Il film narra la vita, piena di sorprese, risate, ma al contempo anche tragedia e dolore, di Andy Kaufman, personaggio surreale del panorama delle stelle americane. La pellicola parte sin dalla sua infanzia, in cui già erano presenti doti di spicco di quella che sarebbe, in seguito, divenuta la sua vena umoristica che tanto portò lui fortuna, nell’arco degli anni che vanno dal ’75 all’ ’83, fino alla sua morte, avvenuta in circostanze drammatiche, minato da un male incurabile, all’età di trentacinque anni. Kaufman giocava col pubblico, inventando personaggi che litigavano con le personalità dello spettacolo (il wrestling, in primis, ma ne parleremo dopo) e arrivando ad un grado di oltraggiosa imprevedibilità come mai se ne erano visti prima. Persino quando Andy annuncia la sua imminente morte a causa del cancro, le persone più fedeli a lui, dalla ragazza al migliore amico, non gli crederanno e scoppierano in – amare, col tempo – risate.
“Man on the Moon” è un film da vedere, anche da parte di coloro che non apprezzano lo stile del “cinema biografico”. Milos Forman costruisce alla perfezione il genio sregolato di Andy Kaufman, interpretato da quel pazzoide di Jim Carrey, che dimostra ancora una volta un doppio ruolo drammatico-comico (vi ricordate il bellissimo “The Truman Show” ?). Certo, è un film per palati fini, estremamente complesso, che puo’ suscitare reazioni diverse nel pubblico. Il legame col wrestling Kaufam lo legò in maniera indissolubile con il suo alterco con Jerry “The King of Memphis” Lawler (che appare interpretando sé stesso nel film), il quale, dopo una serie di episodi in cui Kaufam/Carrey sfida delle donne in incontri inverosimili e si proclama campione del mondo di “intergender” (ovvero, lotta di uomini contro donne, vi rendete conto…), decide di rendere pan per focaccia al comico e lo sfida ad un regolare match di wrestling, in cui il buon vecchio King spezza il collo dell’attore con il suo famoso finisher, il piledriver. Sembra poi che, a causa proprio di quest’ultimo incidente, i due siglarono una breve amicizia, che li portò addirittura a litigare (per finta) durante il David Letterman Show, famoso talk-show americano, inscenando un litigio in piena diretta!!
Breve cameo nel film anche di J. R. Jim Ross, fedele compagno di sventure al microfono con Lawler dal ’93 circa, se non erro. Bellissimo anche l’omonimo brano dei R. E. M. (quelli, per chi non masticasse molto bene il mondo del rock, che alcuni anni addietro scrissero la memorabile “Losing My Religion”), che è una stupenda ballata di suoni e poesia. Questo brano fu scritto nel ’92, proprio in onore di Kaufman, e rispolverato – si fa per dire – in occasione di questo film. Insomma, Man on the Moon, va visto, anche solo per ricordare un uomo diverso da tutti, e con un animo davvero incredibile, pieno di grande astuzia e vero, indissolubile, genio.
“Maestro” Francesco Zamori
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