Il re scorpione

 

 

  

Diciamoci la verità: se The Rock d’improvviso, come per magia, entrasse a far parte dell’organico di Beautiful, molti di noi fanatici alle ore 13,30 sarebbero sintonizzati su Canale 5, perché al Signor Dwayne Johnson, con quei 125 chili di muscoli e carisma, in fondo glielo dobbiamo almeno un po’.

Così, in quest’ottica del tipo “te fai felice me e io faccio felice te” ho affrontato la visione del “Re Scorpione”, film all’interno del quale il nostro beniamino recita la parte del protagonista, nel ruolo di Mathayus, accadiano dal compito sulla carta impossibile, quello di porre fine alla tirannia del perfido Mennone, sovrano crudele che sta per autoproclamarsi re.

A bordo del suo fidato cammello, The Rock, dopo aver assistito all’uccisione del fratello, inizia il suo viaggio alla ricerca di Mennone, accompagnato nell’impossibile impresa da un ladro di cavalli che lo ha in precedenza salvato dall’assalto di migliaia e migliaia di formiche rosse (Bernard Hill), e dalla veggente indovina del tiranno, quella Kelly Hu che tutti i consumatori di Philadelphia ricorderanno più facilmente con il nome di Kaori.

A loro finirà per unirsi anche il comandante dei nemediani Balthazar (Micheal Clarke Duncan), che mette da parte i poteri di guaritore acquisiti durante il Miglio Verde, per lasciar spazio a tutta la ferocia che serve per sostenere combattimenti che nella maggior parte dei casi lo vedono solo contro un notevole numero di avversari.

Di tutto il sangue che viene sparso principalmente da Mathayus, ma anche da Balthazar, noi spettatori comunque non ne vediamo neanche una goccia, strategia questa adottata dal regista Chuck Russell per evitare la “R” di Restricted: temuta forma di censura del mercato americano.

           

Eppure i combattimenti con armi da taglio non mancano di certo, sia a Gomorra che nella valle dei morti, tappe fondamentali di questo lungo viaggio inseguendo un trono che non può finire in altre mani.

Durante i 98 minuti di questo Spin-off della Mummia, comunque, The Rock mostra grande sicurezza, riesce con la sua agilità, e soprattutto grazie a quanto imparato in anni di wrestling, a non avere nessuna difficoltà nel muoversi di fronte alla macchina da presa, e, anche se il film è alquanto banale e scontato fin dal primo fotogramma, egli riesce comunque a portare fino in fondo il suo compito senza annoiarci e senza farci sbadigliare, che poi era quello che volevamo.

Quando, alla fine del film, Mennone è sconfitto e Mathayus incoronato Re Scorpione, al ladro di cavalli scappa un’affermazione: “lo sapevo fin dall’inizio che sarebbe finita così!”. Verrebbe spontaneo rispondergli:  “E perché, noi no?”; ma non lo farò, perché di fronte ad uno dei wrestler più famosi ed amati, laureato in psicologia, marito e padre modello (a detta della Signora Johnson), che riesce ad avere una credibilità anche nelle vesti di attore, a mio avviso non bisogna fare altro che alzarsi in piedi e tributare un altro meritato applauso.  

     

 

Siiimo9