The Punisher

 

 

Titolo originale: The Punisher

Produzione: Usa

Anno: 2003/2004

Durata: 119 minuti

Genere: Azione

Regia: Jonathan Hensleig

Data di uscita in Italia: 2 luglio 2004

Attori principali: Thomas Jane (Frank Castle alias the Punisher), John Travolta (Howard Saint), Roy Scheider (padre di Frank Castle), Kevin Nash (Il Russo), Samantha Mathis (Maria Castle), Laura Harring (Livia Saint), Rebecca Romijn-Stamos (Joan).

    

Trama: Frank Castle è un agente speciale dell’FBI con una bellissima famiglia e tanta voglia di cambiare vita ma, durante la sua ultima missione in cui si finge un trafficante d’armi russo, qualcosa va storto e a farne le spese è il figlio di Howard Saint, un boss della malavita locale, che viene ucciso accidentalmente nelle fasi conclusive dell’operazione. Saint, accecato dall’odio, decide così di vendicarsi e di sterminare tutta la famiglia di Castle fallendo però nel tentativo di eliminare Frank: una volta guarito dalle ferite riportate nell’agguato, l’ex agente si trasforma uno spietato vigilante la cui unica ragione di vita diventa quella di spazzare via con ogni mezzo prima l’organizzazione di Saint e poi tutti i criminali che incrocerà sul suo cammino.

    

Introduzione al film e al personaggio: “The Punisher”, meglio noto come “Il Punitore” è il secondo adattamento cinematografico del fumetto della Marvel dopo la pellicola del 1989 con protagonista Dolph Lundgren (distribuita in Italia con il forviante titolo “Il Vendicatore”): il vigilante Frank Castle è apparso per la prima volta nell’albo n. 129 di “Spider-Man” del febbraio del 1974 grazie alla geniali intuizioni di Gerry Conway e Ross Andru  (il mitico costume con il teschio è però frutto della creatività di John Romita) che volevano proporre un personaggio ispirato al Charles Bronson del film “Il giustiziere della notte” e, nel corso degli anni ‘80, sulla scia anche dello strepitoso successo della saga di Rambo, è diventato uno degli eroi o meglio antieroi più apprezzati  dell’universo Marvel (le vendite delle tre testate mensili Punisher, Punisher War Journal e Punisher War Zone a un certo punto hanno rivaleggiato addirittura con quelle dell’Uomo Ragno e degli X-Men).

    

Nel 2000, dopo una serie di mediocri tentativi di rinnovare la dinamica di un ciclo di storie ormai logorate dal tempo, la gestione creativa del Punitore è stata affidata alle sapienti mani dell’irlandese Garth Ennis (già distintosi con i dissacranti Preacher e Hitman) che, con la maxisaga “Bentornato Frank” (fonte di ispirazione dell’ultimo adattamento cinematografico) ha ridefinito l’universo e la psicologia di Frank Castle, inserendolo in un contesto noir/hard boiled decisamente più attuale e di chiara ispirazione “tarantiniana”.

 

    

Recensione: andando ad esaminare più nel dettaglio il film, la prima cosa che salta agli occhi (con grande rammarico dei puristi…) è il parziale sconvolgimento delle vere origini del Punitore, veterano del Vietnam rimasto involontariamente coinvolto con la famiglia in un regolamento di conti nel cuore di Central Park a New York, che viene proposto invece nei panni di un agente speciale intento a festeggiare con i propri cari il congedo dall’FBI su una spiaggia di Puerto Rico: una scelta piuttosto discutibile, destinata a tagliare subito in apertura molto di quel fascino “urbano” di cui la leggenda del Punitore è imbevuta, senza però ripercuotersi sugli eventi successivi e sulla discreta fedeltà globale dell’adattamento.

