OVER THE TOP

 

Dai Fratelli Lumiere ai Fratelli Vanzina di cinema se ne è fatto tanto, lo dimostra il fatto che ormai è difficilissimo farsi venire un’idea talmente originale da stupire lo spettatore, ed ogni film finisce sempre per avere qualcosa in comune con un altro o per trattare un tema ormai visto e rivisto.

Parlo così indipendentemente dai Frankenstein, Romeo e Giulietta, o Amleto : non è compito da poco ora come ora mettere sullo schermo una cosa per la prima volta, discorso questo valido anche per lo sport inteso in generale.

    

Riguardo al braccio di ferro però ricordo soltanto “Over the top” : forse è una mia mancanza, o forse il film di Golan con protagonista Sylvester Stallone è l’unico testimone di una disciplina con la quale ci siamo più o meno misurati tutti, scommettendo magari un caffè, invece di 7.000 dollari sulla vittoria finale di Lincoln Hawk, camionista, quotato 20 a 1 da bookmakers di navigata esperienza nel campo.

Il nostro eroe, oltre ad avere un passo in più sul tavolo da combattimento, ha anche una moglie da tempo gravemente ammalata, e abbandonata da molti anni, e un figlio dodicenne che quasi lo odia, anche perché istigato in quest’atteggiamento dal suocero, il signor Cutler, che ama tra le altre cose circondarsi di guardie del corpo di tutto rispetto, tra le quali spicca un Terry Funk d’altri tempi.

Il personaggio di Stallone in pratica galleggia tra le due linee costituite da Rambo e Rocky, ma l’aneddoto che rende particolare, o per lo meno diverso, il film in questione, è il tentativo di recuperare il rapporto con il figlio, che all’inizio sembra un’impresa impossibile.

Finisce per crearsi però quella situazione per cui se il camionista pentito, colpevole anche di non essere arrivato in tempo al capezzale della moglie, dovesse vincere il torneo di braccio di ferro a cui si è iscritto ( con montepremi annesso ), come per magia sarebbe perdonato da figlio e suocero, e possa tentare di recuperare quel rapporto che adesso è diventato irrinunciabile.

Quando si capisce che il patto tra le righe fondamentalmente è questo, più che girare il cappello e cambiare la presa, verrebbe da girare le spalle e cambiare canale, ma c’è anche una terza soluzione : concentrarsi solo ed esclusivamente sull’interpretazione di Terry Funk.

Il problema in questo caso è che il wrestler in questione non è altro che una presenza impalpabile, che appare sullo schermo solo sporadicamente, quando ad essere chiamato in causa è in realtà il nonno materno del piccolo Mike, ed in quei casi le tanto temute guardie del corpo possono ben poco contro il carisma, la forza e la voglia di rifarsi una famiglia del futuro nuovo campione di braccio di ferro.

Che dire di più ?

Forse si è già detto abbastanza….magari vale la pena aggiungere che il film, se visionato in un periodo precedente all’età della ragione, può anche essere gradevole e trasmettere qualcosa, per cui invito tutti gli ottenni che ci sono ad accelerare i tempi, domani potrebbe già essere troppo tardi.

 

Siiimo 9