particolari critiche da muovere ai lottatori che decidono di tentare la strada del grande schermo, sfruttando la propria popolarità. E’ comprensibile che vogliano “garantirsi” una nuova carriera prima che l’età o i problemi fisici impediscano loro di continuare a calcare il ring. Però, almeno, non mi si chieda di applaudire i loro film, quasi sempre mediocri anche se prodotti con profusione di mezzi, professionalità settoriali e risorse economiche. Più che “see no evil”, direi “watch nothing”. Forse, però, ci può essere dell’altro…
Ci può essere la passione sincera per il cinema, quella difficile da trovare sotto i riflettori di un’arena colma di spettatori paganti e sfavillante di fuochi artificiali. Quel genere di arena mai frequentata, come lottatore, da Matt Burns, ai più noto come “Nick Mondo”, ritiratosi dalla scena indy-wrestling americana perché deciso a dedicarsi alla carriera di film-maker: qualcosa in più del mettere i propri muscoli e il proprio volto al servizio delle telecamere di Hollywood. Chi mi conosce, sa bene che non ho mai apprezzato il wrestling ultraviolento e truculento proposto dalla CZW; ho sempre preferito lo stile japan (Tiger Mask, Ultimo Dragon, ecc.). Eppure, Nick Mondo è sempre stato uno dei miei wrestler preferiti. Ho sempre pensato che fosse uno straordinario “personaggio” del ring. Una delle poche vere “icone” dell’ultimo decennio, un periodo che ha visto la comparsa di tanti ottimi worker, di alcuni grandi campioni, ma di pochi wrestler davvero in grado di incidere in profondità nell’immaginario degli appassionati. Ho guardato i match di Nick Mondo in CZW allo stesso modo in cui ascolterei Flea (il mio bassista preferito) anche se suonasse nella band dell’insopportabile Ricky Martin. La carriera di Nick Mondo, come lottatore, è nota a molti di voi: dopo il debutto nel 1999, ha attraversato come un lampo la storia della CZW, indossando una cintura di campione di coppia e, per tre volte, la cintura “Iron man”. Si è ritirato nel novembre 2003, dopo aver vinto il Tournament of Death 2 (durante il quale si procurò gravi danni fisici a causa di un pazzesco bump con John Zandig). Ciò che forse molti di voi non conoscono è la passione di Nick Mondo/Matt Burns per il cinema, che lo ha spinto ad abbandonare il wrestling prima che qualche grave incidente gli precludesse la possibilità di dedicarsi all’attività di film-maker. Durante la terza settimana di settembre, Matt Burns ha ultimato l’editing finale del suo primo lungometraggio autoprodotto, intitolato “Fighting the Still Life”, e lo ha inviato alla selezione del Sundance Film Festival, la rassegna internazionale più importante per i cineasti “indipendenti”. Ho avuto occasione di vedere il trailer, disponibile su YouTube, e l’ho trovato interessante. Aspetto che il film, prima o poi, venga distribuito in DVD per poterlo comprare e guardare con calma. Ovviamente, non posso dire in questo momento se si tratti di un buon film o meno, però sono curioso di vederlo, e credo che non mi deluderà. Per gli amanti della WWE: sappiate che uno dei ruoli di co-protagonista è interpretato dall’ormai celebre Mr. Kennedy. Ma non tocca a me parlare di “Fighting the Still Life”: sono ben felice che a farlo sia proprio Matt Burns/Nick Mondo, nell’intervista che ho realizzato con lui a metà settembre e che potrete leggere tra un paio di righe…
Mooskio: Ciao Matt, e grazie per questa intervista… Grazie a te, amico mio. Che introduzione!
Mooskio: Secondo il filosofo e semiologo Roland Barthes, il wrestling (che lui apprezzava) può essere considerato una sorta di “racconto”. Ogni buona “narrazione” (un film, un romanzo, e anche il wrestling) per funzionare ha bisogno di personaggi ben costruiti: Nick Mondo è stato un grande “personaggio”. Sappiamo che il tuo nome da lottatore è in realtà il nome reale di un tuo vecchio compagno di scuola; puoi dirci invece qualcosa circa la creazione del tuo originale “look” ? Domanda interessante. Mi è sempre piaciuto il look con i “pantaloni larghi”, probabilmente perché li indossavano Sabu e Hayabusa, in assoluto i miei wrestler preferiti. Volevo lottare indossando quel genere di pantaloni e mi sono reso conto che il modello UFO rappresentava il modo più semplice ed economico per farlo, dato che sapevo che l’utilizzo di neon e filo spinato avrebbe distrutto la mia tenuta da ring, costringendomi a cambiarne innumerevoli paia… Ho iniziato ad applicare il makeup nero intorno agli occhi quando ho avuto il mio turn heel nella CZW: è piaciuto così tanto ai fan che ho deciso di mantenerlo. Per quanto riguarda la scritta “Sick” sulla fronte…la CZW inizialmente mi inseriva nelle card degli show indicandomi come “Slick” Nick Mondo [“Slick” significa letteralmente “furbo”, “falso”, ecc.] e io detestavo quel soprannome; furono i fan a suggerire di cambiare la parola in “Sick”, e mi sembrò subito un’ottima idea. Infine, mi è sempre piaciuto l’effetto estetico del nastro isolante sui polsi e soprattutto, avendo subito diverse fratture in quella parte del corpo, ne avevo bisogno per una questione di protezione e supporto.