    

Le ottime scene di azione, a tratti cruente e volutamente esasperate, sono infatti più che consone allo stile “estremo” del fumetto e Thomas Jane si rivela un Punitore credibile e tormentato al punto giusto dal dramma che ha sconvolto la sua vita: come in altre produzioni di questo tipo non mancano varie citazioni e richiami ad alcuni celebri  film d’azione (la scena in cui Castle uccide un uomo di Saint con un freccia è un evidente omaggio a Rambo) o ad alcune “perle” tratte dalle vecchie testate della Marvel (l’interrogatorio con la “tortura” della fiamma ossidrica è ripreso da uno dei primi numeri di Punisher War Zone) che compensano quasi del tutto le “libertà” prese dallo sceneggiatore Michael France (già distintosi per il “disastro” fatto con Hulk) all’inizio della pellicola. Di buon livello pure l’interpretazione di John Travolta (lontana comunque anni luce dal fascino degli impareggiabili “supercattivi” Jack Nicholson / Joker e William Dafoe / Goblin), di Kevin Nash e soprattutto di Roy Scheider (indimenticabile protagonista dei primi due film dello “Squalo”) nel piccolo ma interessantissimo ruolo del padre di Frank Castle.

    

Il vero difetto di “The Punisher” risiede casomai nella scelta dei tempi troppo dilatati per un action movie che, purtroppo, sacrifica preziosi minuti utilizzabili in sparatorie a combattimenti corpo a corpo in favore di alcuni “momenti morti” della trama davvero poco funzionali all’intera vicenda, complice anche un budget limitato e una regia non del tutto matura: nonostante questo limite, il film risulta nel complesso godibile e curato nei dettagli, pur se destinato a degli spettatori “di nicchia” (appassionati del fumetto e amanti delle produzioni “vecchio stile” senza tonnellate di computer grafica o incredibili effetti speciali) e non al grande pubblico dell’Uomo Ragno e di Batman.

L’interpretazione di Kevin Nash: Nash (213 cm x 158 kg), quasi irriconoscibile con  capelli corti e viso sbarbato nel ruolo del “Russo” (un killer assoldato da Howard Saint per uccidere Frank Castle), ci regala con la sua breve ma incisiva apparizione, alcuni minuti di autentica e spassosa follia omicida: la scena del duello “casalingo” con il Punitore è non a caso una delle più entusiasmanti dell’intero film e probabilmente l’unica, insieme alla sparatoria finale, in grado di ricreare alla perfezione la atmosfere della saga di Garth Ennis. Il nostro “Big Sexy” si dimostra decisamente a suo agio in questa inedita versione di “macellaio” e l’abissale differenza di stazza tra lui e Thomas Jane va tutto a vantaggio di un combattimento a metà strada tra l’ultraviolenza, la comicità e il trash: inutile dire che alla fine della contesa è Kevin ad avere la peggio e ad uscire di scena nel peggiori dei modi, ma la sua performance è davvero da applauso, non tanto per “fisicità” dello scontro quanto per la spontaneità con cui il suo personaggio riesce a trasmettere allo spettatore quella sensazione di “grottesca macchina di morte” magistralmente rappresentata da Garth Ennis e dal disegnatore Steve Dillon nel fumetto.

Curiosità

    

La scena del combattimento tra Nash e Thomas Jane è stata girata interamente senza l’ausilio di controfigure e Jane ha realmente sfondato le mura della scenografia dell’appartamento: soltanto nell’ultima inquadratura, quando cioè il Russo e il Punitore precipitano per le scale, i due attori sono stati sostituiti da degli stuntmen.

Anche Hulk Hogan doveva comparire nella pellicola (The Punisher è stato girato a Tampa in Florida dove Hulk vive con la famiglia) in un piccolo cameo in cui interpretava se stesso mentre era ospite della trasmissione radiofonica “Bubba the Love Sponge”: la scena è stata purtroppo eliminata in fase di montaggio e non compare nemmeno nel dvd.

Sembra che Nash e Jane si siano leggermente infortunati durante le riprese del loro duello: Kevin si è fatto male al collo mentre Thomas ha riportato alcuni tagli ed escoriazioni.

di Tommaso Consortini