Mooskio: La theme di ingresso di Nick Mondo era “Last Resort” dei Papa Roach, una canzone molto potente con un testo molto duro. Alcuni versi sembravano perfetti per te (“don’t give a fuck if I cut my arm bleeding”, ad esempio), ma “fare a pezzi la tua vita” non è mai stata la tua unica risorsa, nemmeno come wrestler. Perché hai scelto proprio quel pezzo? Sebbene nella vita reale non abbia, e nemmeno abbia mai avuto, tendenze “suicide”, il mio modo di stare nel ring era decisamente autodistruttivo. Quella canzone era potente, rabbiosa e molto cupa…si adattava perfettamente al mio personaggio…
Mooskio: Quando penso a Nick Mondo, di solito mi vengono in mente
due “immagini”: nella prima tu esegui un “assault-driver” sul tuo
avversario, dalla cima di un camion a rimorchio…e tutto va per il meglio;
la seconda è il bump devastante con Zandig, al TOD2. Tutto ciò mi ha fatto
pensare che, forse, spingerti verso l’estremo giorno dopo giorno, match
dopo match, è stato un modo per trovare il tuo “limite”…ma una volta che
l’hai raggiunto non hai più potuto tornare indietro. Beh! In effetti Zandig mi ha chiamato circa un mese prima del TOD2, per chiedermi se volessi fare quel volo. Io gli ho detto “ma certo!” e lui ha replicato: “sapevo che mi avresti risposto così!”…Bene…quando sono arrivato allo show e mi sono accorto di quanto fosse realmente alto il tetto dell’edificio, non volevo più prendere quel bump. Ma Zandig sosteneva che i fan erano già lì e avevano già visto i tavoli posizionati ai piedi della costruzione…quindi, in qualche modo, “dovevamo” fare quel volo. Avendo un sacco di altre cose per la testa, come l’imminente match contro Bailey, ho pensato di non mettermi a discutere e di farlo comunque…Il problema è stato che non abbiamo avuto modo di salire in cima all’edificio e di valutare bene le cose prima dello show (prima del match al TOD1, al quale hai fatto riferimento nella tua domanda, mi sono arrampicato tre volte su quel camion Ryder, in modo da verificare che tutto fosse predisposto in modo perfetto) così, alla fine, i tavoli erano troppo vicini all’edificio e mi sono fatto male… Comunque, se ci fai caso, quando sono uscito dal backstage per il mio match contro Bailey al TOD2, la scritta sulla mia fronte diceva “dead” [“morto”], invece che “sick”…perché avevo già messo in conto che quella sarebbe stata la mia ultima apparizione come wrestler… Cadendo da quel tetto mi sono fatto davvero molto male, ma non è questo il motivo per il quale mi sono ritirato… Oggi godo di ottima salute e sono in perfetta forma fisica; svolgo regolarmente attività sportiva. Se volessi, potrei tranquillamente tornare a combattere.
Mooskio: Ogni decisione importante, nella vita, richiede del tempo e anche un po’ di sofferenza prima di essere presa…ma c’è sempre un momento preciso nel quale ci rendiamo conto di aver fatto la nostra scelta…Ti ricordi dov’eri e cosa stavi facendo quando hai definitivamente deciso di lasciare il mondo del wrestling? No. E’ stato un processo davvero difficile e graduale. Non riesco ad immaginare un’altra passione così difficile da abbandonare. Ho impiegato mesi per decidere in modo definitivo di abbandonare il wrestling…e anni per superare la tentazione di ritornare sul ring. Ogni tanto questa tentazione mi assale ancora, ma in modo meno intenso rispetto al passato.
Mooskio: Chiusa la tua esperienza nel wrestling, oggi sei un
artista e un film-maker. Quando il tuo vecchio sito web era ancora online,
mi è capitato di vedere alcuni dei tuoi lavori di grafica…C’è un modo per
vederli, oggi? Non ho più lavori di grafica sul web. Però, ecco un link che vi consentirà di vedere il trailer del mio primo film, “Fighting the Still Life”: http://youtube.com/watch?v=BL7SwbWFAn0 Sto lavorando ad un sito web ma, probabilmente, lo userò soprattutto per mostrare produzioni video…Per quanto riguarda le influenze…Ho molto ammirato gli ultimi film di Luc Besson, e anche i primi film di Ridley Scott. Sto scrivendo un film di fantascienza e Scott è stato davvero una grande fonte di ispirazione. Anche James Cameron…Devi fare un altro film di fantascienza, James!
Mooskio: Quanto dell’attitudine di Nick Mondo possiamo trovare
nelle tue produzioni odierne? Non credo di aver impiegato le mie abilità artistiche nel fare wrestling, ma il mio passato “violento” di lottatore è del tutto parte di “Fighting the Still Life”, un film che parla della differenza tra la tranquillità e l’essere ostili, e che mette in relazione arte e violenza…una combinazione interessante.
Mooskio: Stai ultimando l’editing del tuo film, che verrà inviato
alle selezioni del Sundance Film Festival…Ho visto il trailer su YouTube
e, per quel poco che si può valutare in un filmato di pochi secondi, l’ho
trovato davvero interessante. Mi sembra che il tuo stile di regia sia
vicino ai più recenti film noir francesi, piuttosto che ai tipici
action-movie americani… Sono felice che tu abbia fatto riferimento ai film francesi: mi interessa molto lo stile della cinematografia francese e ho intenzione di approfondire le mie conoscenze in quel campo…E ti ringrazio per aver guardato il trailer! Che dire…ho incontrato Ken [Kennedy] nel 2000, quando mi sono trasferito a Minneapolis. Gli dissi che ero alla ricerca di scuole di cinematografia e lui sembrava molto interessato, perché era solito recitare come attore teatrale. Mi disse che gli sarebbe piaciuto recitare in uno dei miei film, un giorno o l’altro. Io ho risposto che gli avrei sicuramente affidato un ruolo in futuro…e non mi sono dimenticato della mia promessa. Così, una volta lasciato il mondo del wrestling, nel 2003, ho deciso di fare un film che parlasse del percorso seguito nel lasciarmi alle spalle un passato violento per vivere una vita “normale”. Conoscevo Ken e sapevo che sarebbe stato assolutamente perfetto per il ruolo di “cattivo”. Ragazzi...ha fatto un lavoro splendido! Molti attori, che hanno avuto modo di vedere le sue scene in “Fighting the Still Life”, mi hanno confessato di essere rimasti impressionati dalla sua capacità di recitare…E così sto lavorando ad un altro ruolo da affidargli nel mio secondo film!
Mooskio: Puoi dire ai nostri lettori dove trovare, oggi e in
futuro, informazioni sul tuo film appena ultimato? Penso che molti di noi
vorranno acquistare una copia in DVD, quando verrà messo in commercio… Chi mi ha visto lottare sul ring sa già che metto davvero passione in quello che faccio. Ho passato due anni della mia vita, investendo tutto ciò che avevo, per realizzare questo film. Anche se si tratta di un film low-budget, credo proprio che la mia passione si veda, così come la passione di tante altre persone di talento che hanno lavorato al mio fianco in questo progetto. Avrò un sito che informerà la gente sul percorso del film ma, per il momento, la mia message-board rappresenta il riferimento migliore per tenersi aggiornati. Entro il prossimo mese metterò a disposizione su YouTube un secondo trailer…A proposito, grazie per il supporto: sono convinto che “Fighting the Still Life” colpirà davvero il pubblico…
Mooskio: Alcuni anni addietro sei venuto in Italia per tenere uno stage di wrestling; tutte le persone che lo hanno frequentato, poi, ti hanno definito una persona davvero simpatica e cortese…Così, cosa ne diresti di tornare in Italia per promuovere il tuo film, quando sarà distribuito? HaHa! E chi mi porta in Italia? Sono ancora un artista “povero e affamato”! Ma mi piacerebbe proprio tornare in Italia. Che Paese fantastico! Vorrei tanto poter godere ancora delle vostre opere d’arte, del cibo e del caffè!
Mooskio: Siamo al gran finale… Wow! Ottima domanda. Il wrestling per me ha rappresentato un modo rapido e conveniente per sentirmi realizzato, una botta di adrenalina! Adesso appartiene al mio passato. Un vizio che, finalmente, sono riuscito a controllare. Mi ha regalato un sacco di ricordi fantastici (il Giappone, l’Italia, il fatto di essere stato inserito come personaggio in un videogame, ecc.), ma anche tanto dolore fisico. Me ne sono andato, ed è stato meglio così. A proposito della fotografia che vorrei portare con me…
Io credo che questa immagine dica tutto. Provavo un dolore assurdo in quel momento, e mi ricordo esattamente quella sensazione. Il mio corpo bruciava perché WB [Wifebeater] mi aveva riempito di sale, dopo avermi colpito con il decespugliatore [weedwhacker]…Penso proprio che questa foto mostri quanto fosse diventato assurdo ciò in cui ero coinvolto…Sto pensando di trasformare questa immagine in un poster con la semplice scritta “Unscarred” e di venderlo, in futuro, sul mio sito web. Mooskio: Ok, Matt…abbiamo finito. Ti ringrazio molto per la disponibilità! Hey! Sono io che ti ringrazio per l’intervista. Ottime domande. L’italia è stata molto ospitale con me e spero davvero di riuscire a tornare presto. In bocca al lupo per le tue attività…verrò a visitare il vostro sito web! [per motivi di spazio, non pubblichiamo la versione originale in inglese, che potrete però trovare, nei prossimi giorni, all’indirizzo www.myspace.com/mooskio]
Tigermuschio
|